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VIOLENZA

Traversetolo, perseguita la ex: condannato

10 luglio 2020, 05:02

Traversetolo, perseguita la ex: condannato

Quando si dice la banalità del male. Un giorno, lei stava cucinando e lui, per un motivo ben presto dimenticato da entrambi, la strattonò e la spinse contro il lavandino. D'istinto lei gli diede uno schiaffetto sulla nuca (quasi a dire «ma che cosa stai facendo?») e lui reagì con uno sberlone da lasciare il segno. La scena avvenne davanti ai figli minorenni. Così come la seguente, nell'estate del 2017.

Lui non aveva gradito l'idea della compagna di portare i bambini in piscina. Prima aveva espresso la propria contrarietà a parole, poi era passato agli strattonamenti, alle strette alle braccia e alle spinte sul petto. La donna non era caduta all'indietro solo perché era stata svelta ad aggrapparsi allo stipite della porta oltre la quale il compagno voleva spingerla.

Uscì, poco, per farsi visitare al pronto soccorso di Montecchio e poi, presentando il referto che attestava le lesioni cutanee guaribili in cinque giorni, denunciare il convivente ai carabinieri di Traversetolo.

In casa, dall'uomo con il quale aveva condiviso una decina di anni di vita (e dal quale aveva avuto due bambini), non tornò più. Troppo a lungo aveva sopportato sgarbi e aggressioni verbali e non. Lui le faceva pesare tutto, anche che lei fosse straniera. Così era finita la relazione tra un traversetolese di 49 anni e una donna originaria dell'Europa dell'est di una dozzina d'anni più giovane.

Fine della relazione, ma non dell'incubo, perché lui - stando alle accuse - ha continuato a perseguitarla. Sembra che le minacce variassero: da quelle più immediate, come «ti spacco la testa, ti prendo a bastonate» a quelle più elaborate, relative alla prole, come «ti porto via i figli». Svariate anche le offese. Pare che le telefonate e i messaggi non bastassero all'uomo che così si mise anche a pedinare l'ex, nascondendosi dietro le siepi, appostandosi sotto casa e cercando anche di entrare una volta. In un'occasione, a finire ricoperto di ingiurie e minacce fu anche il nuovo fidanzato della donna. La persecuzione proseguì fino a quando all'uomo non fu vietato di avvicinarsi a meno di trecento metri dall'ex convivente e di cercare di comunicare con lei anche per telefono o attraverso messaggi.

Ieri, si è conclusa anche la parte giudiziaria di questa relazione degenerata in un incubo. Il pm Lino Vicini ha chiesto un anno e mezzo di reclusione a carico dell'uomo. E il giudice Adriano Zullo ha condiviso la richiesta dell'accusa. La pena è stata sospesa. rob.lon.

 

Quando si dice la banalità del male. Un giorno, lei stava cucinando e lui, per un motivo ben presto dimenticato da entrambi, la strattonò e la spinse contro il lavandino. D'istinto lei gli diede uno schiaffetto sulla nuca (quasi a dire «ma che cosa...

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