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TRIBUNALE

Caso Pesci: affidata la perizia per valutare l'attendibilità della vittima

11 luglio 2020, 05:08

Caso Pesci: affidata la perizia per valutare l'attendibilità della vittima

ROBERTO LONGONI

Le Iene vorrebbero seguire le fasi conclusive del processo Pesci, ma la porta resta chiusa. Niente telecamere. E anche questo è motivo di scontro tra le parti, in un'atmosfera sempre più tesa. Anche nei momenti sulla carta più semplici il caso Pesci mantiene fede a se stesso. È sempre stato un processo spinoso e tale rimane. Ieri in teoria era previsto solo l'affidamento ufficiale a Giuseppina Paulillo, responsabile della Rems di Mezzani, della perizia psichiatrica sulla giovane che ha denunciato di aver subito violenza sessuale di gruppo e lesioni personali da parte del 48enne imprenditore parmigiano e del 53enne Wilson Ndu Anyem, il pusher nigeriano che in marzo si è visto confermare la condanna in appello a 5 anni e 8 mesi, dopo il rito abbreviato.

E anche ieri si è proceduto a ostacoli, a opposizioni. Quelle all'ipotesi dell'ingresso in aula delle telecamere delle Iene con il giornalista Giorgio Squarcia sono le prime. Favorevoli Fabio Anselmo e Mario L'Insalata titolari della difesa, contrari il pm Andrea Bianchi e gli avvocati delle parti civili: Donata Cappelluto per Lucia (nome di fantasia, come sempre sottolineato) e Livio Di Sabato per il Comune a sua volta parte civile con il Centro antiviolenza rappresentato da Giovanna Fava. Al deposito delle motivazioni della condanna in appello di Anyem da parte di Donata Cappelluto risponde Anselmo con la produzione dei motivi a sostegno del ricorso in Cassazione. Il collegio presieduto da Gennaro Mastroberardino accetta il documento, nonostante l'opposizione delle parti civili (in realtà, Giovanna Fava si rimette al collegio). Manovre propedeutiche per i prossimi atti, perché in realtà tutto è fermo, fino a quando la psichiatra non avrà depositato l'esito del proprio studio sulla 23enne.

Giuseppina Paulillo è chiamata a scalare una montagna (una bella vetta la si otterrebbe già impilando i faldoni). Deve innanzitutto chiarire «se la persona offesa sia affetta da una qualsiasi patologia psichica, ivi compresi i disturbi della personalità» spiega il giudice. In caso di risposta positiva, resta da stabilire se la patologia sia tale da incidere negativamente sulla capacità di rendere testimonianza. «Ovverosia - prosegue Mastroberardino - sulla sua capacità di comprendere appieno il contenuto delle domande in ordine ai fatti oggetto del processo e di fornire conseguentemente adeguate risposte, sulle sue capacità di memorizzare correttamente gli eventi di cui sia stata protagonista e sulla capacità di comprendere con pienezza di coscienza l'impegno di riferire in modo veritiero e completo i fatti a sua conoscenza». La psichiatra è inoltre chiamata «a riferire ogni altra circostanza eventualmente utile per la decisione».

Serve tempo, anche solo per leggere tutti gli atti (anche se il perito non dovrà esprimersi sulle dichiarazioni relative al processo: quella è materia di dibattimento e di giudizio) e le intercettazioni. C'è anche l'estate di mezzo. Inoltre, l'agenda della responsabile della Rems è già bella fitta. Ma lei non si fa impaurire dall'impresa. Alla fine, accetta una data ben più stringente di quella desiderata. Si torna in aula il 6 novembre. Ma non le Iene né chiunque non sia strettamente legato al processo: l'udienza sarà a porte chiuse.

 

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