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La sfida

Di corsa da piazza Duomo al mare

12 luglio 2020, 05:03

Di corsa da piazza Duomo al mare

CARLO BRUGNOLI

«Andiamo a vedere il mare?». Domanda scontata in questo luglio rovente. Ma la modalità non è per nulla scontata. 130 chilometri da percorrere non in auto con l'aria condizionata e un eventuale sosta ristoratrice al Tugo. No, troppo facile. Loro hanno deciso di farsela di corsa, sfidando fatica e zanzare, acido lattico e stanchezza per un'impresa che ai più può sembrare una pazzia. Loro sono Paolo Bucci (68 anni) e Walter Perotti (39.

Due habituè delle ultramaratone (Bucci corre per la Polisportiva Torrile, Perotti per il Ballotta Camp) che alla fine del lungo stop da lockdown hanno deciso di inventarsi questa sfida e di trasformarla in una piccola impresa. Qualche numero: 22 ore e mezza di corsa, dislivello di 2344 metri, ritmo medio di 6 chilometri all'ora e oltre 15mila calorie consumate.

Roba da superman, insomma. Ma Walter e Paolo sono normali appassionati podisti. Uno lavora a Tv Parma, l'altro è pensionato e non disdegna le ultramaratone nel deserto e nei luoghi più inospitali della terra.

«Questa idea era nata scherzando qualche anno fa insieme agli amici ma non se ne era fatto niente. Poi tempo dopo parlando con Walter la sfida ha preso corpo e abbiamo deciso di provarci» - racconta Bucci. L'obiettivo era di stare sotto le 24 ore ed è stato centrato».

«I problemi maggiori sono stati il dislivello e la totale mancanza di assistenza. Un conto è fare queste cose con un supporto logistico e con la presenza di punti ristoro durante il percorso, un altro è correre 130 chilometri in totale autonomia. Sapevo che fino a dopo il passo della Cisa - annota Bucci - avevamo acqua, cibo e cambi per la temperatura che calava. Dopo, mi ricordavo di una fontana e poi il nulla. Ogni volta che arrivavamo in un paese cercavamo da bere, abbiamo mangiato pizza, ci siamo arrangiati. Questo comporta perdite di tempo ma con la determinazione e la tenacia l'abbiamo portata in fondo».

Bucci è abituato a correre a ogni latitudine e in qualunque condizione, anche le più estreme: «Amo molto correre su strada mentre nei trail è facile avere dei piccoli infortuni. Il deserto, ad esempio, è estremamente faticoso ma il paesaggio così affascinante ti aiuta ad andare avanti».

Ma come si recupera da uno sforzo così intenso? «Un giorno di riposo, massimo due - risponde Bucci - e poi riprendi a fare corsette tranquille».

«E' la prima volta che percorro una distanza così, dopo tanti mesi di lockdown volevamo fare una cosa di rilievo - gli fa eco Walter Perotti -.. Ero già in difficoltà al settimo chilometro poi mi sono ripreso. Ho anche pensato di fermarmi ma poi ho proseguito. In questi casi la testa fa molto».

«Il momento più duro l'abbiamo vissuto ieri mattina vicino a Santo Stefano Magra. Da lì abbiamo fatto un chilometro di corsa alternato a un chilometro di camminata e così siamo arrivati a Fiumaretta».

Un'impresa portata a termine in coppia perchè pensare di farla da soli è inimmaginabile. «Da soli non si può fare, in due ci si dà conforto e si può arrivare alla fine» - ammette Perotti che confessa che dopo l'arrivo lui e Paolo hanno mangiato due toast e una piadina. «Ma stasera pasta a volontà».

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