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parlano le forze dell'ordine

Violenza di genere, per contrastarla strumenti e ascolto

18 luglio 2020, 05:01

Violenza di genere, per contrastarla strumenti e ascolto

MICHELE CEPARANO

Contro la violenza di genere l'impegno delle forze dell'ordine è costante.

Un impegno quotidiano fatto non solo di indagini, ma anche, soprattutto, di ascolto. Perché spessissimo la violenza contro le donne avviene in famiglia e tra le mura domestiche.

Quello che dovrebbe essere un nido diventa così una prigione.

Un luogo, come ha dimostrato purtroppo l'ultimo episodio tragico avvenuto a Borgotaro, da incubo.

Famiglia, dunque, come emerge dai dati forniti dal comando provinciale dei carabinieri, a volte può anche fare rima con lite.

Nel 2019, infatti, a fronte di 111.800 chiamate totali al 112, gli uomini dell'Arma sono dovuti intervenire cinquecento volte per liti in famiglia, di cui 150 volte nel solo Comune di Parma.

E nei primi sei mesi del 2020 sono stati 247 gli interventi per liti in famiglia da parte dei carabinieri in tutto il territorio provinciale.

«Non sempre si stratta di reati - spiega il tenente colonnello Marcello Robustelli, comandante del Reparto operativo dei carabinieri -, anzi nella maggioranza dei casi si tratta di questioni in cui è sufficiente la presenza dei carabinieri per rasserenare l'ambiente». Ma, anche se spesso tutto si rimette a posto, la guardia deve restare alta e, continua Robustelli, «riscontriamo un alto senso civico anche da parte delle persone esterne alla famiglia. Molto spesso, infatti, le chiamate al 112 arrivano proprio dai vicini di casa. Questo è un atteggiamento da incoraggiare. È meglio, infatti, una telefonata in più al 112 e un intervento in più da parte dei carabinieri, piuttosto che avere il rimorso di non avere fatto nulla. Nessuno deve voltarsi dall'altra parte; a volte, infatti, preoccupandosi anche di quello che succede fuori dalle proprie mura, si può salvare una vita». Tra chi è costantemente in prima linea da tantissimi anni a contrastare la violenza di genere c'è anche il vicequestore Silvia Gentilini, dirigente della Divisione anticrimine della questura di Parma. Un impegno da parte della questura, a cui partecipa la polizia locale di Parma, che si traduce anche nei numerosi gazebo organizzati in città e in provincia nell'ambito dell'iniziativa «Questo non è amore», rivolta alle donne vittime di violenza. Serve a far comprendere loro che non sono sole.

Neanche il dopo-Covid ha fermato la questura di Parma che giorni fa era presente con un gazebo a San Leonardo. «La gente - spiega la dottoressa Gentilini - ci deve vedere, dobbiamo andare in mezzo alle persone. Dallo scorso autunno abbiamo organizzato una ventina di gazebo ed è fondamentale continuare». Oltre all'ascolto, di cui non si finirà mai di sottolineare l'importanza, le forze dell'ordine hanno anche altri preziosi strumenti per scongiurare la violenza di genere.

Uno di questi è l'ammonimento da parte del questore. «È uno strumento di natura amministrativa - puntualizza la dirigente dell'Anticrimine - in cui la donna non si impegna in un percorso processuale, ma che avvisa una parte, in questo caso chi è autore della violenza, a non persistere nel suo comportamento vessatorio». Nel corso del 2019, a Parma e provincia, gli ammonimenti da parte della questura di Parma sono stati dodici e in questa prima metà del 2020 sono stati la metà.

La polizia di Stato, però, può assume ulteriori e più dure iniziative come, ad esempio, le misure di prevenzione personale, nello specifico le sorveglianze speciali qualificate. «È uno strumento limitativo della libertà personale per stalking - continua -. Nel luglio 2019, con il Codice Rosso, è stata introdotta anche una sorveglianza speciale, nata per combattere la criminalità organizzata, per i maltrattamenti in famiglia. Se ne occupa il tribunale di Bologna e prevede misure come l'obbligo di dimora, il divieto di soggiorno e il contatto con le autorità di pubblica sicurezza. Negli ultimi sei mesi l'abbiamo proposto in cinque casi e tre nostre richieste sono già state accolte».

Ma cos'è accaduto durante il lockdown? Meno denunce in generale, ma le violenze non si sono interrotte. «Anzi - dice -, si è creata una situazione di convivenza obbligata con esiti che ci stiamo preparando a contrastare».

«Non bisogna, però, mai mollare e continuare a lavorare anche sui giovani - riprende - ed ecco perché, quando riapriranno, la nostra presenza nelle scuole continuerà». La dirigente conclude con un appello a tutti i cittadini: «La violenza di genere è una piaga da debellare, nessuno può far finta che non esista».

 

MICHELE CEPARANO Contro la violenza di genere l'impegno delle forze dell'ordine è costante. Un impegno quotidiano fatto non solo di indagini, ma anche, soprattutto, di ascolto. Perché spessissimo la violenza contro le donne avviene in famiglia...

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