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Lutto

Il dramma di Gian Luca Adorni: ha sconfitto il virus poi una meningite se l'è portato via

E' morto a soli 52 anni. Aveva fatto parte della comagnia del Teatro Pezzani e del Cerchio. Grande sportivo, era cresciuto nell'Audace

03 giugno 2020, 05:06

Il dramma di Gian Luca Adorni: ha sconfitto il virus poi una meningite se l'è portato via

ISABELLA SPAGNOLI

Quando Eugenia vide per la prima volta Gian Luca, era una mattina di otto anni fa, sull’autobus numero 23 che portava a Noceto. Lei, professoressa di Pesaro che aveva avuto la possibilità di insegnare per un certo lasso di tempo in quel paesino, lui fisioterapista che lavorava con passione in una struttura per anziani.

Il primo approccio fu “fatale”, Gian Luca era seduto su un seggiolino dell’autobus, meditabondo: stava leggendo un libro di un filosofo francese. Per l’insegnante fu un vero e proprio colpo di fulmine. «Capii subito che dovevo sbarazzarmi di tutte le altre numerose corteggiatrici e far sì che, in qualche modo, mi notasse» racconta.

Mattina dopo mattina, sul numero 23, sbocciò l’amore e Eugenia, tanto dolore alle spalle, cominciò a vivere la favola più bella della sua vita. Anni indimenticabili trascorsi al fianco di un uomo colto, stimolante, amante del bello. Favola che, però, ha subito un brusco finale. Il suo Gian Luca Adorni è morto a soli 52 anni, a causa di una meningite, che è stata la goccia capace di far traboccare un vaso stracolmo di dolore. Una malattia autoimmune, infatti, aveva da tempo minato le sue difese senza togliergli la voglia di vivere e di far vivere chi gli stava accanto.

«Settimane fa aveva vinto anche il covid-19. Ne era uscito egregiamente, poi su di lui si è abbattuta questa ultima disgrazia», conclude Eugenia che racconta chi fosse veramente il suo amore.

«Amante della cultura, del cinema, del teatro, Gian Luca, tempo fa, aveva fatto parte della compagnia del Teatro Pezzani e del Teatro del Cerchio. Io ero l’insegnante ma l’intellettuale di famiglia era senz’altro lui. Lettore forte, di testi anche molto impegnativi, desiderava partecipare attivamente alla vita culturale di Parma. Uscivamo spesso la sera per andare a vedere spettacoli, anche quando lui non stava bene. Attivo e dinamico nonostante i problemi di salute, non si è mai fermato».

Gli amici lo ricordano come un grande sportivo. «Gian Luca è cresciuto come portiere nell’Audace, insieme a Melli, Giandebiaggi e Bia. Poi fu ceduto al Parma nell’85 dove giocò, per un paio di anni, nelle giovanili e nella Primavera, sempre insieme ai tre campioni e a Luca Bucci. E’ stato allenato da Gedeone Carmignani, Pincolini e tutto l’entourage che aveva il Parma in quel periodo (il Parma di Sacchi).

Dopo l'esperienza calcistica terminò gli studi e fece il servizio di leva. Giocò poi nel Montecchio. Quando infine diventò fisioterapista smise di giocare dedicandosi completamente al lavoro».

Eugenia ricorda come Gian Luca fosse fortemente appassionato di Resistenza e come conservò sempre, come un tesoro, la sua tessera Anpi. «Era iscritto nella sezione di Noceto ed era sempre pronto a sostenere le iniziative dei sui partigiani».

Fedele, pacato e propositivo, ora, Gian Luca ha chiuso gli occhi al mondo, volato via, leggero come una piuma, a cercare la bellezza in quel posto chiamato altrove.