Sei in Gweb+

Intervista a Rossano Ferretti: «Ecco come porto Parma nel mondo»

di Patrizia Ginepri -

27 giugno 2020, 05:05

Intervista a Rossano Ferretti: «Ecco come porto Parma nel mondo»

PATRIZIA GINEPRI

L'hairstyle è un'esperienza sensoriale. Ma soprattutto è libertà. Ventotto anni fa ha aperto il primo salone a Parma e, in seguito, a Verona, Madrid, Roma, Milano, Belgrado, Miami, Mumbai, New York, Los Angeles, New Delhi, Maldive, Pechino, Shanghai, Dubai, Monaco, Abu Dhabi e Singapore. Oggi, con i suoi 21 «negozi», collocati a ogni latitudine e soprattutto con il suo brand, Rossano Ferretti è tra gli ambasciatori mondiali del settore della bellezza. Un imprenditore visionario che porta Parma nel mondo.

 

Controcorrente fin da principio, come ha iniziato?

Quando ho aperto il mio primo negozio a Parma, nel 1992, tutti mi hanno chiesto il perché di quella location insolita: un appartamento al primo piano che sembrava privato. La ragione è semplice: fin dall'inizio avevo chiaro il mio target. Non volevo semplicemente tagliare i capelli alle donne, volevo far vivere un'esperienza alle mie clienti. Divani, tavoli della consulenza, mi dicevano: non sei uno psicologo. Ma io ritengo che il colloquio sia un momento chiave per un imprenditore che si occupa di bellezza. Se non ascolti e non capisci chi hai di fronte, non puoi dare consigli. La bellezza è proporzione e armonia.

Come è nato il suo business?

A 16 anni ho capito che avevo un talento. Ho preso in mano le forbici, per la prima volta, a Londra e ho realizzato perfettamente il taglio che il maestro mi stava insegnando. Non è possibile che tu non abbia già esperienza, mi disse. Mostrai la mia carta d'identità. Mia madre era una parrucchiera, ma non utilizzava le forbici a quei tempi.

E poi cosa è successo?

Quando tornai a casa dissi a mia madre che volevo fare il parrucchiere. Ma oltre alle capacità serve la passione, che alimenta il talento ogni giorno. Poi arrivano la consistenza e la perseveranza, senza le quali il talento è inutile. Oggi i giovani vogliono tutto subito, ma la vita è sacrifici e anche sofferenza, se si vuole trasferire la propria visione agli altri. Un tale ha messo una mail sul computer ed è fallito tre volte. Tutti dicevano che era fuori di testa, poi ha cambiato il mondo.

Come andò a Parma?

Due anni dopo l'apertura avevo una lista d'attesa continua. Le clienti arrivavano da ogni parte d'Italia. Dissi al mio team: devo aprire una scuola, devo insegnare il mio metodo e la mia filosofia di lavoro, un passo importante per portare tutto questo altrove, al di là del successo e dei guadagni. Dissi al mio braccio destro Alberto Tagliavini, che tuttora mi affianca, tu sei bravo quanto me puoi proseguire in continuità. E qui subentra un'altra parola chiave: il coraggio, che molti talentuosi non hanno.

La prima mossa?

Scrissi il primo libro: «Il parrucchiere del futuro» sulla mia esperienza internazionale, che venne tradotto in cinque lingue e sponsorizzato da Wella di cui sono stato per anni testimonial. In quel periodo, ero il primo parrucchiere a parlare di business e non solo di collezioni. Poi ho aperto il primo negozio all'estero, a Madrid, ed è stata la svolta. Il salone aveva la caffetteria, la zona della consulenza, la lounge, quindi trent'anni fa ho realizzato ciò che vediamo oggi. Fu definito da Vogue il più bel salone al mondo. E lì hanno iniziato a parlare di me. Ho cominciato a lavorare con tutti i grandi stilisti e a tagliare i capelli alle top model icone in quegli anni. E ci siamo ingranditi. Abbiamo aperto a Milano, a Miami, a Roma e poi la scalata in giro per il mondo. Ma la base di tutto questo è sempre rimasta la scuola di Parma.

Ci spieghi meglio...

