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DIOCESI

Fornovo, don Mazza festeggia il 50° di sacerdozio

20 giugno 2020, 05:02

Fornovo, don Mazza festeggia il 50° di sacerdozio

FORNOVO «Per questi 50 anni, da quando sono stato ordinato prete, devo dei grandi grazie a molti, anzitutto a Dio. Sono convinto che è stato Lui ad agire nella mia vita, cominciando dal mio cuore. E lo ha fatto certamente tramite mia madre: che non è stata solo la Rina, ma tutta la comunità». Sono queste le prime parole di don Mario Mazza sulla sua esperienza sacerdotale: cinquant'anni di servizio che saranno festeggiati domani alle 10,30 con una celebrazione in piazza della Pieve.

Don Mario ripercorre con ricordi e riflessioni questo cammino, a cominciare da casa. «Sappiamo che la Chiesa, prima che un edificio, è fatta di persone vive, che con la loro presenza e la loro fede formano una grande famiglia. Perciò io sono cresciuto anzitutto nella mia bella famiglia di origine: l'ho trovata una chiesa strapiena di amore e di simpatia. Per descriverla, anche solo dal punto di vista spirituale, ci vorrebbe un romanzo (basta pensare che sono il settimo di otto figli). Poi, il Seminario di Parma: ho iniziato a frequentarlo a 11 anni. C'erano superiori, insegnanti, seminaristi (allora, il Minore e il Maggiore funzionavano, e con numeri alti) e anche questa è stata per me una famiglia che mi ha orientato nella maturazione: è difficile fare riferimento a persone singole, era come una nicchia ecologica, che mi ha permesso di crescere, sviluppando i doni che già avevo ricevuto. Perciò prosegue il parroco - quando alla fine del percorso sono arrivato all'ordinazione sacerdotale, la mia convinzione, il mio desiderio più radicato era di essere un prete-prete, normale, possibilmente parroco, al servizio della nostra chiesa di Parma, dovunque il vescovo mi chiedesse di mettere a disposizione le mie possibilità. Dopo tre anni a San Patrizio, altri tre anni come cappellano a Fornovo».

Lì, ricorda don Mario, la personalità travolgente di Don Giuseppe Malpeli «mi ha fatto sperimentare una comunità formata da tempo e attività pastorali a tutto campo e anche i miei limiti: mi resi conto che dove sapeva arrivare Don Giuseppe, io non sarei mai stato in grado di giungere. Questo mi ha aiutato a sognare, ma anche a ridimensionare velleità eccessive. Comunque, l'impatto concreto con le persone, specie con bambini e ragazzi (per tre estati, due mesi alla Cisa), mi hanno confermato nella naturale propensione del mio carattere alla relazione con la gente».

L'esperienza è proseguita con quattro anni di studi a Roma, conclusi con la tesi in musicologia liturgica.

Da questo, al ritorno da Roma don Mario fu chiamato a coordinare gli interventi musicali nelle messe del vescovo in Cattedrale, curate dall'ufficio liturgico diocesano e dal suo direttore don Alfredo Bianchi, di cui fu a lungo il vice. Dall'ombra della chiesa madre don Mario si occupò anche dei ragazzi dell'Azione Cattolica che gli permise di accresce rapporti con le parrocchie, gli educatori, i ragazzi e le famiglie.

«Nel 2006 - continua il don - la richiesta di aiuto da parte dei fornovesi, constatando che la roccia Don Giuseppe si andava sgretolando, ha convinto il vescovo Bonicelli a chiedermi il distacco da Parma per tornare là dove i ragazzi di quando ero cappellano erano già diventati a loro volta papà e mamme. La mia chiesa-famiglia è tornata ad essere Fornovo, con don Giuseppe e i suoi parrocchiani. La sua pesante eredità non mi ha visto capace di portare tutto quello che sapeva portare lui, e d'altra parte Fornovo è totalmente cambiata da quando ero giovane cappellano. E' cambiata sotto mille aspetti, ma in modo macroscopico nella demografia. A Fornovo hanno trovato casa molte famiglie (spesso di anziani) della nostra montagna, ma anche dell'Est europeo: albanesi, badanti dalla Moldavia, Ucraina, e poi dal Marocco, Tunisia, dall'Africa nera. La chiesa-madre per me si è colorata del nero di vari preti collaboratori (gli ultimi sono don Emmanuel e don Themistocles), di un diacono pakistano con la sua famiglia, e poi si è variegata allargando il manto alle sette parrocchie della Nuova Parrocchia.

Il tutto in anni che hanno visto l'aumento esponenziale della tecnologia delle comunicazioni e gli uomini di oggi che hanno non si sa bene quanti padri-madri per la loro vita quotidiana. Specialmente i nativi digitali. E adesso, ciliegina sulla torta - sottolinea don Mario - la novità devastante dell'epidemia di Covid 19, che ci lascia tra le mani la responsabilità di continuare ad essere chiesa-madre per tutti: i colpiti dal lutto, gli ammalati, gli spaventati, i bambini ragazzi giovani con video-scuola e quasi nullo catechismo, una chiesa con le mascherine, il gel igienizzante e la comunione-confessione distanziate, una chiesa che deve continuare ad annunciare il Signore Gesù, perché ancora tanti possano incontrarlo e sentirsi amati e soccorsi. Compio cinquant'anni di ordinazione - conclude don Mario Mazza - , ma mi sembra di essere tornato al primo».

Do.C.

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FORNOVO «Per questi 50 anni, da quando sono stato ordinato prete, devo dei grandi grazie a molti, anzitutto a Dio. Sono convinto che è stato Lui ad agire nella mia vita, cominciando dal mio cuore. E lo ha fatto certamente tramite mia madre: che...

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