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Intervista

Leo Nucci: "Addio all'addio alle scene"

20 luglio 2020, 05:03

Leo Nucci: "Addio all'addio alle scene"

Mara Pedrabissi

Tanto tuonò che piovve. Così il divino Leo Nucci dice addio all'addio alle scene. Ma una ragione c'è. Anzi, una "buona" ragione: «E adesso, con quel che è successo, che faccio? Mi richiedono... Se vedesse i manifesti che hanno messo a Verona per "Gianni Schicchi"... Probabilmente, il mio nome attira ancora e oggi c'è bisogno di questo» inanella le parole, quasi imbarazzato, il "Leonucci" adorato dai melomani, il "Campione", secondo Pavarotti, per il gran cuore nei bis. Rigoletto per definizione, nato sotto il segno dell'ariete nel 1942, dopo oltre tremila recite e mezzo secolo di carriera, lo scorso autunno aveva annunciato di volersi ritirarsi. Simbolicamente in occasione dell'appuntamento al Regio nel giorno più verdiano del festival verdiano (il 10 ottobre), salvo concludere alcuni impegni presi. Ma il Covid ha sparigliato le carte. Ieri sera è stato Germont padre nella Traviata in forma di concerto, alla Cavea del Maggio Fiorentino. Sabato sarà nel cast "all star" del concertone «Cuore italiano della musica» che inaugurerà la non semplice stagione dell'Arena di Verona. Sempre in Arena debutterà il 21 agosto con un nuovo «Gianni Schicchi». Poi la Scala e, si dice, sia già stato contattato per rifare il suo cavallo di battaglia, Rigoletto.

Maestro Nucci, possiamo ben capire perché ha cambiato idea.

«La mia ultima recita, da contratto, è stata il 22 febbraio. Non avrei più fatto nulla, se non a settembre la tournée a Tokyo con la Scala in occasione delle Olimpiadi. Un modo per me di chiudere anche 40 anni di lavoro con il teatro milanese. Ma sapete cosa è successo... Anche la recita a Firenze non era prevista, doveva farla Placido Domingo che poi non ha potuto. Il teatro mi ha chiesto di sostituirlo. Con il sovrintendente Pereira ho un'amicizia quarantennale, dico di no? Non potevo tirarmi indietro».

E all'Arena?

«L'amica Cecilia Gasdia mi ha chiesto di partecipare alla serata di voci tutte italiane. Ho accettato, canterò Rigoletto, "Cortigiani". Canterò per ultimo, per anzianità: sono 43 anni che mi esibisco all'Arena. Poi Cecilia mi ha lanciato la provocazione di "Gianni Schicchi". E io cosa faccio? Canterò e curerò anche l'ideazione scenica che allude alla pandemia. "Gianni Schicchi" debuttò al Met il 14 dicembre 1918, immediatamente prima che scoppiasse la Spagnola, che si sarebbe portata via 50 milioni di persone, tra cui il mio bisnonno. C'è una connessione fortissima che sottolineiamo nello spettacolo per esorcizzare la paura».

E a settembre la Scala...

«Quello era un contratto già esistente. Non si va più a Tokyo ma viene confermata Traviata in forma di concerto. Riguardo al mio lasciare, l'idea rimane, ma in questo momento mi sta arrivando un bombardamento di proposte e dove potrò, andrò. Se sarò in forma».

Tra i 24 divi dell'Arena sabato ci saranno due parmigiani e un parmigiano per cittadinanza onoraria...

«Sì, Luca Salsi, Michele Pertusi ed io. Parma è rappresentata bene».

Con voi, anche il basso Riccardo Zanellato, Verdi d'oro a Parma nel 2019, l'altra sera nel Rigoletto all'Opera di Roma. Quante discussioni sulla regia di Michieletto. Leo Nucci, con 560 "Rigoletti" ufficiali, può permettersi di dire la sua...

«Ho contestato un certo tipo di regie ad Amburgo, 35 anni fa. Con Damiano Michieletto siamo amici, è geniale. Nello spettacolo dell'altra sera non c'era nulla per caso, è un grandioso evento teatrale e cinematografico, infatti in collaborazione con Indigo Film. Ma con il Rigoletto di Verdi su libretto di Piave tratto da Victor Hugo non c'entra nulla. Punto. La verità è che se queste persone geniali avessero oggi dei bravi autori, assisteremmo a una rinascita dell'opera, invece questi autori non ci sono. E' il problema».

Cosa possiamo augurarci?

«Papa Pio VII, prozio di mia nonna, quando era vescovo di Imola, tenne un discorso sul valore della memoria storica, del ragionamento, della fantasia nel senso di inventiva. Questo dobbiamo augurarci anche oggi. Se non facessi così, me ne starei in casa con la mascherina per non farmi contagiare dal gatto».

 

Mara Pedrabissi Tanto tuonò che piovve. Così il divino Leo Nucci dice addio all'addio alle scene. Ma una ragione c'è. Anzi, una "buona" ragione: «E adesso, con quel che è successo, che faccio? Mi richiedono... Se vedesse i manifesti che hanno messo...

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