A Parma abbiamo sempre fatto formazione, cercando talenti continuamente, per dare lavoro all'estero a ragazzi italiani motivati.

Oggi come siete strutturati?

Siamo il primo brand del settore che vende il proprio know how ai migliori hotel del pianeta. Nessuno l'ha mai fatto. Per entrare al Four Season, al Ritz Carlton o al Peninsula si paga un affitto altissimo. Invece sono loro a cercarci: non siamo più vissuti come parrucchieri, ma come un marchio che porta qualcosa di importante all'insieme dei servizi e alla comunità.

 

Il Covid ha colpito duro, come vi siete attrezzati?

Passati dieci giorni dall'inizio della pandemia, avevo già predisposto i manuali per tutti i negozi sulle modalità di riapertura. Questo ancora prima che i governi dei vari Stati tracciassero le linee guida. Non è stato difficile perché abbiamo già questo approccio.

Nulla sarà come prima?

È così. La gente andrà meno dal parrucchiere, scegliendo un salone adeguato. Il virus ha accelerato un processo già in corso: è evidente che non può continuare a esistere un mercato gestito dal prezzo.

Qualche aneddoto ce lo racconta?

Siamo arrivati ovunque in punta di piedi. Con estremo rispetto nei confronti delle culture locali. Abbiamo sempre cercato di imparare senza invadere. Non abbiamo mai speso nulla in pubblicità, ma siamo stati su tutti i giornali del mondo. Sei anni fa ho aperto al Peninsula di Shanghai. In pochi mesi è successo tutto. Proprio a Shanghai ho tagliato i capelli all'attrice Fan Bingbing, una celebrity pazzesca. Basti pensare che quando venne all'evento di apertura del mio negozio chiusero tutto il centro di Shanghai. Poi ho curato la pettinatura di Jennifer Lawrence che quell'anno vinse l'Oscar. Lei era nera per esigenze cinematografiche (Hunger Games ndr). L'abbiamo resa bionda per Dior, poi il giorno dopo la cerimonia, l'abbiamo riportata al colore nero. Tutti i giornali americani e le tv volevano parlare di questa trasformazione realizzata in un tempocosì breve. E dopo pochi giorni ho preso l'aereo per Londra per tagliare i capelli a Kate Middleton. Se in tre mesi tagli i capelli alle tre donne più famose del pianeta vuol dire che qualcosa di buono lo hai realizzato.

Le mode si susseguono, lei ha riferimenti?

Da giovane non mi è mai piaciuto ciò che vedevo. Guardavo con rispetto il susseguirsi delle mode, ma mi sembrava tutto finto. Con la mia ossessione nel costruire un modo di tagliare i capelli (metodo Rossani Ferretti oggi definito «the invisible hair cut» ndr), ho dato libertà alle chiome, seguendo la loro caduta naturale. Avevo 21 anni quando dicevo che la bellezza è senza tempo.

Ci sono donne che l'hanno ispirata?

Brigitte Bardot, per la sua libertà selvaggia, per il modo di vivere e il suo biondo. E poi c'è la mia vera icona, Audrey Hepburn, la donna a cui avrei voluto tagliare i capelli. Lei è la bellezza senza tempo. Quando mi parlano di tendenza mi vien da sorridere. Ogni donna è diversa e va rispettata come tale.

I grandi stilisti hanno recepito questo messaggio?

Una volta Giorgio Armani rispose a chi gli chiedeva di fornire la sua immagine di donna attuale: con una giacca Armani, una minigonna di Chanel, una borsa di Dior e una scarpa di Zara. E li ho capito che era un passo avanti.

Nuovi progetti?

Stiamo sviluppando nuovi prodotti per far vivere alle donne a casa l'esperienza dei saloni. Siamo molto attenti al beauty regime, il capello va trattato come la pelle. Poi continueremo ad aprire saloni negli hotel di lusso nel mondo.

Parma resta la base?

Quando ho lanciato la mia linea di prodotti, l'ho chiamata Rossano Ferretti Parma, e non New York, Londra o Parigi. Nonostante viaggi in continuazione ho sempre tenuto qui le mie radici. E ho certezze granitiche: quando torno mangio solo da mia madre e ai Due Platani. Solo così mi sento davvero a casa.