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Pertusi: «Bergonzi, maestro in teatro e a tavola»

19 luglio 2020, 05:03

Pertusi: «Bergonzi, maestro in teatro e a tavola»

MARA PEDRABISSI

Canterà Verdi per il suo maestro, a sei anni dalla scomparsa, guest star del «memorial» Bergonzi, domenica prossima, dalle 20.30 davanti alla chiesa di Vidalenzo. Intanto, usa l'usuale per disarmare l'inusuale. Cioè studia come sempre, Michele Pertusi, in questo luglio come mai.

Caldi pomeriggi domati dall'inossidabile Ciako Tanaka, la coach con cui il basso lavora abitualmente. Trent'anni per una novantina di ruoli preparati insieme. Un tragitto, là dove porta la voce, da Mozart a Verdi. In mezzo Donizetti e tanto Rossini. Adesso tocca alla «Linda di Chamounix», ancora un bel Donizetti che dovrebbe debuttare in inverno a Firenze.

Dovrebbe. «Tante proposte, su e giù per l'Italia, in teatri che mordono il freno per riaprire, ma... sono troppi i "ma" e si incrociano con altrettante incertezze. I recuperi delle date perdute che si accavallano a periodi "forse" impegnati. Forse, perché magari la data salta. Sento il disagio. Non dico di essere pessimista. Ho però il timore che il nostro mestiere non tornerà più a essere quello prima». E questo è Pertusi. E la dice lunga, visto che - chi lo conosce lo sa - ha dalla sua l'ottimismo nel mestiere di vivere, sguardo limpido, battute folgoranti e doti insospettabili da imitatore.

Mala tempora currunt, per lo spettacolo dal vivo, se si preoccupa anche una star internazionale, che ha sul comodino un Grammy (l'Oscar della musica) per l'incisione di Falstaff e come "santi in paradiso" Bergonzi e la Tebaldi.

Michele, lei di Bergonzi è stato allievo, e tra i prediletti.

«Lo dico scherzosamente, ma lui amava molto fare lezione ai tenori. Noi voci scure eravamo le sue guardie del corpo. Con noi si sentiva tranquillo, con i tenori si immedesimava, rivedeva se stesso».

Tramite Bergonzi, conobbe la Tebaldi di cui divenne pupillo.

«Me la presentò Bergonzi, ai Due Foscari. In seguito la frequentai perché era madrina dei concerti al castello di Torrechiara, dove cantavo. Io ero un ragazzo di Parma, lei sentiva un legame forte con questa terra. Mi prese in simpatia».

Le diede qualche consiglio, un amuleto magari?

«No, mai. Mi ascoltava. Dopo un concerto a Torrechiara, disse che le ricordavo le voci della grande tradizione italiana, diversa dal modo di cantare dei russi. Detto da lei, che aveva una voce baciata da Dio».

E Bergonzi, un consiglio?

«Un consiglio? Una borsa di consigli. Canta sul riposo! Non forzare! Non usare artifici! Che poi dovrebbe essere il tipico canto fluente all'italiana, di Tebadi, Bastianini, Siepi, con la voce che si espande. Quindi grande perizia nel legato. Mi tornano in mente delle cose che da ragazzo interpreti in un modo e più avanti in un altro. Diceva: "chi lega canta, chi non lega fa qualcos'altro, chiacchiera, parla o declama". Era autocritico verso le sue stesse registrazioni. Una volta gli mandarono le cassette di un "Andrea Chénier" al Met, dei primi anni '60. Io ero curioso, così dopo qualche giorno gli chiesi se lo avesse ascoltato. "Sì, rispose, ero in forma, tutti lo eravamo, una bella recita però facevamo troppi portamenti". Ma allora usava così. Quel che voglio dire è che era passata una ventina di anni, e lui aveva già maturato una visione diversa, moderna e proiettata nel futuro».

Dove vi faceva lezione?

«In teatro a Busseto e nella taverna dei Due Foscari. Una volta ci portò a mangiare anche da Vernizzi a Frescarolo. Era una buona forchetta, ma da queste parti di cattive forchette non ne conosco».

Oggi anche i cantanti devono stare più attenti alla linea.

«Oggi devi essere una specie di Superman. Col risultato che le voci soffrono a cantare col fiato alto, in movimento, in pressione sulle corde vocali».

E le carriere si possono accorciare. Invece per Michele Pertusi, conti alla mano, dal 1984 a oggi sono 36 anni.

«La voce scura soffre meno. Però sono più di 36 anni che canto. Canto da sempre! Da bambino cantavo nei cori in chiesa, quella di via Isola che si chiamava Ognissanti Nuova, nel coro del San Benedetto, la mia scuola, in casa, alla Corale Verdi, nel coro del Regio. Dappertutto. Poi mi sono iscritto al Conservatorio... ma non ero un grande allievo, ero refrattario, avrei dovuto diplomarmi in canto... invece mi ha dato il diploma d'onore Ciampi molti anni dopo. La verità è che io volevo cantare subito. Conobbi Bergonzi nell'estate dell'84, a cavallo del mio debutto. Sapevo già di dover fare Ernani, avevo vinto il concorso a Modena. Il maestro Leone Magiera (primo marito di Mirella Freni e storico pianista di Luciano Pavarotti, ndr) era in commissione e mi fece debuttare in un Rigoletto, a Pistoia, col Maggio Fiorentino diretto da Bartoletti. Facevo Monterone. La stessa sera debuttava Anna Caterina Antonacci, contessa di Ceprano. C'era il grande Franco Federici come Sparafucile, era amico di mio padre, andavano a scuola insieme».

Nella sua famiglia erano tutti portati per il canto. I suoi tre figli, Massimiliano, Alessandro e Roberto, hanno seguito altre strade, come desideravano. Come hanno vissuto il papà famoso?

«Abbiamo cercato di vivere nel modo più normale una vita che comunque non è normale. Mia moglie Stefania ha fatto grandi cose per crescere tre figli. Di mio, ho cercato di esserci il più possibile, facendo viaggi assurdi per non mancare le comunioni, le cresime, i momenti importanti. Certo, quando ero in America era difficile... anche perché vent'anni fa non c'era la videochiamata. C'erano i telefonini ma le tecnologie non erano compatibili. Anche io ho dovuto fare tanti sacrifici».

Diremmo che ne è valsa la pena. La prossima settimana Pertusi sarà il 25 nel cast del concertone di rinascita dell'Arena di Verona, il 26 a Vidalenzo. Due serate, il 31 luglio e primo agosto a Parma con la Toscanini diretta da Sebastiano Rolli interpretando le canzoni di una volta. Poi al Festival Verdi, il 18 e 20 settembre, nel Requiem con la Toscanini diretta da Roberto Abbado.

 

MARA PEDRABISSI Canterà Verdi per il suo maestro, a sei anni dalla scomparsa, guest star del «memorial» Bergonzi, domenica prossima, dalle 20.30 davanti alla chiesa di Vidalenzo. Intanto, usa l'usuale per disarmare l'inusuale. Cioè studia come...

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