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Coronavirus

Carenza medici, Muzzetto: «Formare subito nuovi specialisti»

07 giugno 2020, 05:05

Carenza medici, Muzzetto: «Formare subito nuovi specialisti»

ISABELLA SPAGNOLI

L'epidemia di Covid ha dimostrato che servono più medici, ma chi è stato serio e ha dimostrato impegno rispondendo all'appello sembra non aver raccolto i frutti. Tanti saluti e si torna precari.

Abbiamo chiesto al professor Pierantonio Muzzetto, presidente dell'Ordine dei medici di Parma, qual è la situazione di chi indossa un camice apparentemente invisibile.

«Il problema non è tanto la serietà di chi si è messo a disposizione del servizio sanitario nazionale, quanto la disposizione governativa che ha fatto una scelta limitatamente al periodo pandemico. Ad onor del vero, il recente decreto legislativo 34 del 19 maggio, prevede la continuazione dell'attività delle Unità speciali di intervento in continuità assistenziale per il 2020, nell'ambito del potenziamento della rete assistenziale, per cui è già previsto anche un utilizzo di contratti a tempo determinato per i medici in formazione specialistica, oltre a fondi per l'ampliamento del personale. Sono certamente attività per così dire tampone, commisurate alla situazione pandemica e alla fase 2 di quest'ultima, ma segnano un'inversione di tendenza».

In tanti hanno protestato nelle piazze contro l'imbuto formativo che blocca l'accesso alle specializzazioni dopo la laurea in medicina a migliaia di medici (reclutati, però, subito, durante la pandemia). Ora i ragazzi vogliono essere considerati, senza l'assillo del futuro. «Il problema della formazione è la base di ogni ragionamento di sviluppo delle attività mediche e segna un passaggio fondamentale per supplire al gap specialistico che registriamo e, ancor più, avremo all'atto dell'uscita dal mondo del lavoro dei medici che raggiungeranno i requisiti pensionistici nel prossimo quinquennio. La situazione è delicata e il problema non è tanto l'accesso a Medicina quanto la possibilità di formare specialisti che siano immediatamente disponibili nel sistema di gestione della salute. Il che vuol dire che va pensata una nuova metodologia formativa, che sia davvero professionalizzante e in sintonia con il Sistema sanitario nazionale in un nuovo rapporto fra Università e sistema sanitario. Con un passaggio che porti i nostri giovani colleghi ad essere impegnati nell'attività lavorativa, in continuazione con quanto fatto in emergenza, che deve valere da un punto di vista non solo curriculare. I giovani medici hanno tutte le caratteristiche per crescere all'interno del sistema e il Ministero della Salute e quello dell'Università dovranno per forza trovare la quadra».

I giovani dicono: mancano specialisti ma non ci danno la possibilità di specializzarci, mancano medici di famiglia ma non si può accedere al corso di medicina generale perché i posti sono pochi rispetto alla richiesta e alle esigenze dei territori. Quali le soluzioni? «Urge una piattaforma formativa coerente con le necessità e in base alle reali esigenze, che trovi applicazione nell'immediato. Occorre fare presto perché il tempo è poco e le necessità sono tante. Ciò vale per le specializzazioni e per la medicina generale, a maggior ragione perché è importante il ruolo che avrà sempre più la medicina generale nella riorganizzazione degli interventi territoriali e in caso di eventi come quello che stiamo vivendo. La constatazione che diventa certezza è stata che una sanità pubblica incentrata su una sinergia fra ospedale e territorio, e soprattutto con un territorio ben organizzato, ha posto un argine importante alla diffusione virale, fattore complementare alla restrizione di movimento imposta dal Governo per tutti i cittadini. Sul valore di questo è stata fatta una pubblicazione dell'Istituto superiore di Sanità, che ha visto anche presente l'Ordine dei medici di Parma nella valutazione del futuro della medicina territoriale, con riferimento proprio alla medicina di famiglia, compresi i medici pediatri e di continuità territoriale».

Il 50% dei medici di base è vicino alla pensione, nel corso di 5 anni si prevede una carenza di specialisti (con ricadute su pazienti e territorio). Cosa accadrà? «Medicina generale ed ospedaliera nel prossimo quinquennio vedranno “l'apice delle uscite” per collocamento a riposo dei medici. In questo lasso di tempo sarà nostra cura essere sul pezzo, agendo perché si possa arrivare all'attuazione delle soluzioni proposte. E proprio un diverso approccio formativo potrà fornire dei professionisti adeguatamente preparati e da inserire subito nel mondo del lavoro in quanto medici preparati e adatti a ricoprire il ruolo che si richiede.

Occorre fare presto e lasciare perdere inutili discussioni fra le varie titolarità, prima che una situazione ancora gestibile diventi ingovernabile. E le conseguenze ricadranno sui pazienti che non avranno chi li potrà curare, visto che solo i medici sono titolati a farlo. Ogni altra ipotetica soluzione non potrà essere considerata per il bene della collettività».

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