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Ricordo

Consigli, il raffinato antiquario

02 luglio 2020, 05:06

Consigli, il raffinato antiquario

STEFANIA PROVINCIALI

A Parma tutti conoscevano Igino Consigli. La sua Galleria d’antiquariato e d’arte, in via Bruno Longhi, è stata per oltre quarant’anni un riferimento culturale per le grandi mostre e per gli artisti del territorio, perché Igino Consigli, Ginetto per gli amici, ha sempre saputo dare spazio a proposte di alto livello che hanno attirato in città i media nazionali e internazionali, oltre che un vastissimo pubblico, ma nel contempo non ha mai abbandonato le nuove promesse contribuendo spesso a far conoscere i loro nomi.

Nato a Berceto nel 1931, studia al collegio dei Salesiani e poi al Romagnosi distinguendosi sempre per le sue capacità. Si iscrive a Giurisprudenza e per mantenersi agli studi fa l’istitutore al Convitto Maria Luigia e dà lezioni di italiano, latino e greco. Non si laureerà mai, nonostante avesse completato gli esami e, negli anni più maturi, si pentirà di questa scelta: la passione per l’antiquariato aveva avuto il sopravvento.

Una passione durata una vita e coltivata con la moglie Adriana, con la quale apre la prima galleria in borgo XX Marzo. Si trasferisce poi nel 79 in via Longhi, dove lavora fino a pochi mesi dalla scomparsa.

Quando non ancora trentenne Igino Consigli comincia a frequentare le grandi aste internazionali di Sotheby’s e Christie’s, in molti si accorgono di quel giovane attento e lungimirante che compra disegni antichi ed è appassionato di maioliche, bronzetti rinascimentali, strumenti scientifici, visto spesso insieme a un altro grande appassionato d'arte, Alain Delon. Quando nel 1974 partecipa alla Biennale dell’Antiquariato di Milano, a Palazzo Reale, presenta opere Liberty e Déco anticipando i tempi e aprendo le porte a nuovi interessi sul ‘900.

Ma non solo Milano e le grandi capitali dell’arte. Igino Consigli contribuisce a creare collezioni nella sua città, ad acquistare alle aste oggetti e memorie della storia del Ducato, come le lettere e la biblioteca - 515 volumi in marocchino rosso - di Maria Luigia che hanno permesso di approfondirne la vita, corpus donato poi dalla famiglia Barilla alla Palatina. Sono anche altre le opere riportate a Parma per amore, come il «San Rocco» del Parmigianino, esposto poi in una mostra temporanea alla Galleria Nazionale e il busto in bisquit di Maria Luigia, ritratto commissionato da Napoleone a Jaques Jean Ogier, per la moglie in attesa del futuro re di Roma.

Ma la «bottega» di via Longhi è anche una fucina di idee, dove spesso si incontrano studiosi d’arte internazionali e tanti giovani artisti che si sono fatti conoscere poi fuori dai confini locali. Nascono le mostre di Sutherland, Gaibazzi, Galileo Chini, Vangi, sempre corredate da ampi e preziosi cataloghi, accanto ad altre d’antiquariato, per lo più legate ai disegni, ai gioielli, all’oggettistica, come «Icone e argenti dell’antica Russia». Preziosa è la collana della Banca Emiliana da lui ideata che raccoglie per temi le grandi collezioni private parmensi, dall’arte antica alla contemporanea.

Sono solo momenti di un'attività intensa, fatta anche di grandi amicizie con Federico Zeri, Roberto Tassi, Giovanni Testori, Vittorio Sgarbi; con mecenati e collezionisti come Pietro Barilla, al quale fu unito da una profonda stima. Non mancava mai il cavaliere a una mostra, sempre si presentava in anticipo per poter gustare le opere nel silenzio della galleria e chiacchierare con Ginetto. A raccontare questi aneddoti è oggi la figlia, Patrizia, che ha raccolto l’eredità culturale del padre e la porta avanti.

Tante anche le passioni: l’amore per la cucina, per il mare, per la musica - era un melomane ma senza eccessi -, per la lettura (amava ogni genere, dalle poesie, ai gialli, ai saggi di storia dell’arte), per il Parma, che ha sempre seguito grazie anche alla profonda amicizia con Ernesto Ceresini, il patron dei tempi d’oro.

Qualche dispiacere, comunque, la sua città gli ha dato, in particolare per non essere riuscito a far avere a Parma la grande fototeca di Federico Zeri, andata poi a Bologna, nonostante i suoi sforzi e il forte desiderio del grande studioso romano.

Igino Consigli è scomparso lasciando una ricca eredità culturale. Mancherà a molti la sua figura: serio, competente, forse un po’ burbero per gli estranei, certamente sincero, attento, appassionato per gli amici, che negli anni hanno frequentato la sua galleria e la sua casa, luoghi di riferimento e di certezze artistiche.

 

STEFANIA PROVINCIALI A Parma tutti conoscevano Igino Consigli. La sua Galleria d’antiquariato e d’arte, in via Bruno Longhi, è stata per oltre quarant’anni un riferimento culturale per le grandi mostre e per gli artisti del territorio, perché...

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