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TRAGEDIA A BORGOTARO

Anastasia: infermiera e mamma esemplare. Franco, il boscaiolo schivo e geloso

17 luglio 2020, 05:08

Anastasia: infermiera e mamma esemplare. Franco, il boscaiolo schivo e geloso

LEI

MARA VAROLI

 

Gli occhi verdi di Anastasia. Bella, forte e con un grande senso della cura. Era una brava mamma e un'infermiera esemplare, Anastasia Rossi. Che nel periodo dell'emergenza Covid dalla Casa di Risposo di Borgotaro era andata a lavorare all'Ospedale Santa Maria, nella zona grigia e nel reparto di Chirurgia: «E' per questo motivo che negli ultimi mesi preferiva che l'adorato figlio 13enne stesse a dormire dalla nonna, proprio per proteggerlo e garantire la sicurezza in casa - sottolineano i famigliari -. Anche con il marito cercava di rispettare quelle distanze che potessero essere garanzia per la salute».

Una donna molto responsabile e dedita alla sua missione: salvare gli altri. Nata a Borgotaro il 15 novembre del 1985, è cresciuta nel quartiere San Rocco, proprio lo stesso in cui abitava con il marito e il figlio.

E' cresciuta con il papà, la mamma e la sorella Alessandra, che ora è in un mare di lacrime. Così come papà Enrico che non si dà pace. La mamma di Anastasia, invece, è morta anni fa di malattia: una mancanza eterna. Dopo aver frequentato l'istituto per ragionieri nel suo paese, Anastasia ha lavorato prima un'azienda di ceramiche, poi in un bar. Finché si è diplomata e laureata infermiera professionale. E dopo aver prestato servizio nella Casa di riposo per assistere gli anziani, proprio nel periodo dell'emergenza era stata trasferita all'ospedale Santa Maria: «Era un lavoro che le piaceva tantissimo e a detta di tutti era davvero molto brava - continua la famiglia di Anastasia -. E nel periodo dell'emergenza del coronavirus, ha dimostrato di essere davvero scrupolosa e professionale, proprio per non mettere in pericolo suo marito e suo figlio».

Anastasia si era fidanzata con Franco addirittura a 15 anni. E poi a 20 anni, è arrivato il matrimonio nella chiesa di San Rocco: il 10 giugno 2006. Quindi la gioia grandissima della nascita del figlio, che ora ha 13 anni.

«Anastasia era una donna speciale - ricorda la sua famiglia -. Una donna che viveva per la sua casa e per il suo lavoro e che era tutta concentrata sul figlio, a cui prestava qualsiasi possibile attenzione: lo portava sempre alle partite di calcio. Le piaceva cucinare e le piaceva tenere in ordine l'appartamento: voleva anche rifare la sua camera da letto e quella del bimbo».

«Una mamma che adorava il figlio, che accudiva in una maniera eccezionale - ripetono i conoscenti -. Una donna con un grande senso della maternità. Solare, sempre sorridente, gentile e dolce. Che aveva tante amiche, ma nonostante questo il suo principale interesse era la famiglia: il figlio era al centro della sua vita».

E ogni volta ci si chiede il perché? Perché di una notte così? Lei, Anastasia era sempre allegra. Lui, Franco più chiuso: «Una coppia come tante - sussurrano i famigliari -: classica. Ogni tanto andavano fuori e magari mangiavano una pizza. Poi, le vacanze, proprio come altre coppie. Ad Anastasia piaceva molto camminare tra i boschi, in mezzo alla natura, magari con il cane lupo della famiglia di Franco. Cani e gatti: in casa avevano due mici, che ora verranno accuditi dalla sorella». Ricordi che si riavvolgono e hanno dell'incredibile, dopo quello che è successo: «Nessuno - concludono i famigliari - si aspettava che si potesse arrivare a questo punto. E ci raccomandiamo: Anastasia merita un bellissimo ricordo, così come era lei».

 

LUI

Franco Dellapina è nato 39 anni fa, all'ospedale Santa Maria, dove lavorava la moglie. Originario dei Vighini, una frazione sui monti di Borgotaro, era fiero di far parte di un'antica famiglia di agricoltori, tant'è che ai Vighini lui tornava sempre, ogni giorno.

IL BOSCAIOLO

Dopo la scuola aveva lavorato in un'azienda metalmeccanica a Fornovo, ma poi forse stanco del mestiere recentemente si era licenziato. E con molto entusiasmo aveva cominciato a lavorare con il fratello, che abita ancora con i genitori ai Vighini e che da sempre fa il boscaiolo: per cui Franco e il fratello si occupavano di tagliare la legna nei loro boschi e in quelli di altra gente, sempre su ordinazione. Una legna che puntualmente veniva anche venduta e portata a casa dei privati: a Borgotaro come in altri comuni del nostro Appennino sono molti i parmensi che nella propria casa mantengono la stufa a legna o il caminetto.

IL MATRIMONIO

E già quando era molto giovane, Franco aveva conosciuto Anastasia, così come succede da quelle parti, dove non si è semplicemente morosi ma ci si fidanza ancora ragazzini. E dopo poco, a vent'anni, si sono sposati e hanno avuto un figlio. Da qui all'acquisto della bella casa del quartiere San Rocco, in quella stradina interna di viale Libertà, in una zona tranquilla che i borgotaresi chiamano «Alle Giannelline», proprio per la presenza delle suore Giannelline. Un appartamento al piano rialzato di una bella palazzina, con le persiane marroni, le tendine alle finestre e un giardino all'esterno, con i fiori e le erbe da cucina. Insomma, una casa che poteva davvero essere il nido di un lungo e grande amore. Che per follia è finito in una tragedia assurda.

Oltre alla famiglia e al lavoro da boscaiolo, Franco era un appassionato cacciatore, così come è suo padre e tutti gli altri contadini della zona di Vighini: si fa caccia al cinghiale, ma anche di piccola selvaggina, come fagiani e lepri. Ed è per questo motivo, che in casa aveva una carabina da caccia: la stessa che è stata sequestrata dai carabinieri, ieri mattina sul luogo dell'omicidio suicidio. La stessa con cui ha messo fine a questo matrimonio, spegnendo la luce dell'amore per sempre, trafiggendolo di un dolore insopportabile.

LA GELOSIA

«Franco - dicono i conoscenti - era un tipo tranquillo. In tanti però dicevano che era un po' geloso, anche perché Anastasia era davvero bella e molto carina nei modi».

«Franco era un ragazzo che ogni tanto andava al bar a prendere un caffè - continuano i conoscenti, che per la situazione drammatica del momento preferiscono rimanere anonimi -, ma soprattutto era molto legato alla terra e alla tradizione da più generazioni di una famiglia di agricoltori. Un ragazzo che a volte era riservato, altre pure espansivo».

Tant'è che in paese lo conoscevano tutti e in quei bar che lui ogni tanto frequentava ricordano: «L'ultima volta che lo abbiamo visto è stata la scorsa settimana - dice una ragazza da dietro il bancone -. Era una mattina e lui e Anastasia sono arrivati intorno alle dieci e insieme hanno preso un caffé. Non sembrava che tra i due ci fossero problemi, così a una prima occhiata. Di più però non posso dire, perché non era un assiduo frequentatore dei bar. Certo - conclude la barista - che quello che è accaduto è davvero inspiegabile».

M.V.

 

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