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Coronavirus

Franchini: «Il plasma dei guariti arma contro il Covid»

01 giugno 2020, 05:07

Franchini: «Il plasma dei guariti arma contro il Covid»

VITTORIO ROTOLO

Prelevare il plasma di chi ha sconfitto il virus e presenta un elevato livello di anticorpi, per «trasferirlo» a quei pazienti che invece ne sono ancora affetti: può essere questa la chiave giusta per contrastare con efficacia il Covid-19.

«Un’arma biologica mirata» la definisce Massimo Franchini, direttore del servizio di Immunoematologia e medicina trasfusionale dell’ospedale Asst Carlo Poma di Mantova, struttura che fin da marzo, insieme con il Policlinico San Matteo di Pavia, ha avviato la sperimentazione legata all’utilizzo del plasma convalescente nei pazienti risultati positivi al coronavirus e con un quadro clinico piuttosto critico.

«I dati che abbiamo raccolto saranno presto pubblicati su una rivista scientifica internazionale. Non posso quindi sbilanciarmi più di tanto al riguardo, ma di sicuro siamo molto soddisfatti di ciò che è emerso» afferma Franchini, veronese che tra il 2008 al 2011 aveva guidato il centro trasfusionale dell’ospedale Maggiore. «Degli anni trascorsi a Parma conservo un bellissimo ricordo, dal punto di vista professionale ma anche dei solidi rapporti intessuti con le associazioni di volontariato impegnate nella promozione della cultura del dono. Si tratta di realtà che, in generale, oggi vediamo in prima linea pure nella raccolta del plasma convalescente» fa notare l’attuale direttore della Medicina trasfusionale di Mantova.

Spiega il medico: «In queste settimane, stiamo ricevendo numerosi pazienti guariti che si sono resi disponibili a offrire il proprio plasma. Provengono da tutto il Centro-Nord, dall'Emilia-Romagna e da Parma: il 30-40 per cento di questi donatori è iscritto alle associazioni di volontariato».

Sull’efficacia terapeutica, Franchini rileva che «questa è legata al potere antivirale». «La cosa che ci interessa sono gli anticorpi neutralizzanti presenti nel plasma e che siamo in grado di quantificare. Selezioniamo quindi i donatori con i livelli più alti. Nell’ambito del nostro studio è stata valutata la carica virale, prima e dopo l’infusione del plasma iperimmune. I riscontri sono stati incoraggianti. A Mantova – prosegue lo specialista - siamo inoltre partiti con la sperimentazione della plasmaterapia anche sugli anziani ospiti delle case di riposo del territorio, colpiti dal Covid-19».

Insieme con il collega Giuseppe De Donno, direttore della Pneumologia dell’ospedale Poma, Franchini fa parte del comitato tecnico-scientifico di «Tsunami», lo studio comparativo che valuta l’efficacia e il ruolo del plasma ottenuto dai pazienti convalescenti. Una terapia che ha diviso la comunità scientifica. Franchini «dribbla» le polemiche, limitandosi però a osservare come la sperimentazione sia stata ritenuta, dalle istituzioni centrali, «di alto interesse scientifico».

«Sulla scorta dell’esperienza di Mantova e Pavia – aggiunge - diverse regioni del nostro Paese hanno deciso di avviare la raccolta di plasma iperimmume, programmando addirittura la creazione di un sistema di banche. Per quest’ultimo aspetto è chiaro che ci vorrà un po’ di tempo, perché si tratta di un percorso che richiede investimenti economici e strutturali di un certo tipo. Da qui però, in ottica futura, si possono gettare le basi anche per progetti di cooperazione internazionale, finalizzati alla costruzione di politiche sanitarie comuni: a Mantova ed a Pavia, ad esempio, siamo già in contatto con i paesi del Centro America».

Per quanto concerne la raccolta del plasma, «bisogna invece partire subito - insiste Franchini -. Abbiamo infatti la necessità di individuare i pazienti guariti e quelli con i livelli più elevati di anticorpi. Dobbiamo farlo nel più breve tempo possibile. In tal senso, i test sierologici sono certamente di grande aiuto. Le prospettive della raccolta? Il plasma convalescente può essere conservato per far fronte ad eventuali nuovi picchi epidemici nel periodo autunnale oppure, dopo essere stato inviato alle industrie farmaceutiche, per la preparazione di quei plasmaderivati utili nella fase di trattamento della malattia».

 

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