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Coronavirus

«Noi sordi con le mascherine siamo tagliati fuori»

29 maggio 2020, 05:06

«Noi sordi con le mascherine siamo tagliati fuori»

ANDREA DEL BUE

Mascherina sul mento, oppure a coprire soltanto la bocca, ma non il naso. Quante ne vediamo di situazioni così? Tante, troppe. Le scuse sempre quelle: «fa caldo», «mi si appannano gli occhiali», «non riesco a respirare bene».

Chi un problema con la mascherina lo ha davvero sono le persone sorde. E non è un capriccio.

«La mascherina per noi rappresenta un tunnel buio, lungo, senza uscita». Non usa mezzi termini Gabriele Dall’Asta, presidente provinciale dell’Ens, Ente nazionale Sordi, che parla anche a nome della Fand di Parma, la Federazione che riunisce le associazioni nazionali di disabilità.

Prima di approfondire, è indispensabile una premessa: si dice sordi, non sordomuti. Nemmeno non udenti: è la negazione di qualcosa che non si è, non l’espressione di sé. Ancora: persona con disabilità, non diversamente abile.

«Chiamateci sordi: è anche più breve», chiede Dall’Asta. Per opportunità, perché una lingua, per chi non ci sente, c’è: è la Lis, lingua dei segni, «riconosciuta in tutta Europa, ma non in Italia», sottolinea Dall’Asta. Per legge: la n. 95/2006, che sostituisce il termine «sordomuto» con «sordo» in tutte le norme.

Poi ci sono i sordi oralisti: non ci sentono, ma parlano. Magari non perfettamente, ma si fanno capire bene. Come in questa intervista, durante la quale c’è stato un elemento fondamentale per comprendersi: il labiale.

«Per noi sordi, vedere il labiale è tutto - assicura Dall’Asta, 34 anni, presidente dell’associazione dal 2014, sordo dalla nascita, sente suoni e rumori grazie alle protesi, il resto lo fanno anni di logopedia, psicomotricità e determinazione - La mascherina ci fa sentire delle mummie e ci annulla le emozioni». Un problema di pochi? No: quasi 50 mila sordi riconosciuti con legge 381/1970 (entro il dodicesimo anno di età), circa 3.500 in regione, 350 solo a Parma. Più gli adulti, che sono invalidi civili, e le migliaia di anziani che ci sentono poco e che per vergogna, pigrizia o costi non mettono le protesi «e si affidano molto al labiale - assicura Dall’Asta - con la mascherina, anche loro, sono tagliati fuori da molte conversazioni».

C’è chi ha provato a venire in soccorso, ideando la mascherina trasparente. Tante donazioni in tutta Italia, ma Dall’Asta smorza gli entusiasmi.

«Prima di tutto, non esiste alcuna certificazione da parte dell’Istituto Superiore di Sanità. Questo significa che non c’è sicurezza per chi le indossa e per gli altri. C’è poi il problema che non si possono portare le mascherine alle forze dell’ordine, ai farmacisti, ai soccorritori, negli ospedali, proprio perché non sono certificate».

Di fatto, ad oggi, tanti proclami, ma le mascherine trasparenti sono inutilizzate. «C’è poi una grande incomprensione di fondo - precisa il presidente - le mascherine trasparenti servirebbero più per gli udenti che per i sordi: perché siamo noi a dover leggere il labiale degli altri. Se la metto io, siamo al punto di prima. L’emergenza del Covid-19 ha spiazzato un mondo intero, siamo i primi a sapere che le difficoltà ci sono per tutti. Noi però ci battiamo per una piena comunicazione e integrazione. Se ci tolgono la possibilità di interagire con le persone, veniamo isolati. Li immaginate, a settembre, al ritorno a scuola, gli studenti sordi in un contesto di mascherati? Sarebbero esclusi dalla classe. Quindi dico: bene le mascherine trasparenti, ma per tutti, a prezzi calmierati e certificate».

Non tutto il male viene per nuocere, però. «Con questa pandemia e la necessità da parte delle istituzioni di comunicare a tutti i cittadini, l’accessibilità è migliorata molto - ci tiene a sottolineare Dall’Asta - Le prime dirette del premier Conte non avevano l’interprete Lis, mentre ora, dopo una petizione online, non manca mai. Ma è in un riquadro piccolo, a volte con sfondi inadeguati».

Paradossale: chi può sentire e non ha bisogno di guardare, ha un riquadro quasi a tutto schermo; chi non sente e deve vedere bene, ha un francobollo.

«È una caramella, per tenerci buoni. Basterebbe fare metà e metà» propone Dall’Asta che aggiunge: «I sordi passano sempre per dei rompiscatole, ora più che mai, lo so. Per capire i colleghi di lavoro, dobbiamo chiedere di tirare giù la mascherina. Ve la immaginate la prossima riunione di condominio? L’alternativa, però, è perdere la nostra storica battaglia: la ghettizzazione dei sordi che si parlano solo tra di loro».

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ANDREA DEL BUE Mascherina sul mento, oppure a coprire soltanto la bocca, ma non il naso. Quante ne vediamo di situazioni così? Tante, troppe. Le scuse sempre quelle: «fa caldo», «mi si appannano gli occhiali», «non riesco a respirare bene». Chi un...

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