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DOPO IL COVID

I commercianti dell'Oltretorrente: «Ripartiamo dalla nostra storia»

03 giugno 2020, 05:01

I commercianti dell'Oltretorrente: «Ripartiamo dalla nostra storia»

LUCA PELAGATTI

E' rimasta l'insegna: salone di toeletta. Ma Adriano Balestrieri, storico barbiere di via Bixio, ha fatto due conti e tra mascherine, distanziamento e anni sulle spalle, ha deciso che era ora di appendere le forbici al chiodo. Anche questo fa il Covid: cancella pezzi di storia. Come quella barberia con l'elegante insegna in marmo di fianco alla chiesa di Ognissanti. «E non è l'unico esercizio che ha cessato – spiegano nel cuore dell'Oltretorrente. - Questa crisi ha spinto ad abbandonare anche il negozio "Sola Pelle", poco più in la». Sulla vetrina, in effetti, al civico 91 un cartello ammette la resa: «Ora vado in pensione». E poi la lista degli sconti.

Ma per due che decidono di cedere la gran parte prova a resistere. Anche se, con amarezza, il giudizio della titolare del negozio di intimo «Sangallo», in piazza Corridoni dimostra che resistere a volte non basta. «Mi spiace, ma solo due che chiudono non sono una buona notizia. Non possiamo festeggiare perché pochi si arrendono. Invece dobbiamo preoccuparci di quanti lo hanno fatto prima. E non certo per colpa del lockdown».

Via Bixio, via D'Azeglio, il mondo piccolo «de d'la da l'acqua» la sua fragilità l'ha scoperta ben prima della pandemia. E oggi, con le arie che tirano, sembra ancora più smarrito. «Io sono arrivata qui dodici anni fa. E da allora è stata una strage di negozi ed esercizi commerciali», ammette la titolare della «Bottega di Aleppo». «I motivi? Tanti e diversi tra loro: il forte cambiamento nella composizione del quartiere dove ci sono sempre meno famiglie e sempre più studenti e stranieri. Poi la difficoltà nel parcheggio. E infine un deciso peggioramento della qualità della vita nella zona dovuta a degrado, abbandono, assenza di controlli».

Tutto vero: ma questa amara metamorfosi, si potrebbe dire, riguarda buona parte delle città italiane. E Parma non fa eccezione. Eppure sembra che proprio qui, con l'infilata di vetrine impolverate dove neppure più compare nemmeno la scritta «vendesi» o «affittasi», si concentri il senso più evidente di questa crisi. Che come detto, ha origini che risalgono a ben prima del virus arrivato da Wuhan.

«Siamo in centro ma non siamo il centro - ragiona la titolare del salone di parrucchiera "Linea Lei". - E la difficoltà di arrivare e parcheggiare ci penalizza. Una prima spallata è arrivata anni fa quando per un certo tempo hanno sospeso le corse del bus della linea 11. Poi il servizio è stato introdotto di nuovo. Ma intanto il danno era fatto».

A volte basta poco. E lo si paga a lungo. In questo tratto di via Bixio la ferita poi è macroscopica: nella prima parte, verso via D'Azeglio, le attività tutto sommato reggono. Dopo via della Costituente, di nuovo, sembra che pulsi la vita. Ma qui, nel tratto intermedio, sono solo saracinesche abbassate. «E' un segno del disastro che ha provocato quella pedonalizzazione parziale che ha solo tolto senza dare-, si sfoga una residente. - Hanno detto che saremmo stati più tranquilli. Invece siamo nella terra di nessuno».

Un giudizio severo per una strada e un quartiere che sono consapevoli del proprio fascino. Ma che, nonostante la fierezza, faticano a reggere il peso della fatica. «Io vendo il pane e se c'è un bene indispensabile è proprio questo. Eppure con la pandemia ho perso almeno il 40% del fatturato. E ancora adesso non si riparte», lamenta il titolare di una panetteria su via D'Azeglio. Che poi punta il dito sui supermercati e i centri commerciali. I grandi nemici, difficili da combattere soprattutto per le piccole botteghe. «E qui di piccoli negozi, di botteghe, ce n'erano tantissimi ed erano il segno di una storia, di una stratificazione di secoli – riflette Paolo Valenti, della omonima gioielleria. - Ma per mantenere questa ricchezza occorre garantire alcuni aspetti fondamentali: si deve fare in modo che la circolazione veicolare sia permessa. Che, in altri termini, si possa arrivare al negozio. Per farlo magari si può far pagare carissima la sosta a chi vuole lasciare l'auto a lungo ma invece pochissimo a chi deve solo arrivare in un esercizio per fare acquisti. E poi, ovviamente, bisogna che il commerciante investa, si impegni, si prepari. Perché con la rete, con il commercio sul web, la concorrenza non è più con il negozio all'angolo. Ma con gli altri paesi d'Europa, del mondo».

Paradossi dell'era del Covid: si parte da una barberia che chiude e si arriva a discutere di commercio globale. Eppure se l'Oltretorrente vuole scollinare la crisi secondo molti dei suoi abitanti è proprio da una scommessa a largo raggio che deve ripartire. Riscoprendo le proprie bellezze e rispolverando la propria anima. «Io penso che questo quartiere sia speciale. Ma deve esprimere se stesso: penso a botteghe di artigiani, a negozi di antiquari non a spacci senza anima e senza qualità», propone la titolare di "Linea Lei". Un sogno che guarda indietro, alla storia, alla tradizione, per proiettarsi sul domani. Anche se ormai anche l'Oltretorrente non è più certo quello dei tempi del poeta Pezzani. «Un esempio? Il bar e la lavanderia qui di fronte - , raccontano nella pasticceria Fratelli Montali. - Entrambi i titolari da tempo volevano chiudere. Poi sono arrivati nuovi acquirenti cinesi che li hanno rilevati. E ora lavorano benissimo».

Insomma, il quartiere giovane e multietnico deve diventare grande, riconoscersi. O forse, come dice qualcuno, semplicemente ritrovarsi.

«Per esempio noi, dopo la chiusura, abbiamo ricominciato subito a lavorare tanto», raccontano alla caffetteria "La Pulcinella" di piazzale Picelli. E nello stesso tempo i tavolini di via Imbriani sono pieni di sorrisi e aperitivi mentre in strada Inzani preparano il plateatico per la movida.

Ma poco più in la, al civico 112 di via D'Azeglio, un cartello sulla vetrina racconta una storia diversa: «Vendita straordinaria per cessazione attività». Un'altra vittima del virus, un altro occhio di vetrina che si spegne.

«C'è un solo modo per reagire e dipende da noi - conclude il titolare della "Casa del Formaggio". - Crederci, investire e puntare sulla qualità, offrire prodotti ed esperienze che non si possano trovare altrove. Solo così potremo battere il declino. Non lo si fa per soldi, per guadagnare, ma perché questa è la nostra vita, la nostra città». Sottinteso: il nostro Oltretorrente.

LUCA PELAGATTI E' rimasta l'insegna: salone di toeletta. Ma Adriano Balestrieri, storico barbiere di via Bixio, ha fatto due conti e tra mascherine, distanziamento e anni sulle spalle, ha deciso che era ora di appendere le forbici al chiodo. Anche...

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