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Contagio

Otto i pazienti Covid ricoverati al Maggiore

10 luglio 2020, 05:08

Otto i pazienti Covid ricoverati al Maggiore

MONICA TIEZZI

Gli ultimi due pazienti Covid hanno lasciato la prima anestesia e rianimazione del Maggiore il 25 giugno scorso, e nella Seconda anestesia e rianimazione l'ultimo paziente affetto dal virus risale a fine aprile.

Al momento, in quello che è rimasto l'unico reparto Covid ospedaliero, all'interno della Lungodegenza diretta da Tiziana Meschi, sono ricoverati sei pazienti positivi, e altri due si trovano nel reparto infettivi diretto da Carlo Ferrari.

«Abbiamo anche un centinaio di pazienti cosiddetti "grigi", che sono cioè entrati nel circuito Covid perché presentano segni clinici o tac polmonari che suggeriscono la presenza del virus, ma per i quali attendiamo l'esito dei tamponi, o la loro ripetizione, poiché nel 30% dei casi il tampone può dare una falsa negatività» spiega Meschi.

La situazione del contagio a Parma è anche in numeri che delineano una curva che, da Pasqua in poi, ha registrato una graduale ma costante tendenza al ribasso.

I medici e gli infermieri che hanno vissuto le fasi drammatiche e frenetiche del picco, tornano a respirare: si vede nei volti distesi, a volte abbronzati, nell'ordine delle corsie, nel silenzio operoso. Ma non è il caso di tirare i remi in barca.

«Martedì abbiamo valutato due tac che non vedevamo da marzo e che delineano quadri preoccupanti dopo due mesi di tranquillità sintomatologica», ammettono Tiziana Meschi ed Elena Bignami, direttrice della Seconda anestesia e rianimazione: una signora parmigiana e un cittadino di origine indiana di 47 anni che fa parte della cooperativa di facchinaggio che collabora con l'azienda colornese Parmovo, dove è stato individuato un focolaio. Nessuno dei due è in rianimazione, ma entrambi sono sotto cure intensive al Barbieri.

Questo per ribadire che «non dobbiamo abbassare la guardia di un millimetro. I focolai erano previsti, ma bisogna fare il possibile per prevenirli e circoscriverli» dice Meschi. Detto in parole chiare: continuare ad indossare le mascherine, osservare il distanziamento sociale, lavare spesso le mani o disinfettarle con i gel. Anche se il clima e le vacanze invitano alla spensieratezza. «Il risultato di oggi è il frutto del lockdown, cerchiamo di non vanificarlo» incalza Bignami.

Una parte importante del lavoro dopo «l'uragano Covid» in ospedale è ora rappresentato dal follow up a domicilio dei pazienti guariti.

«L'Umm (Unità mobile multidisciplinare, ndr), composta da almeno tre persone fra le quali ecografisti, internisti, neurogeriatri, pneumologi, gastroenterologi, radiologi e specializzandi, si affianca ai medici di base per seguire i malati - spiega Antonio Nouvenne, dirigente medico di medicina interna - Eseguiamo a domicilio spirometrie, ecotorace e test da sforzo e in alcuni casi programmiamo un ricovero per ulteriori accertamenti o per eseguire esami saltati a causa dell'emergenza. Dal 2 aprile abbiamo in carico 1.048 pazienti».

Il Covid ha anche costretto a creare corsie differenziate, diagnostiche, terapeutiche ed operatorie, fra i pazienti Covid o sospetti tali e i no Covid. «Abbiamo raddoppiato le sale operatorie di emergenza/urgenza, stabilito protocolli di screening per i pazienti e percorsi Covid differenziati. Procedure che rendono il lavoro più lento e macchinoso» dice Bignami.

Eppure, la risposta data dall'ospedale di Parma all'emergenza resta un grande esempio di organizzazione del lavoro e collaborazione fra i professionisti. «Non abbiamo fatto altro che implementare processi di integrazione, flessibilità e modularità già operativi da due anni per i pazienti fragili, sia negli ospedali che sul territorio e nelle residenze per anziani - sostiene Massimo Fabi, direttore generale del Maggiore - In ospedale, i direttori di dipartimento hanno dato grande disponibilità a modificare il modello organizzativo per creare tre reparti Covid e tutta l'area della terapia intensiva ha lavorato come un corpo unico. Nel territorio, gli specialisti ospedalieri, con le unità mobili, hanno collaborato con i medici di famiglia. Ma la cultura per fare tutto questo c'era già».

 

MONICA TIEZZI Gli ultimi due pazienti Covid hanno lasciato la prima anestesia e rianimazione del Maggiore il 25 giugno scorso, e nella Seconda anestesia e rianimazione l'ultimo paziente affetto dal virus risale a fine aprile. Al momento, in...

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