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INTERVISTA

Fondazione Cariparma, fine mandato per Gandolfi: «Esperienza straordinaria»

26 giugno 2020, 05:08

Fondazione Cariparma, fine mandato per Gandolfi: «Esperienza straordinaria»

di Claudio Rinaldi

Gino Gandolfi lascia oggi la presidenza della Fondazione Cariparma: con l’approvazione del bilancio di esercizio 2019 si conclude il suo secondo mandato consecutivo e, a norma di statuto, deve lasciare per almeno tre anni ogni incarico in Fondazione. Entrato come consigliere di amministrazione nell’aprile 2015, durante la presidenza di Paolo Andrei, è stato nominato presidente dal Consiglio generale nell’ottobre 2017, quando Andrei è diventato rettore.

 

Professor Gandolfi, è tempo di bilanci.

«È stata un’esperienza straordinaria, non esito a definirla la più gratificante di sempre: non solo per i tanti progetti realizzati ma anche e soprattutto perché ho avuto l’opportunità di confrontarmi con persone di altissimo profilo dalle quali ho anche potuto imparare molto. Sarò sempre grato e riconoscente nei confronti di tutti coloro che mi hanno consentito di maturare questa esperienza».

 

Come si chiude il bilancio d’esercizio 2019?

«È un bilancio certamente lusinghiero. L’avanzo netto si attesta a 36,5 milioni di euro, con un incremento del 40% rispetto all’anno precedente. Risultato che ha consentito di proseguire il rafforzamento del patrimonio, che è ulteriormente cresciuto attestandosi a 1,039 miliardi, di destinare risorse necessarie per poter effettuare erogazioni nel corso del 2020 in linea con gli anni passati e di incrementare il Fondo di stabilizzazione delle erogazioni per circa 5,7 milioni, fondo che ha assunto il ragguardevole importo di 70,5 milioni a conferma dell’approccio prudenziale seguito dagli organi della Fondazione».

 

Cosa significa fare il presidente della Fondazione Cariparma?

«Nella mia breve ma intesa esperienza ho avuto modo di comprendere appieno i valori costitutivi della nostra Fondazione. Alludo a quella missione di sostegno della comunità e del tessuto sociale che, negli anni, è stata perseguita grazie ad una governance convergente, autonoma e illuminata che ha ben saputo realizzare gli scopi istituzionali. Guardando all’interesse collettivo, la Fondazione ha sempre messo al primo posto i valori dell’ascolto, della sussidiarietà e della trasparenza, per la promozione dello sviluppo economico e culturale, facendo dell’indipendenza e della coesione i propri caratteri distintivi».

 

Un ruolo importantissimo per il territorio.

«Sono assolutamente convinto del fatto che la nostra Fondazione sia una straordinaria leva per il nostro territorio, il cui fulcro è sempre più la capacità di “fare sistema” con le innumerevoli realtà istituzionali e del terzo settore, stimolando direttamente o attraverso la promozione di partnership processi di innovazione in grado di contribuire alla crescita economica, sociale e culturale di Parma e provincia».

 

E i rapporti con Crédit Agricole?

«Per la Fondazione, la partecipazione in Crédit Agricole Italia è molto più di un semplice investimento finanziario. Lo sottolineo proprio nell’ottica di crescita economica, sociale e culturale della nostra comunità. E mi piace ricordare che la nostra banca, eccellenza nel panorama finanziario internazionale, ha mantenuto il cuore e il cervello a Parma. Pensi al rinnovato centro direzionale Green Life, nel quale sono sorti nuovi edifici, realizzati nel pieno rispetto dell’ambiente e immersi nel verde, che ospitano migliaia di collaboratori. Anche tutto questo è coerente con le finalità che deve perseguire la Fondazione. Il numero significativo di lavoratori e l’indotto generato dalla presenza della banca contribuiscono certamente e in modo significativo al benessere economico e sociale della nostra comunità».

