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CONDANNA

Il rappresentante truffatore: in tre mesi si intasca oltre 22mila euro di pagamenti

16 luglio 2020, 05:08

Il rappresentante truffatore: in tre mesi si intasca oltre 22mila euro di pagamenti

GEORGIA AZZALI

Rappresentante da un mese per un'azienda di prodotti chimici e bulloneria, eppure già con le idee chiare su come allargare il giro di clienti e (soprattutto) su come intascarsi i soldi. Già, perché all'invio delle prime fatture agli acquirenti, la società comincia a ricevere una marea di lamentele: c'è chi non conosce nemmeno il nome di quell'azienda con sede a Bolzano e chi dice di aver reso il materiale acquistato, tramite il rappresentante dell'area di Parma, e di essere in attesa dell'accredito del denaro per quanto restituito. Tanto basta per far scattare una serie di verifiche interne che fanno emergere ciò che fino a pochi giorni prima l'azienda non avrebbe mai sospettato: in quelle poche settimane, tra febbraio e maggio del 2016, l'agente di zona aveva messo le mani sui pagamenti di vari clienti e sui prodotti che avrebbero dovuto essere restituiti all'azienda , per un totale di 22.544 euro. Scatta la denuncia ai carabinieri, e gli investigatori portano avanti una serie di accertamenti. Finché nei giorni scorsi il rappresentante - 47 anni, origini siciliane, ma da tempo domiciliato a Colorno - è stato condannato a 1 anno per truffa e appropriazione indebita, oltre che al pagamento di 600 euro di multa dal giudice Livio Cancelliere (pm Rino Massari).

Un passato con qualche piccola macchia per il rappresentante, ma di cui la società non ha mai saputo nulla. E d'altra parte, in quel primo periodo d'attività, dopo essere stato ingaggiato come agente monomandatario per la zona di Parma il 15 febbraio 2016, era riuscito a concludere accordi per la fornitura di materiale con 28 aziende. Pagato con provvigioni in base ai contratti che avrebbe concluso, il rappresentante doveva fare visita ai clienti, acquisire gli ordinativi e poi inviarli via mail alla società, che invia il materiale alle aziende, alla fine di ogni mese fattura il materiale agli acquirenti e liquida le provvigioni all'agente con un bonifico. Ma in realtà il rappresentante avrebbe seguito una «procedura» tutta sua: invio di prodotti che i clienti non avevano mai ordinato, ritiro di materiale (con la scusa di un banale errore di spedizione) che poi non riconsegnava alla sua azienda, ma soprattutto incasso di assegni intestati alla società e anche di contanti che alla sede di Bolzano non sono mai stati recapitati.

Era chiaro che l'azienda volesse avere a quel punto delle spiegazioni, ma quando il rappresentante è stato contattato, ha ammesso di essersi tenuto un po' di denaro degli incassi, fornendo una serie di scuse strampalate e cercando sostanzialmente di prendere tempo. Le verifiche della società hanno appurato che i pagamenti fatti dai clienti erano stati trattenuti dal rappresentante. Denaro contante ma anche assegni, tuttavia l'agente non si era «accontentato dei soldi, perché mai ha fatto riavere all'azienda il materiale restituito dai clienti, ai quali aveva anche consegnato i documenti di reso con la sua firma in calce.

Nella sede centrale, poi, non si è presentato, anche dopo aver fissato un appuntamento per un colloquio con i dirigenti. Mai più visto e sentito, nemmeno per consegnare l'iPad aziendale e la scheda telefonica che gli era stata fornita dalla società.

 

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GEORGIA AZZALI Rappresentante da un mese per un'azienda di prodotti chimici e bulloneria, eppure già con le idee chiare su come allargare il giro di clienti e (soprattutto) su come intascarsi i soldi. Già, perché all'invio delle prime fatture...

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