Sei in Gweb+

Condanna a un anno e dieci mesi

Maltrattamenti alla fidanzata: «Non sei una buona musulmana»

10 luglio 2020, 05:06

Maltrattamenti alla fidanzata: «Non sei una buona musulmana»

LUCA PELAGATTI

Avevano pensato di sposarsi, avevano fatto progetti. Si erano scambiati promesse e sorrisi. È finita invece con le botte, le minacce, con un'aula di tribunale.

Alle storie che naufragano i giorni nostri sono ormai assuefatti. E purtroppo, anche le relazioni che si spengono nella violenza sembrano non fare più notizia. Ma questa, tra le tante, appare paradigmatica. Simbolo di una distanza che pare assai difficile colmare.

Protagonisti un uomo di 35 anni, marocchino ma da tempo nel nostro paese, e una donna italiana coetanea e di fede islamica che un giorno, casualmente, si sono incontrati. E si sono innamorati.

Tra di loro è nato l'affetto cementato anche dalla condivisione della stessa religione. Ma la storia, nonostante questo, era nata sotto la stella sbagliata. Lei ha iniziato a comprenderlo quando l'uomo ha cominciato a tempestarla di insulti, rimproveri, vere e proprie vessazioni. E le mancanze contestate, sempre diverse ma in fondo sempre uguali, si possono riassumere, semplificando, con una sola frase: non sei una brava musulmana. «Non indossi in velo, non viene in moschea a pregare», le ripeteva lui minacciandola, se non avesse obbedito, di fargliela pagare. Ma non solo: la donna non poteva frequentare le amiche e neppure la famiglia e aveva la possibilità di uscire solo se accompagnata da lui. E per frequentare la famiglia dell'uomo. E poi la colpa più grande: lei non lo voleva più sposare. E questo per un uomo che puntava all'unione non solo per sancire un legame profondo ma anche per conquistare infine la cittadinanza italiana era inaccettabile. Sono cominciate così le minacce, a lei e anche ai familiari di lei, gli scatti d'ira con tanto di lancio di oggetti e il più classico repertorio dei comportamenti da stalker: visite notturne alla casa di lei, pedinamenti, scampanellate a tutte le ore. Tanto che alla fine la donna, spaventata e ormai convinta di essere in pericolo si è rivolta alla questura per avere aiuto.

E qui c'è stata la svolta: la sezione Anticrimine, compresa la gravità della situazione, ha iniziato una veloce e approfondita indagine e ha convinto la vittima che occorreva intervenire con una dettagliata denuncia che come prima conseguenza ha portato al divieto di avvicinamento dell'uomo alla compagna diventata ormai la sua vittima. Quindi il processo che si è concluso in questi giorni con la condanna di lui a un anno e dieci mesi. La donna, affiancata dall'avvocato Emanuela Bellante, ha dovuto rivivere l'angoscia di quei giorni, ricostruire l'ansia che nasce vedendo la persona con cui si pensava di costruire un futuro diventare il proprio aguzzino. E soprattutto lo sconcerto nel sentire che l'imputato e alcuni testimoni giustificavano minacce e soprusi con il bisogno di educare una brava moglie. Come se la compagna di una vita si dovesse ammaestrare o dominare. E non semplicemente amare.

 

LUCA PELAGATTI Avevano pensato di sposarsi, avevano fatto progetti. Si erano scambiati promesse e sorrisi. È finita invece con le botte, le minacce, con un'aula di tribunale. Alle storie che naufragano i giorni nostri sono ormai assuefatti. E...

Abbonati per leggere l'articolo integrale pubblicato sulla Gazzetta di Parma in edicola e accedere alle altre notizie esclusive del giornale di oggi

Costo: 6€/mese

Se sei già un utente abbonato a Gweb+

L'abbonamento a Gweb+ consente l'accesso alla versione integrale degli articoli più interessanti del quotidiano oggi in edicola.Il costo è di solo 6 euro al mese Iva inclusa (invece di €8) utilizzando come modalità di pagamento PayPal