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Degrado

Il Moro? Più che pianura padana, una giungla

29 giugno 2020, 05:06

Il Moro? Più che pianura padana, una giungla

MONICA TIEZZI

 

Serpenti «lunghi anche due metri», ramarri giganteschi dal vago aspetto esotico, nutrie in abbondanza e una vegetazione cresciuta al punto da nascondere alla vista e ostruire i tombini per lo scolo dell'acqua piovana, che così ristagna e contribuisce ad accrescere la «giungla».

Benvenuti a Il Moro, frazione a due passi da San Prospero, su via Emilio Lepido: 218 abitanti a otto chilometri da Parma. Una pianura padana che, per effetto dell'incuria e dell'inciviltà, assomiglia, denunciano gli abitanti, sempre più a un selvaggio luogo tropicale.

«Siamo nel degrado e nell'abbandono, in balia di spacciatori che lasciano siringhe e preservativi, di animali selvatici e di immondizia abbandonata che ostruisce i canali di irrigazione», denuncia Annamaria Donelli, che abita nei pressi di via del Convoglio, appena prima del ponte della ferrovia, e che dice di sentirsi «assediata» dal verde e dai rifiuti.

Ogni tanto, esasperati, gli abitanti della zona si rimboccano le maniche e fanno pulizia, come spiega Gianluca Garato, referente del controllo di vicinato del Il Moro e di San Prospero e consigliere del Comitato consiglieri volontari, che abita in via Lepido 196, in piena zona «selvaggia».

«Anche di recente abbiamo preso i sacchi dell'immondizia e li abbiamo smaltiti. Confinano con i nostri campi e giardini, non si può vivere così. Il problema è che manca un controllo adeguato a scoraggiare l'abbandono dei rifiuti. E' facile arrivare qui in auto, aprire il bagagliaio e gettar via di tutto». «Anche materiali inerti e resti di quello che sembra un cantiere edile», aggiunge Annamaria Donelli.

Segnalazioni sono state fatte ripetutamente, spiegano i due, e un anno e mezzo fa gli addetti Iren sono passati a portar via un bel po' di immondizia. Appunto: un anno e mezzo fa. Ma i rifiuti ricompaiono poco dopo, inesorabilmente.

Manca anche, sostengono i due abitanti della frazione, un'adeguata manutenzione del verde. Fallito il progetto di un'area residenziale («per fortuna siamo riusciti almeno a far mettere le luci» dice Donelli), i cui lavori erano nella fase embrionale, sono rimasti «una rotonda lasciata a se stessa e mangiata dalla vegetazione, strade come groviere ed erbacce che erodono i marciapiedi e ostruiscono i tombini. Di tanto in tanto cerchiamo di tagliarle da soli, ma è un lavoro immane».

E poiché degrado chiama degrado, è iniziato in zona un via vai di pusher e altri personaggi poco chiari.

«In strada del Traglione, ad esempio, c'è una casa abbandonata con una frequentazione strana e abbiamo anche notato una tenda montata fra le frasche», dice Garato. Non è infrequente, aggiunge Donelli, trovare anche siringhe e preservativi a due passi dalle case.

«Sappiamo che non è facile tenere pulito e fare la manutenzione del verde per la carenza di personale: uno o due spazzini per quartiere sono pochi, fanno quello che possono. Ma bisogna che alme-
no una volta a settima-
na qualcuno faccia il servizio in strada del Traglione e strada del Convoglio. Ci sembra
il minimo», conclude Garato.