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MALTRATTAMENTI

Schiaffi e umiliazioni per anni alla moglie e alla figlia: medico condannato

29 giugno 2020, 05:07

Schiaffi e umiliazioni per anni alla moglie e alla figlia: medico condannato

GEORGIA AZZALI

Anche un furto subito era diventato per la moglie una colpa. E per lui un’altra occasione per trasformarsi nel regista della sua vita. Perché ormai li disegnava lui i confini dell'esistenza di Anna (la chiameremo così). Eppure per una decina d'anni avevano condiviso amore, progetti e lavoro. Finché lui, medico dalla carriera senza macchie, aveva cercato di impadronirsi della vita di tutti. Della vita di Anna e delle scelte di una delle figlie, insultando, impartendo ordini e facendo volare pure qualche ceffone quando il copione non veniva seguito. Accusato di maltrattamenti, nei giorni scorsi il professionista - 59 anni, residente a Parma - è stato condannato a 2 anni (il pm Laila Papotti ne aveva chiesto uno in più). Il giudice gli ha concesso anche la sospensione della pena e la non menzione sul certificato penale.

Sono passati più di sette anni da quando Anna ha deciso di alzare la testa: lo stesso lungo interminabile periodo in cui, secondo l'accusa, avrebbe dovuto scansare i colpi di lui. Colpi sul corpo e sulla sua autostima. E su quella di una figlia, che forse doveva farsi «perdonare» di non essere diventata il modello di ragazza che lui avrebbe voluto. Ma era stata proprio quella ragazzina a confidare a una professoressa del liceo le sue inquietudini. A raccontare i soprusi e le umiliazioni, tanto da far scattare la segnalazione ai servizi sociali e poi in procura. Lei che faceva fatica a reggere l'impegno delle lezioni e dello studio a casa, ma semplicemente perché quella non era la scuola che lei avrebbe voluto frequentare. Il padre aveva deciso per lei: quel padre che a ogni brutto voto la umiliava dicendo «non vali niente». E dopo averle dato qualche sberla, le sibilava «hai visto come sei brava dopo gli schiaffi?».

Una nullità come la madre, secondo il suo l'insindacabile giudizio. Perché anche la moglie non sarebbe stata all'altezza. Così ingenua, nella sua logica delirante, dal farsi rubare il portafoglio durante un viaggio all'estero, perché aveva tenuto lo zainetto sulle spalle e non davanti. E così era scattata la rappresaglia: non le aveva dato nemmeno uno spicciolo e per quattro giorni l'aveva costretta a chiedere a lui anche i centesimi. Lei che doveva chiedere, lui che elargiva. Lei che doveva dipendere completamente da lui.

Ossessionato dal controllo. Dall'idea di dover dettare legge in famiglia. Di imporre il suo volere sulle grandi scelte di vita, comprese quelle religiose, ma anche sulla quotidianità. Amici e conoscenti dovevano avere il suo benestare. E ogni trasgressione doveva essere punita. Una sera, in particolare, almeno secondo quanto dichiarato dalla moglie, una cena con i colleghi di lavoro durata un po' più del previsto era diventata un altro squallido pretesto per alzare le mani. Insultata e schiaffeggiata. E per qualche giorno costretta a non dormire, per i suoi continui rimproveri, perché doveva essere «punita».

La moglie ancella. Almeno così lui l'avrebbe voluta, secondo la ricostruzione dell'accusa. Ma in quella famiglia ci sarebbero stati anche figli e figliastri. Quella che faticava a scuola e veniva presa di mira; un altro ragazzo, l'unico che poi nel tempo ha ricucito i rapporti con il padre, che doveva essere portato dalla madre a sciare nei fine settimana, mentre le sorelle dovevano starsene a casa; e un'altra ragazza che non ha mai avuto particolari dissidi con il padre. Ma che, sentita al processo, ha anche confessato: «Volevo essere perfetta per non essere trattata come mia madre e mia sorella. Ma ho capito che non ero libera. Ora siamo liberi».

E il padre? Ha seguito passo dopo passo il suo processo. Ha voluto ascoltare i testimoni e guardarli in faccia. Ha anche ammesso, sì, di aver dato qualche sberla perché era piuttosto stressato e soprattutto perché stava seguendo una terapia farmacologica piuttosto pesante nell'ultimo periodo. La figlia, poi, avrebbe sofferto di problemi che la portavano ad alterare la realtà. Ma le parole delle «sue» donne - almeno per ora - hanno contato più delle sue.