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Oltretorrente

I pusher si affrontano per conquistare il territorio

22 giugno 2020, 05:08

I pusher si affrontano per conquistare il territorio

LUCA PELAGATTI

«La pausa del Covid non è servita a ripulire la zona. Anzi, forse adesso la situazione è peggiorata rispetto a prima». Oltretorrente senza pace, splendidi angoli di città che si dicono smarriti. Anzi, esasperati. Mentre Parma prova a riprendersi un po' di normalità, nei viali e nelle stradine tra piazzale Matteotti e piazzale Picelli c'è chi paradossalmente, sembra rimpiangere il lockdown. «I pusher si vedevano ugualmente. Ma adesso sembrano ancora più arroganti». E bisbiglia qualcuno, aggressivi.

Negli ultimi giorni qualche strano sussulto sta infatti agitando le strade del quartiere che per alcuni mesi aveva sperato che le cose fossero cambiate. Che gli incroci colonizzati dai cavalli in bici fossero un ricordo del passato.

«Quello che si coglie in giro è una nuova tensione. In pochi giorni sono scoppiate diverse risse, sono volate botte e si sono visti anche i bastoni. Spaventa intuire che si tratta di due gruppi contrapposti, probabilmente impegnati a dividersi o, forse meglio, conquistarsi il territorio. Peccato che il territorio sia sotto le nostre case».

Soltanto impressioni? Può darsi. Ma ascoltando il dettagliato racconto dei testimoni sembra che ci sia parecchio di vero. Che spaventa. «Una sera della scorsa settimana abbiamo visto un terzetto di pusher, volti noti della zona quasi certamente nigeriani, con dei bastoni in mano impegnati a nasconderli in una siepe. Nelle stesse ore, a poca distanza, è scoppiata una rissa tra due gruppi di persone: da una parte i soliti che bazzicano qui intorno da tempo, dall'altra facce nuove. E da qualche tempo sono stati notati dei nordafricani aggirarsi qui intorno con l'aria di chi cerca guai. Uno dei residenti li ha avvicinati per cercare di allontanarli: e ha rimediato minacce a mezza bocca».

E non è finita: il racconto prosegue con altre zuffe, parapiglia notturni con bidoni rovesciati e bottiglie trasformate in proiettili. Il timore è che questo possa essere l'inizio di una nuova emergenza. «I classici affollamenti agli incroci si notano meno, è vero. Ma la presenza degli spacciatori è sempre la stessa. Si sono solo spostati, sono migrati verso l'interno».

Basta infatti passeggiare apparentemente senza meta tra via Primo Maggio e strada del Quartiere per inciampare in gruppetti che stazionano, si muovono, vanno e vengono come spinti da un moto perenne. Colpisce l'attenzione con cui si guardano in giro, con cui controllano cosa accade. «Stanno attenti a tutto e hanno anche ripreso a battere i viali ma senza fermarsi più a lungo come prima. Piuttosto pedalano avanti e indietro. E usano il telefono». Già, inutile farsi notare quando si può prendere l'ordine al cellulare: poi basta allungare un braccio nel finestrino di un'auto che si ferma per un istante per perfezionare l'affare. «Alla sera spesso si appostano sotto le piante al centro dei viali, dove c'è il parcheggio. Sotto gli alberi c'è buio pesto. E se vedono una pattuglia delle forze dell'ordine si accucciano per non essere visti».

Sotterfugi quasi ridicoli ma che funzionano. Carabinieri e polizia lo sanno e battono la zona con controlli frequenti, arrivano con i cani e setacciano le siepi e i possibili nascondigli. Ma è come vuotare il mare col cucchiaio. E per qualcuno che ormai rassegnato non li nota quasi più, altri si indignano. E parlano senza mezzi termini di paura. «Questa è una zona bellissima, il quartiere dove ho scelto di vivere. Ma la sensazione è che sia stato abbandonato». Un lamento che si ritrova nelle parole di alcuni commercianti di strada Imbriani che, senza farsi troppo notare, indicano giovani fermi sulle soglie delle case. «Perchè sono li? Cosa fanno? Si guardano intorno. L'impressione che danno è che siano pali, vedette». Occhi puntati a controllare un gomitolo di strade dove si mescolano gli accenti e le sfumature di pelle. Per qualcuno, però, la convivenza non è affatto facile: «I negozi etnici aprono e chiudono in continuazione, diventano punti di ritrovo affollati ad ogni ora. E anche ora che occorre fare attenzione al virus è così», aggiunge un residente della zona che plaude gli interventi di controllo, il monitoraggio degli uomini in divisa: «Ma anche se li fanno chiudere dopo pochi giorni è tutto come prima». Sottinteso: si dovrebbe fare di più. Intanto, verso sera, si dirada il traffico. Ma non il viavai. Una macchina rossa si ferma e un ragazzo di colore in bici si protende: le mani si sfiorano e l'auto riparte. Poi, il ragazzo in bici riparte senza fretta. La serata è lunga. E c'è ancora molto da lavorare.

 

LUCA PELAGATTI «La pausa del Covid non è servita a ripulire la zona. Anzi, forse adesso la situazione è peggiorata rispetto a prima». Oltretorrente senza pace, splendidi angoli di città che si dicono smarriti. Anzi, esasperati. Mentre Parma...

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