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Cordoglio

Addio a Barbuti, una vita di lavoro in Barilla

19 luglio 2020, 05:05

Addio a Barbuti, una vita di lavoro in Barilla

ISABELLA SPAGNOLI

Il 16 settembre del 1920, Erminio Barbuti era nato a Parma, in Cortile San Martino, quartiere che lui amava definire una piccola città, nel cuore della città.

Serio, volenteroso, tanta energia per affrontare una vita che sarebbe stata lunghissima, Erminio si è spento in questi giorni nel letto di casa sua, mancando di poco il traguardo dei cento anni.

Una vita ricca di soddisfazioni quella di Erminio che si sposò con Rina Arodi nel 1950 e, in aprile, festeggiò i 70 anni di nozze (all'evento la «Gazzetta» dedicò un ampio servizio). Una festa intima, in famiglia, la loro, poiché la pandemia in corso non aveva permesso di organizzare una cerimonia con i tanti amici e parenti.

Era stato rimandato tutto a settembre quando si sarebbe dovuta svolgere la festa di compleanno.

«Purtroppo il papà è deceduto prima e ora non resta che ricordare la vita ricca che ha vissuto - spiegano le figlie Patrizia e Silvana -. Ha studiato a La Salle , successivamente ha frequentato per tre anni Ragioneria, ma poi è dovuto andare in guerra (ha fatto la campagna di Russia) e ha dovuto interrompere gli studi. Quando è tornato è stato assunto in Barilla dove h a lavorato, per 36 anni, all’Ufficio personale ed assunzioni. Ha vissuto lo splendore che la ditta ha avuto dopo la guerra: ha dato ma ha anche ricevuto tantissimo dalla Barilla che ha considerato sempre come una seconda famiglia».

Fra i suoi grandi motivi di orgoglio è essersi attivato per la costruzione di case destinate ai dipendenti della ditta, era felice di potersi occupare di un progetto tanto nobile.

Erminio, che faceva parte dei reduci di Russia, è stato il primo presidente del gruppo Adas donatori di sangue, era nel gruppo Ammiraglie d’oro Barilla e fu nominato Maestro del lavoro nell’81.

«Era amato dai collegi e dai dipendenti - spiega Patrizia -. Aveva mantenuto i contatti con molti di loro e, ora che è morto, non riesco a contare le telefonate di condoglianze che mi giungono da persone che l’hanno conosciuto».

Innamorato della montagna, raccoglitore di funghi, camminatore straordinario, Erminio, ha fatto conoscere l’Appennino alle sue ragazze che non dimenticheranno mai le lunghe passeggiate in mezzo alla natura.

«Papà fino in ultimo ha mantenuto una memoria ferrea che non gli faceva dimenticare nulla e nessuno. La sua empatia gli ha permesso di rimanere nel cuore di amici e conoscenti che ora sono addolorati, come se fossero familiari, per la sua morte che, nonostante la veneranda età, per noi è sopraggiunta troppo presto».