 

Se dovesse citare, tra i tanti progetti realizzati, quelli che rappresentano meglio l’opera della Fondazione?

«Domanda molto difficile, perché sono migliaia gli interventi realizzati. Dal più modesto al più rilevante, sono tutti contributi importanti, tutti incisivi nel dare vita a iniziative che sono frutto di impegno, desiderio di miglioramento, attenzione verso la comunità».

 

Ne citi qualcuno dell’ultimo quadriennio.

«La realizzazione del nuovo Centro oncologico, il recupero della Chiesa di San Francesco del Prato e del complesso monumentale dell’Ospedale Vecchio. Ma penso anche alle tantissime iniziative sostenute nei settori del welfare, della sanità, dell’istruzione, della ricerca scientifica, dell’arte e della cultura, come da tradizione».

 

Quanti fondi ha erogato la Fondazione?

«In poco meno di trent’anni, quasi mezzo miliardo di euro. E sempre nell’interesse della nostra comunità. I servizi alla persona sono, da sempre, al centro dell’azione della Fondazione: si pensi, per esempio, alle tante iniziative messe in campo per il contrasto delle povertà, alla nascita degli innovativi Punti di comunità, al miglioramento della salute pubblica attraverso l’acquisto di attrezzature di assoluta avanguardia, al sostegno all’istruzione scolastica dando impulso all’innovazione didattica, in stretta collaborazione con i dirigenti scolastici, e favorendo l’integrazione tra il mondo della scuola e del lavoro, al supporto della capillare e straordinaria attività del mondo del volontariato a cui, nei giorni scorsi, la “Gazzetta” ha tributato un bellissimo omaggio, realizzando un inserto speciale in occasione della quarta edizione di “SI-Amo Volontariato”».

 

Cosa ha fatto la Fondazione per l’arte, la cultura, la musica?

«Da sempre gioca un ruolo propulsivo in questi settori: penso alle tante iniziative intraprese per la conservazione e la valorizzazione del patrimonio artistico, così come al sostegno delle attività culturali promosse dalle eccellenze del nostro territorio, oppure realizzate direttamente dalla Fondazione».

 

E per l’Università?

«Siamo da sempre vicini al mondo della ricerca. Abbiamo aiutato i ricercatori del nostro Ateneo e dell’Imem-Cnr di Parma, sia contribuendo alla realizzazione di progetti di eccellenza sia sostenendo la formazione dei giovani ricercatori. Siamo assolutamente convinti del fatto che lo sviluppo scientifico e tecnologico si rifletta nel progresso sociale ed economico del nostro Paese perché rappresenta una spinta concreta alla crescita di tutta la comunità».

 

Citi qualche progetto pensato per i giovani.

«Volentieri, perché giovani, ricerca e progresso per me sono il futuro. Tra i progetti progetti più significativi, il finanziamento di borse di studio per i dottorati di ricerca del nostro Ateneo, il bando “ThinkBig”, iniziativa dedicata ai giovani under 35 e finalizzata a promuovere e a facilitare il loro contributo e la loro partecipazione ai processi di sviluppo locale, e la prossima apertura a Parma di un acceleratore d’impresa. Presto inaugureremo a Parma il “Village”, nato sul finire dello scorso anno in stretta partnership con Crédit Agricole Italia, a conferma di quanto dicevo circa la rilevanza della partecipazione nella nostra banca.

 

Cosa sarà il “Village”?

«Una struttura in grado di sostenere la crescita delle startup e di accelerare l’innovazione delle aziende, grazie alla sinergia e alla connessione tra l’Università, il Cnr, le grandi aziende, le giovani imprese, gli investitori e il Gruppo Crédit Agricole. Il nostro “Village” si va ad aggiungere ai 33 aperti da Crédit Agricole in Europa e potrà contare su decine di poli di accompagnamento all’internazionalizzazione e sulla partnership con i più importanti acceleratori presenti in tutto il mondo in grado di assicurare un supporto in tutti i mercati internazionali».

