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Migranti e turisti solidali nella casa «condivisa» sul Lungoparma

20 luglio 2020, 05:05

Migranti e turisti solidali nella casa «condivisa» sul Lungoparma

CHIARA CACCIANI

«Vedo l’arcobaleno nelle facce che incontro e concludo che questo è un mondo meraviglioso». Lo dice in italiano stavolta, Louis Armstrong, l’espressione sorridente, piena e rassicurante incorniciata all’ingresso. E’ suo il primo volto che si incontra varcando la soglia, sua la paternità e la musicalità del senso ampio e colmo di speranza di quelle due parole: Wonderful World. E’ proprio questo il nome scelto per la casa-esperimento sul Lungoparma che - in questo mondo possibile - vuole essere una sorta di terra di mezzo: tra albergo e casa della pace, dal 23 dicembre scorso offre alloggio temporaneo ai migranti rimasti fuori dai percorsi di accoglienza ma a breve si aprirà anche al turismo solidale con la formula del B&b, facendo incontrare - su tre piani e con circa 25 posti letto - culture, storie e percorsi.

«L’idea è di contemperare la presenza di chi non può permettersi di pagare una sistemazione, con quella di chi può farlo. Il progetto è stato avviato senza alcun finanziamento e deve diventare un generatore di sostenibilità economica e anche - perché no? - di occupazione, con figure professionali che possano garantire ad esempio la gestione dell’apertura e delle prenotazioni e quella della cucina», spiega Emilio Rossi, presidente di Ciac, la onlus da cui è partita l’iniziativa.

E’ stato all’indomani dell’entrata in vigore del Decreto immigrazione e sicurezza. «Che di fatto ha smantellato il sistema di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati - spiega Chiara Marchetti, sociologa e responsabile equipe progettazione e ricerca di Ciac - Avevamo previsto che avrebbe provocato la drastica riduzione di qualsiasi forma di protezione, e infatti sono aumentati moltissimo i diniegati o irregolari. Ma non solo: anche chi era già qui legalmente, con un permesso di soggiorno, e ha diritto alla protezione umanitaria, non riesce più entrare in nessuno percorso di accoglienza nonostante sia sancito per legge. I Cas offrono sempre meno servizi e i tempi per ottenere status e documenti possono diventare lunghissimi. Nel frattempo queste persone rischiano di perdere tutto: dal lavoro a una sistemazione abitativa. E si apre la porta alla precarietà». E alle notti sotto un ponte, o nelle baracche in via Po, facilmente avvicinabili da una criminalità a caccia di nuove leve.

 

La soluzione possibile? Pur continuando a insistere su una presa di responsabilità delle istituzioni, nel frattempo l’hanno trovata in una chiamata alla città: a farsi comunità in un luogo in cui accoglienza non è solo rispondere a bisogni primari, ma è incontro, conoscenza, amicizia «con persone che troppo spesso sono dipinte solo come portatrici di degrado e illegalità».

«Sembrava un’idea da sognatori - continua Rossi - invece è praticabilissima». Anche perché Parma - «che sa essere generosa ed ha una lunga tradizione nell’abbattere la segregazione, basti ricordare Tommasini» - ha risposto. I primi a farlo sono stati i missionari Saveriani, che hanno messo a disposizione l'edificio che è parte del complesso della casa madre ma ad ingresso indipendente. «Sono stati grandi - e negli occhi del presidente di Ciac si misura tutta la gratitudine - : subito sulla nostra stessa linea. Loro viaggiano, hanno conosciuto il mondo…». E pure a loro deve sembrare un luogo che può essere meraviglioso.

I secondi sono stati i volontari: «Appena abbiamo messo in giro la voce, in pochissimo tempo sono arrivate oltre 60 adesioni. Giovani e meno giovani che non accettavano la campagna di odio verso gli stranieri e a cui abbiamo chiesto di darne testimonianza concreta».

I primi ad abitare il Wonderful World sono stati - sotto Natale - due pakistani: nei quattro mesi in attesa di formalizzare la domanda di asilo sarebbero rimasti in strada e invece hanno trovato un tetto e - come hanno scritto congedandosi - una famiglia. Una famiglia grande che ha subito attivato una chat comune, un alternarsi nei turni e nei «di cosa c’è bisogno?». Sono arrivate l’assegnazione di un volontario tutor per ogni ospite, le giornate scandite dagli impegni all’esterno - i corsi di lingua, la formazione professionale, le tappe della burocrazia - e poi il ritrovarsi all’interno: le cene, le serate coi giochi di società, la voglia di mettere a disposizione dei saperi. «Fino a quando è arrivato il lockdown non abbiamo mai speso un centesimo per il cibo - racconta Emilio Rossi -: i volontari arrivavano carichi per la cena e la colazione. Come quando vai da amici e porti qualcosa».

E se la pandemia è arrivata a separare fisicamente ospiti e volontari, il filo si è dimostrato tenace: sono fiorite lezioni online di ginnastica, si sono moltiplicate telefonate, video, audiomessaggi, si è scatenata la creatività per tenersi compagnia.

Oggi gli abitanti di passaggio - gli accordi sono per tre mesi, prolungabili - sono otto, insieme ai volontari si sta riprendendo un nuovo ritmo. E può riprendere il cammino del bed and breakfast, «anche pensando agli arrivi per Parma 2020+21». Intanto, in diretta, suona il campanello e c’è già qualcuno che chiede, sotto lo sguardo di Louis Armstrong: «C’è posto?».

 

CHIARA CACCIANI «Vedo l’arcobaleno nelle facce che incontro e concludo che questo è un mondo meraviglioso». Lo dice in italiano stavolta, Louis Armstrong, l’espressione sorridente, piena e rassicurante incorniciata all’ingresso. E’ suo il primo...

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