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Tragedia

Muore a 12 anni, la famiglia dona gli organi

13 luglio 2020, 05:08

Muore a 12 anni, la famiglia dona gli organi

ROBERTO LONGONI

 

Piangeva per i koala sterminati dagli incendi in Australia, si preoccupava per il padre Antonio reduce dalle donazioni di sangue. «Hai sofferto molto?» gli chiedeva ogni volta, intimorita dagli aghi come tutti i bambini, per poi aggiungere sempre più convinta che lei, da grande, avrebbe donato il midollo. «Potrà anche fare un po' più male ancora, però aiuti gli altri» diceva, aggiungendo uno di quei sorrisi luminosi che rendevano leggero ogni argomento. Non ha fatto in tempo a conoscere il dolore, Syria Scala, non su di sé. Appariva in perfetta salute fino all'inizio della settimana scorsa. Poi, ha cominciato ad avere problemi alla bocca. Più che altro un fastidio: sembrava solo qualche afta. Chi non ne ha mai avute? Stomatite, ha diagnosticato il pediatra: questione di tempo, e lei sarebbe tornata ad avere tutta la salute dei suoi 12 anni. Ma Syria non aveva più tempo.

Nel giro di poche ore, tutto è crollato: la bocca si muoveva sempre più in modo strano. Non ha potuto notarlo il padre che, attento a non svegliarla, le ha sfiorato la fronte con un bacio prima di andare al lavoro alla Fmt di Riccò. Faceva così ogni giorno: mai avrebbe potuto immaginare che quello sarebbe stato l'ultimo di lei nel suo letto, nella casa di Collecchio. Se n'è accorta la mamma Orsola, che da quando ha avuto Syria e la sorellina Ginevra, di tre anni più piccola, d'accordo con il marito ha deciso di dedicarsi a tempo pieno e con tutto l'amore possibile al mestiere di madre. La primogenita ora faticava anche a parlare; così, si è deciso il ricovero al Pronto soccorso pediatrico al Maggiore, mentre il padre correva a sua volta all'ospedale («Tutti si sono presi a cuore il nostro dramma, tutti hanno la nostra riconoscenza» dice Antonio). Gli esami ai quali la bimba è stata sottoposta d'urgenza hanno anticipato un delicato intervento, altrettanto urgente: il livello delle piastrine nel sangue era bassissimo e si doveva arginare una devastante emorragia.

Anche gli ultimi, disperati tentativi di tenere in vita la piccola sono stati vani. Sabato mattina, è sopraggiunta la morte cerebrale. Ma a Syria non è stato impedito l'ultimo gesto, che la terrà viva attraverso altri e terrà vivi altri grazie a lei. Quando è stata loro chiesta l'autorizzazione all'espianto degli organi, Antonio e Orsola non hanno avuto dubbi: Syria, dopo essersi solo affacciata alla vita e aver conosciuto il dolore del prossimo, aveva deciso di non voltarsi dall'altra parte. «Abbiamo risposto come avrebbe voluto lei» dicono. Le sono stati espiantati polmoni, fegato, reni, valvole del cuore. Ha lasciato vivo tutto ciò che ha potuto.

Se n'è andata lasciando una scia luminosa. «Tutti le volevano bene». Antonio non sa nemmeno da dove gli arrivi la forza di parlare. Sei un padre di famiglia felice e all'improvviso ti piantano un coltello nel cuore attraverso la schiena. Lui e Orsola ancora non hanno detto nulla alla piccola Ginevra. «Era un punto di riferimento per tutte, figuriamoci per lei». È un uomo all'antica, Antonio: tra i suoi valori c'è il sacrificio. Ma se ci credi, ti aspetti che la vita ti ricompensi, non che ti tradisca. Napoletano d'origine, ha conosciuto Orsola (lei siciliana) alla Taddei facchinaggio di Fontevivo. Nel 2006 si sono sposati. «E abbiamo avuto questi due gioielli di bambine - mormora, senza più sapere quale tempo usare -. Orsola si è dedicata alla casa e io ho trovato lavoro alla Fmt metalmeccanica, arrotondando poi con il piano bar e le imitazioni». Il ricordo va alla felicità di Syria per le piccole cose: la pasta alla carbonara o con il tonno, le lasagne della mamma, la pizza...

«Tutti le volevano bene», aggiunge. Il pensiero va alle compagne di classe, metà delle quali erano con lei anche nella squadra di pallavolo. Syria, una particolare predisposizione per le lingue straniere, era sempre pronta a dare una mano. Con una marcia in più, quella del sorriso. Solare, piena di voglia di fare e di stare con gli altri. Sopra il letto, i poster di Irama e di Ultimo. «In Sicilia, dove trascorriamo le estati nella casa dei nonni materni a Santa Teresa di Riva quest'estate avrebbe dovuto assistere a un concerto proprio di Ultimo. Il 9 agosto avrebbe compiuto 13 anni: la grande famiglia della spiaggia le aveva già preparato la festa». Tutti l'hanno vista crescere estate dopo estate. Nessuno potrà credere di non vederla più. In qualche modo, bisognerà continuare a sentire la sua presenza. «Andiamo avanti per Ginevra - conclude Antonio - e speriamo che Syria ci dia la forza».