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Omicidio-suicidio

«Anastasia voleva separarsi, ma Franco non lo accettava»

18 luglio 2020, 05:08

«Anastasia voleva separarsi, ma Franco non lo accettava»

MARA VAROLI

«Il giorno dopo è ancora peggio». Il senso di incredulità prende il sopravvento tra i parenti e gli amici di Anastasia e Franco. E l'ansia sale.

Davanti alla casa di viale Libertà il silenzio è pesante: la casa è sotto sequestro ed è tutta sigillata, per preservarla in vista di eventuali altri accertamenti. Le persiane sono chiuse, ma ogni tanto arriva qualcuno, si ferma, guarda e aspetta che all'improvviso si possano riaprire. Perché un dolore così profondo spaventa e divora dentro.

Quasi fosse un brutto sogno che non va via e da cui è impossibile risvegliarsi.

L'appartamento al piano rialzato in quella palazzina del quartiere San Rocco, con le rose rampicanti e i rosmarini, è senza vita e pieno di lacrime, per questo omicidio suicidio che ha sconvolto un paese intero, dietro la disperazione di due famiglie: «Non è vero che Anastasia e Franco erano separati, come hanno scritto tanti giornali - ribadisce la cugina -: lei si voleva separare, ma lui non lo accettava. E da un mese non dormivano più insieme».

Due spari nella notte, secondo le testimonianze della vicina, uno dopo l'altro: prima il 39enne Franco Dellapina avrebbe imbracciato la carabina da caccia e l'avrebbe puntata al petto della moglie, la 34enne Anastasia Rossi, premendo il grilletto. Poi, si sarebbe portato la canna all'altezza del mento ed è partito il secondo colpo. In quella camera senza luce, lei è rimasta distesa sul letto, lui per terra: così il mattino dopo sono stati trovati dal fratello di Franco, che per entrare nell'appartamento ha dovuto forzare la porta finestra. Le salme sono state trasportate in Medicina legale all'ospedale Maggiore e la Procura ha aperto un fascicolo, per cui a giorni verrà eseguita l'autopsia. Oltre alla carabina da caccia, dall'appartamento sono stati portati via dai carabinieri gli altri fucili di Franco: oltre una decina.

«Stiamo aspettando che ci dicano quando faranno l'autopsia - continua la cugina - per poter organizzare i funerali. Questa attesa distrugge ancora di più: nessuno vuol credere a quello che è accaduto. Il giorno dopo è ancora peggio».

Lo è anche per l'amica d'infanzia di Anastasia: «E' difficile parlarne, perché è tutto così orribile - sussurra -. Con Anastasia ci conoscevano fin da piccole e abbiamo condiviso le tappe più importanti. L'ultima volta che l'ho vista? Due giorni prima che morisse. L'ho incontrata in centro a Borgotaro: andava di corsa, ma mi ha detto che era in ferie e che ci saremmo viste per un caffé. Voleva raccontarmi dell'idea di separarsi. L'avevo vista bene, forse un po' dimagrita ma sempre sorridente».

Un lungo sospiro e il pensiero ricorda la scuola: «Eravamo all'asilo insieme - continua -, poi le elementari e le medie in San Rocco. Anastasia si era iscritta a ragioneria ma continuavamo ad essere amiche, nella stessa compagnia. Si era fidanzata con Franco a 15 anni e quando si sono sposati erano gioiosi: lei era bellissima. Si volevano bene, ma lui era molto geloso, se qualcuno la guardava, ma non avrei mai pensato che potesse accadere una cosa simile. Franco viveva per la caccia, per il lavoro da boscaiolo e per l'addestramento dei cani. Era una persona tranquilla. Lui e Anastasia non hanno mai fatto vita mondana in discoteca, al massimo una cena in compagnia. Poi con i turni da infermiera all'ospedale Santa Maria, il bambino e la casa, Anastasia non aveva molto tempo. E ha fatto tantissimi sacrifici: andava a lavorare, curava casa, marito e figli e intanto è riuscita a laurearsi. E' stata davvero brava: un traguardo di cui poteva andare orgogliosa. E noi eravamo contente per lei».

Il giorno dopo l'omicidio suicidio non c'è pace: «Se magari avessimo capito qualcosa, non sarebbe successo tutto questo - piange l'amica del cuore -. Ma ormai è tardi. Purtroppo. Anastasia era una persona che ha dato tantissimo agli altri e per tutti è una grossa perdita. E' un duro colpo per la comunità, perché ha veramente dedicato la vita agli altri: prima alla sua famiglia d'origine, all'adorata sorella che ha seguito con senso materno, poi il marito e il figlio, che ha curato tanto. E infine, gli anziani della Casa protetta, anche perché lei adorava la nonna, e i suoi pazienti dell'ospedale Santa Maria. Anastasia? Non la dimenticheremo».