 

Sono stati mesi drammatici, abbiamo dovuto affrontare un’emergenza sanitaria senza precedenti. Qual è stato il contributo della Fondazione?

«Abbiamo stanziato con procedura d’urgenza un fondo straordinario di un milione di euro, ripartito tra Azienda Ospedaliero-Universitaria, per l’ospedale Maggiore, e Azienda Usl, per gli ospedali di Vaio e Borgotaro, che si sono aggiunti ai due milioni che già erano stati stanziati per il sostegno alla salute pubblica. E poi abbiamo collaborato al Fondo supporto emergenza coronavirus lanciato dalla Fondazione Munus sul portale di crowdfunding CrowdForLife del gruppo Crédit Agricole Italia e acquistato macchine per la ventilazione assistita, donate all’ospedale Maggiore, sempre in stretta sinergia con Crédit Agricole Italia. Quest’ultima iniziativa rimarrà per sempre impressa nella memoria».

 

Perché?

«Eravamo nel pieno dell’emergenza. Mi ha telefonato il direttore generale del Maggiore, spiegandomi come le nostre strutture sanitarie non riuscissero a reperire attrezzature indispensabili per fronteggiare l’emergenza. Il problema non era solo economico: non si trovavano proprio macchine per la ventilazione assistita. Nel giro di poche ore, grazie a uno straordinario gioco di squadra, i corporate banker di Crédit Agricole hanno individuato alcuni piccoli imprenditori che pochi giorni sono riusciti a procurare i macchinari necessari. Iniziativa virtuosa che, come spesso accade, si è estesa alle Fondazioni consorelle di La Spezia e di Piacenza. L’ennesima conferma che il gioco di squadra è sempre vincente».

 

Che ricordo le resterà dell’emergenza?

«Tanti. Uno molto positivo: il coraggio, l’eccezionale senso del dovere e il sacrificio con il quale operatori sanitari e volontari si sono spesi, per la tenuta del sistema e per il bene della collettività. A tutti loro va il mio più sincero ringraziamento».

 

Come vede il futuro della Fondazione?

«Confido di consegnare al nuovo presidente una realtà solida e orientata al futuro, così come sono convinto che la Fondazione potrà beneficiare dell’indiscussa statura morale e professionale di tutti i consiglieri e, quindi, del futuro presidente (che verrà scelto oggi tra i dieci componenti del Consiglio generale stesso, ndr). Grazie a loro, la Fondazione saprà affrontare le nuove sfide e raggiungere nuovi obiettivi. Ne sono convinto perché lascio una Fondazione che può fare affidamento sulle indiscutibili capacità e sulla sensibilità dei componenti degli organi, del direttore e di tutti i collaboratori. Li ringrazio tutti, per la disponibilità, il forte senso di responsabilità e la dedizione con i quali hanno accompagnato il mio mandato da presidente».

 

Quali sentimenti prova in questo momento?

«Sono felice per i tanti progetti realizzati e perché so che la Fondazione potrà contare sull’apporto di persone straordinarie. Non nascondo, però, un po' di smarrimento, direi di malinconia. Sono gli stessi sentimenti che ho provato il giorno successivo alla laurea. Terminata la gioia per l’ottimo traguardo raggiunto e per la felicità che finalmente ero riuscito a restituire ai miei genitori, ricordo che avvertivo un po' di malinconia all’idea di non poter rivedere più i miei docenti che tanto hanno contribuito alla mia crescita umana e professionale. Ma la vita, spesso, riserva piacevoli sorprese. Quelli che sono stati miei docenti sono poi diventati miei colleghi e miei amici. Da quel momento non ho più lasciato l’Università di Parma e mai la lascerò, così come voglio sperare di non lasciare mai la Fondazione. Una cosa è certa: i tanti amici che ho ritrovato e che ho conosciuto resteranno sempre nel mio cuore».

 

 

 

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