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MAXI TRUFFA

Sparì con 576mila euro: condannato, ma niente carcere

30 giugno 2020, 05:07

Sparì con 576mila euro: condannato, ma niente carcere

GEORGIA AZZALI

Un piano praticamente perfetto. Scappare con i soldi, non farsi catturare, ottenere la revoca del mandato d'arresto e non farsi un giorno di carcere nonostante la condanna. Certo, dopo la fuga nel 2017 con 576mila euro risucchiati dalle casse di Authority Stu, Federico Faccini non poteva avere la certezza che tutto andasse per il meglio, eppure le cose sono andate esattamente così. Nei giorni scorsi l'ex consulente della partecipata comunale è stato condannato a 2 anni e 8 mesi per truffa aggravata, con la concessione delle attenuanti generiche equivalenti alle aggravanti. Una pena che - una volta diventata definitiva - consentirà a Faccini di poter chiedere l'affidamento ai servizi sociali, rimanendo lontano dalla cella ma anche dai domiciliari. Il pm Paola Dal Monte aveva chiesto 3 anni, una pena che avrebbe comunque garantito a Faccini la possibilità di chiedere l'affidamento, ma d'altra parte il codice penale parla chiaro: per la truffa aggravata ai danni di un ente pubblico non si va oltre i 5 anni.

Con la condanna il giudice Annalisa Dini ha stabilito anche la confisca dei 576mila euro, ma finora Faccini non ha restituito nemmeno un euro. La Finanza era risalita ai conti svizzeri e sloveni dell'ex consulente: nel paese slavo, in particolare, sono stati bloccati oltre 90mila euro, ma ancora non sono rientrati in Italia. Tuttavia, Authority Stu si è vista restituire i 576mila euro spariti dall'assicurazione della banca in cui la società partecipata aveva i conti.

«Valuteremo dopo il deposito delle motivazioni, se presentare appello - sottolinea il difensore Stefano Molinari -. Una pena sotto i 3 anni ci consente di chiedere l'affidamento, e questo è già un risultato fondamentale. Ma dovrò discuterne con Faccini, capire quali sono le sue prospettive. Non so cosa faccia ora - aggiunge l'avvocato -, ma non mi risulta che viva a Parma, anche se torna spesso in città».

Perché da sei mesi Faccini, 57 anni, non è più un fantasma, anche se non si è mai fatto vedere in tribunale. Alla fine dello scorso anno il giudice, su richiesta della difesa, aveva revocato l'ordinanza che disponeva l'arresto di Faccini. Da allora, quindi, nessun mandato europeo nei suoi confronti e latitanza finita dopo quasi due anni e mezzo. Questioni giuridiche e tecniche, soprattutto, ma in sostanza il giudice aveva ritenuto che non ci fossero più le esigenze per mantenere la misura. Quando erano stati firmati il decreto di latitanza e il mandato d'arresto europeo il reato ipotizzato nei confronti di Faccini era quello di peculato, ma poi è stato rinviato a giudizio per truffa aggravata ai danni di un ente pubblico. Tuttavia, anche per questo reato possono scattare le misure cautelari, ma il giudice aveva valutato che non ci fossero più i presupposti nel caso di Faccini, considerando inoltre che era (e al momento ancora è) incensurato.

Un collaboratore esterno di Authority Stu, ma con in mano le chiavi della cassa, Faccini. Aveva un contratto che gli era stato costantemente rinnovato dal 2013 e sarebbe scaduto proprio alla fine di giugno del 2017. Gestione finanziaria, rapporti con le banche e pagamenti dei fornitori: questi i compiti assegnati a Faccini, che era il traît d'union tra la società e gli istituti di credito. L'atto finale del piano era andato in scena tra la fine di maggio e i primi 12 giorni di giugno del 2017, ma è molto probabile che il consulente si fosse preparato da tempo. Certo è che di lui si fidavano ciecamente all'interno della società: Faccini aveva le credenziali dell'home banking. Secondo quanto ricostruito dalla Finanza, tuttavia, prima di sparire con il malloppo il consulente fece alcune operazioni: concentrò i fondi dell'Authority, sparsi su più conti, su un unico conto intestato alla partecipata.

Ma è un altro il vero colpo da maestro (della truffa). Nei giorni precedenti la fuga Faccini decide di aprire una sua società di servizi alla persona. E il nome non lo sceglie a caso, perché la battezza Authority Spa. Praticamente la stessa denominazione della partecipata pubblica, che ha solo quelle tre lettere in più: «Stu». Ma è praticamente impossibile accorgersene. Ed è ciò che accade, perché il consulente - dopo aver anche falsificato la firma di Nicola Rinaldi, liquidatore della società Authority Stu Spa - fa un ordine di bonifico urgente per trasferire 576mila euro dal conto della partecipata comunale a quello, aperto in un'altra banca, intestato alla sua società. E il gioco è fatto.

 

GEORGIA AZZALI Un piano praticamente perfetto. Scappare con i soldi, non farsi catturare, ottenere la revoca del mandato d'arresto e non farsi un giorno di carcere nonostante la condanna. Certo, dopo la fuga nel 2017 con 576mila euro...

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