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Tragedia al Forte

Recuperato dopo 30 ore il corpo del ragazzo

07 luglio 2020, 05:07

Recuperato dopo 30 ore il corpo del ragazzo

LUCA PELAGATTI

L'ultima speranza, quella che fino all'estremo resiste e non si piega, si è spezzata solo alle 17 di ieri. Quando uno dei sommozzatori che stavano dragando con le mani, per l'ennesima volta, quel liquido lattiginoso dove gli occhi non riescono a vedere, è risalito di colpo. Non ha detto nulla: ha solo fatto un gesto con la mano. E tutti intorno, quelli sulle motovedette, sui gommoni, sull'elicottero che per tutta la giornata aveva ronzato senza sosta, hanno capito: la speranza si era spenta. E incastrato in una buca fangosa sul fondo c'era il corpo di Jones.

Jones Akwasi Aboagye, diciott'anni compiuti da un mese appena, campioncino del pallone che pregustava una domenica al mare con il gruppo degli amici. E pare impossibile ci sia qualcosa di così banalmente bello, a quell'età, nel cuore caldo dell'estate.

Ma da quella gita Jones non è mai tornato. E dopo trenta ore di ricerche e di affanno è arrivata la conferma di quello che tutti sapevano. Ma non volevano accettare.

«Abbiamo fatto davvero tutto il possibile, anche se le speranze erano sempre meno», si limitano a dire alla centrale operativa della Direzione marittima della Guardia Costiera di Livorno. Il luogo da dove si è coordinata questa turbinosa danza di mezzi e uomini in divisa che, da poco dopo le 12.30 di domenica, si sono fatti in quattro per ritrovare il ragazzo. Vittima di un tuffo che gli è costato la vita.

Jones, che abitava in città in via Monte Altissimo con la famiglia, era arrivato a Forte dei Marmi insieme ad un gruppo di amici da pochi minuti. Il tempo di raggiungere il mare e poi la magia del pontile li aveva catturati. Correndo, due degli amici si erano spogliati e, anche se una ordinanza del Comune lo proibisce assolutamente, si erano velocemente lanciati in mare. Anche Jones ha voluto imitarli: ma mentre gli amici sono riemersi sorridendo e spruzzando acqua lui, dopo il tuffo, è scomparso. Sono bastati pochi istanti per chi era rimasto sul pontile per capirlo. E nel giro di giusto un minuto uno di loro si è precipitato verso riva chiedendo aiuto. Subito sono entrati in azione i bagnini degli stabilimenti a fianco e poco dopo il dispositivo dell'emergenza ha iniziato le ricerche.

Ma quel mare, fintamente bonario, perfetto per un tuffo rinfrescante, da subito ha opposto una feroce resistenza. Come se non volesse, neppure, restituire il corpo del ragazzo.

Per ore quel piccolo specchio d'acqua, in quel momento tra l'altro decisamente calmo, è stato sorvolato dagli elicotteri della Guardia costiera, dei vigili del fuoco e delle Fiamme gialle. E con loro le motovedette e i sub arrivati anche da Firenze e da Genova che sono rimasti in acqua fino all'ultima boccata d'aria. Ma invano.

«La visibilità in acqua è in queste ore estremamente limitata», confermano dal comando dei carabinieri di Viareggio che si sono occupati di sentire i testimoni, di ascoltare il racconto degli amici. E, terribile incombenza, di avvisare la famiglia di Jones che qualcosa era successo.

Ovviamente ora saranno ancora loro che si dovranno occupare di capire quale possa essere stata la causa di questa tragedia. Gli amici hanno confermato ai carabinieri che Jones non aveva confidenza con il mare, ma questo potrebbe non essere la sola causa della sua morte. Forse un malore, dovuto allo sbalzo di temperatura, potrebbe avergli tolto le forze trattenendolo sotto la superficie. Dove ieri è stato infine ritrovato, spinto dalle correnti solo per pochi metri, fino ad una buca sul fondo grigio a poco più di quattro metri di profondità.

Con ogni probabilità adesso verrà disposta l'autopsia sul corpo di questo ragazzo forte ed in perfetta forma, per ricostruire la catena degli eventi, per provare a dare un senso ad un evento che pare totalmente assurdo.

«Su quanto accaduto prima del tuffo non ci dovrebbero essere dubbi - si limitano a osservare i carabinieri che hanno sentito le tante persone presenti a quell'ora sul pontile del Forte. Quello che è un po' il simbolo delle vacanze e dell'estate per chi da Parma scollina la Cisa. E da ora in poi, invece, sarà legato amaramente al sorriso perduto di un ragazzo che pregustava una giornata di allegria. E soprattutto una vita ancora tutta da vivere.

 

LUCA PELAGATTI L'ultima speranza, quella che fino all'estremo resiste e non si piega, si è spezzata solo alle 17 di ieri. Quando uno dei sommozzatori che stavano dragando con le mani, per l'ennesima volta, quel liquido lattiginoso dove gli occhi...

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