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Cecilia Gasdia: «Ho un sacro rispetto per il Regio. E adesso rilancio l'Arena di Verona»

09 luglio 2020, 05:01

Cecilia Gasdia: «Ho un sacro rispetto per il Regio. E adesso rilancio l'Arena di Verona»

LUCIA BRIGHENTI

Soprano dalla carriera sfolgorante, è tra le prime donne a essere diventata sovrintendente di un’istituzione prestigiosa come la Fondazione Arena di Verona. Cecilia Gasdia incontrerà il pubblico nel cortile di Palazzo Pallavicino a Busseto, domani alle 18, per una chiacchierata sulla situazione dell’opera lirica. L’incontro apre «Le grandi voci della Lirica», ciclo di appuntamenti organizzati dal Museo Renata Tebaldi in collaborazione con L’Opera magazine. Quello della Tebaldi, è un nome che si ricollega all’inizio della sua carriera, spiega Gasdia: «Era tra i giurati del Concorso “Maria Callas”, che ho vinto nel 1980, da allora mi ha sempre sostenuto. Nell’82, quando a 21 anni ho debuttato alla Scala sostituendo Montserrat Caballé, lei venne nel mio camerino e mi regalò una medaglia d’oro un po’ consunta con l’effigie di Santa Cecilia. Mi disse che l’aveva portata dentro i suoi costumi di scena per tanti anni e che la santa l’aveva sostenuta nei momenti difficili e nel successo. Un gesto che mi diede molto coraggio».

Cosa ammirava nel suo modo di cantare?

«Aveva una voce di una bellezza paragonabile a quella di uno Stradivari. Tra le sue interpretazioni considero di riferimento “Otello”, “Manon Lescaut”, “La fanciulla del West”, la “Wally” di Catalani...».

Lei è tra le prime donne sovrintendenti di una Fondazione lirico sinfonica...

«In questo momento sono l’unica, anche se Rosanna Purchia lo è stata fino a qualche mese fa al San Carlo di Napoli. Nel 2018 ho ereditato una situazione complicata, con la legge Bray era necessario un piano di risanamento. Il mio obiettivo era innalzare la qualità degli spettacoli, sia all’Arena che al Teatro Filarmonico. Ce l’abbiamo fatta, con bilanci in positivo sia nel 2018 che nel 2019 e un aumento di pubblico dell’11%. Tutto andava a gonfie vele, quando è arrivata la pandemia».

La stagione estiva a Verona si farà, con quali limiti?

«Potremo fare entrare un massimo di 3.100 spettatori e abbiamo protocolli sanitari molto specifici. Se prima avevamo 1300-1400 lavoratori tra palcoscenico e dietro le quinte, quest’anno abbiamo dovuto inventare una formula nuova. Dal 25 febbraio, con l’evolversi della situazione sanitaria, abbiamo creato cinque scenari diversi con cinque programmi e cinque bilanci... Alla fine inauguriamo la stagione il 25 luglio, con un concerto omaggio agli operatori sanitari che coinvolge 25 cantanti e 4 direttori d’orchestra italiani».

Com’è concepito il programma?

«Ci saranno appuntamenti tutti i weekend, senza repliche, in modo che chi vuole fermarsi per qualche giorno possa assistere a concerti sempre diversi. Tra gli interpreti avremo Netrebko, Domingo, Grigolo e Nucci che interpreterà “Gianni Schicchi”, unica opera, in forma semiscenica».

In calendario ci doveva essere anche Ezio Bosso...

«L’anno scorso era venuto a Verona per dirigere i Carmina Burana, siamo diventati amici. Durante la quarantena ci è stato vicino dando consigli, era felicissimo di tornare. Ma stava soffrendo per la segregazione: credo che a tenerlo in vita fosse il suo lavoro».

Cosa rappresenta per lei il Regio di Parma?

«Ho avuto un bellissimo rapporto con questo Teatro, specie negli anni Ottanta e Novanta. C’era sempre una sacro rispetto per il suo meraviglioso pubblico che non perdonava. All’inizio mi sono tenuta lontana da Verdi, del resto il mio repertorio andava in altre direzioni. Poi però ho interpretato “Un giorno di regno”, nella messinscena di Pizzi».

L’incontro con Cecilia Gasdia è a ingresso gratuito. Per informazioni e prenotazioni: telefonare allo 0524-97870.

 

LUCIA BRIGHENTI Soprano dalla carriera sfolgorante, è tra le prime donne a essere diventata sovrintendente di un’istituzione prestigiosa come la Fondazione Arena di Verona. Cecilia Gasdia incontrerà il pubblico nel cortile di Palazzo Pallavicino...

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