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CRAC PARMA FC

Il pm: «Sei anni per Ghirardi e Leonardi». E altri 12 rischiano condanne fino a 4 anni e mezzo

23 giugno 2020, 05:08

Il pm: «Sei anni per Ghirardi e Leonardi». E altri 12 rischiano condanne fino a 4 anni e mezzo

GEORGIA AZZALI

L'uomo dei sogni venuto da Brescia, Tommaso Ghirardi. Per tornare a far fantasticare i tifosi, dopo la tempesta del crac Tanzi e gli anni della gestione (obbligatoriamente) oculata dell'amministratore Bondi. Ma il sogno è finito in una voragine di debiti: 218 milioni quelli certificati dai giudici del tribunale di Parma che il 19 marzo 2015 decretarono il fallimento del Parma Fc. Un buco messo in scena, secondo la procura, da due attori principali: Ghirardi, numero uno della società dal 2007 alla fine del 2014, e dal fidato braccio destro, l'ad Pietro Leonardi. E il conto del pm Paola Dal Monte per i 23 imputati - tra amministratori, dirigenti e sindaci della società - è arrivato ieri: 6 anni di pena, questa la richiesta sia per Ghirardi che per Leonardi, considerando già lo sconto di un terzo previsto dal rito abbreviato. Bancarotta fraudolenta aggravata, bancarotta documentale, oltre a truffa e accesso abusivo al credito: questi i reati contestati a vario titolo, in relazione al periodo in cui gli imputati erano in carica e al ruolo svolto. Ma ieri sono fioccate anche le richieste delle parti civili, a partire da quella della difesa della procedura fallimentare: quasi 40 milioni, mettendo insieme danni patrimoniali e non.

Già nel luglio del 2012 la società era sull'orlo dell'abisso, ma durante i cda - secondo la procura - si continuava a parlare solo di «tensione finanziaria». Eppure i maquillage contabili sarebbero cominciati addirittura due anni prima, perché, per quanto ricostruito dall'accusa, i bilanci sarebbero stati taroccati almeno a partire dal 2010. Plusvalenze, ecco la parola magica. Per esempio: se un calciatore del valore di 10 milioni viene ceduto a 12, la società realizza una plusvalenza di 2 milioni. Soldi inquadrati come proventi e iscritti a bilancio tra le entrate dell'esercizio in corso. Nulla di illecito: il problema nasce quando i valori dei calciatori vengono gonfiati. E nel giro di cinque stagioni - dal 2009/2010 al 2013/2014 - il Parma era arrivato a iscrivere complessivamente nei bilanci oltre 90 milioni di plusvalenze. Vendite e acquisti contestuali di giocatori che «avvenivano - si sottolinea nei capi d'imputazione - senza movimentazioni di cassa significative, al solo scopo di migliorare il risultato economico complessivo dell'esercizio in corso e, per l'effetto, compensare le perdite operative prodotte dalla gestione».

Con l'acqua alla gola, Ghirardi, il potente ad Leonardi e i consiglieri d'amministrazione che si sono succeduti avrebbero orchestrato una serie di operazioni dolose. E tra quelle più sospette c'è sicuramente la cessione del marchio alla fine della stagione 2012/2013. «Parma Football Club» viene venduto alla società Parma Fc Brand, una srl costituita ad hoc dallo stesso socio di maggioranza del Parma, la Eventi Sportivi spa: 37 milioni e 510mila euro, questo il prezzo della vendita, Iva compresa. Ma - si legge nei capi d'imputazione - gli amministratori sanno perfettamente che la Fc Brand è «priva di qualsiasi solidità patrimoniale e capacità finanziaria». La Fc Brand viene poi incorporata dalla Eventi Sportivi, ma al Parma Football Club non arriveranno mai i soldi concordati. L'obiettivo? Sempre il medesimo, secondo gli inquirenti: far figurare a bilancio un credito.

Ghirardi e Leonardi, i «registi» della maxi bancarotta, appaiati nella richiesta di pena, nonostante l'ex patron abbia versato 1 milione e 800mila euro di risarcimento alla procedura fallimentare (insieme ad altri due imputati), ma ciò non ha convinto il pm a concedere attenuanti. Richieste di condanne pesanti anche per Susanna Ghirardi, sorella di Tommaso, e per Giovanni Schinelli, tutti e due seduti nel cda fino al dicembre 2014: 4 anni e 6 mesi per entrambi. Tre anni e 10 mesi sono stati chiesti per i sindaci Mario Bastianon e Francesco Sorlini e per l'ex consigliere d'amministrazione Marco Ferrari. Sei mesi in meno per l'ex amministratore ed ex presidente del Padova calcio, Diego Penocchio, mentre per gli ex membri del cda Ottavio Martini e Andrea Zaglio la richiesta si è «fermata» a 2 anni e mezzo. Infine, il pm ha chiesto il riconoscimento delle attenuanti generiche solo per l'ex sindaco Osvaldo Francesco Maria Riccobene, per i consiglieri Roberto Bonzi e Silvia Serena (tutti rimasti in carica per pochi mesi) e per Ermir Kodra, il giovane albanese che all'inizio del 2015 restò sulla poltrona di presidente del Parma una ventina di giorni: per tutti la condanna richiesta è di 1 anno e 10 mesi. L'unico che ha deciso da tempo di patteggiare è l'ex direttore amministrativo e finanziario Marco Preti: 1 anno e 6 mesi (pena sospesa).

Ventitré imputati e nessuna richiesta di assoluzione, perché per gli otto che hanno scelto il rito ordinario (Arturo Balestrieri, Corrado Di Taranto, Alessandro Giacomini, Maurizio Magri, Edoardo Orlandoni, Antonello Preiti, Alberto Rossi e Alberto Volpi), il pm ha chiesto il rinvio a giudizio.

La sentenza? Prevista entro la fine di luglio, dopo che (a porte chiuse, trattandosi di rito abbreviato) avranno preso la parola le difese degli imputati: nella stessa udienza il giudice Mattia Fiorentini deciderà sulle condanne e sui rinvii a giudizio, oltre che sul patteggiamento di Preti.

La fine del primo atto giudiziario. Poco più di due anni dopo la cavalcata sorprendente che ha riportato il Parma in A con tre promozioni consecutive.

 

GEORGIA AZZALI L'uomo dei sogni venuto da Brescia, Tommaso Ghirardi. Per tornare a far fantasticare i tifosi, dopo la tempesta del crac Tanzi e gli anni della gestione (obbligatoriamente) oculata dell'amministratore Bondi. Ma il sogno è finito...

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