Sei in Gweb+

La testimonianza

«Nostra madre sta meglio. Ma il Covid ci ha distrutti»

28 giugno 2020, 05:08

«Nostra madre sta meglio. Ma il Covid ci ha distrutti»

ISABELLA SPAGNOLI

«Nostra madre è uscita dal reparto di Terapia Intensiva sicuramente grazie alla professionalità dei medici straordinari che l’hanno curata in questi mesi. Ma noi crediamo, anche, che sia avvenuto un miracolo. Dopo una chiamata fatta dai dottori che ci annunciavano di aspettarci il peggio, abbiamo implorato una videochiamata, per poterla vedere, forse, per l’ultima volta. Da quel primo, struggente, scambio di sguardi attraverso il cellulare lei ha cominciato a fare passi da gigante nel recupero della salute, lasciando basiti anche i medici», spiegano Valeria e Vanessa, figlie di Lina Sassi, la paziente affetta da Covid, ultima ad uscire, nella giornata di mercoledì dalla Terapia intensiva. Il reparto dove si trovava da cento lunghissimi giorni.

Ora che Lina si trova in Sub intensiva (reparto ad alto grado di cura), in continuo ma lento miglioramento, le sue due figlie, Valeria e Vanessa, desiderano ringraziare Laura Malchiodi, medico della Prima Anestesia e rianimazione e tutto il suo staff, che non hanno mai abbassato la guardia, seguendo la loro mamma giorno dopo giorno.

«Abbiamo vissuto settimane e mesi che sembravano non passare più - spiegano le due sorelle Aimi che raccontano il calvario vissuto dalla loro famiglia – Il Covid, lo possiamo dire, ha distrutto le nostre vite: in poche settimane abbiamo perso il nostro papà Mauro, poi lo zio e la suocera. Quando i medici ci chiamavano per dirci di stare pronte ad una probabile perdita anche della mamma, ci siamo sentite crollare. Fortunatamente eravamo in due a sostenerci e a farci coraggio: diversamente avremmo perso la ragione».

Vanessa spiega come tutto è iniziato. «Mio padre, uomo fortissimo che non ha mai sofferto di alcuna patologia, faceva il milite in Pubblica ed è stato il primo a sentirsi male improvvisamente, da un giorno all’altro. Dopo 7 giorni di agonia è stato ricoverato a Vaio il 7 marzo e il 13 era già morto. Stavamo ancora vivendo il lutto dello zio deceduto il 5 marzo e non potevamo credere che nostro padre ci avesse lasciate. L’8 marzo, poi, è stata ricoverata a Vaio anche la mamma, in una settimana, la saturazione di ossigeno, è scesa in maniera preoccupante così i medici il 16 l’hanno intubata trasferendola a Parma con urgenza. Da lì è iniziato il buio totale. Mia madre per 100 giorni ha dormito un sonno innaturale che la separava di poco dalla morte. Infezioni gravissime, contratte durante il ricovero, indebolivano sempre di più il suo fragile stato di salute. Poi è avvenuto il miracolo: durante la nostra prima videochiamata ha aperto gli occhi e dal 13 giugno tutto è andato per il meglio».

Valeria spiega che Lina è stata avvertita da una dottoressa della perdita del fratello e del marito, ma lei è stata forte, anche senza dire una parola, ha espresso attraverso lo sguardo velato di lacrime il suo dolore, ma poi ha tirato fuori di nuovo la forza che tutt’ora la sta facendo andare avanti.

«Mamma è in condizioni ancora delicate, non l’hanno ancora del tutto staccata dal respiratore (ha solo qualche ora di respirazione autonoma), non parla, viene alimentata attraverso flebo, dovrà fare tanta riabilitazione, ma noi siamo felicissime che il percorso sia in discesa. Poterla vedere, ogni tanto, durante le videochiamate, ci è di enorme conforto. Pazienza vedere tutti quei tubi che, pur martoriandola, la aiutano a vivere, l’importante è che, prima o poi, torni a casa: non la vediamo da fine febbraio».

Vanessa e Valeria ricordano i momenti più drammatici che hanno vissuto: dover scegliere le bare dei loro cari su internet, non avere il conforto di un ultimo saluto, non poter organizzare il funerale, non poter fare una carezza sulla fronte nel momento dell’addio.

«Noi non ci siamo ammalate ma stiamo uscendo da questa tragedia distrutte – spiegano -. Fortunatamente siamo seguite da psicologi che ci contattano con regolarità, abbiamo entrambe mariti e figli che ci consolano, ma perdere tre persone in pochi giorni, e avere una madre che ha combattuto fra la vita e la morte per un tempo interminabile, spezza anche la persona più forte. Ora desideriamo solo che Lina torni a casa, vogliamo poterla abbracciare e andare avanti anche se la nostra vita non sarà più la stessa».