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OMICIDIO-SUICIDIO

Il marito a cena con il figlio e un amico prima del delitto. E quel porto d'armi riavuto

21 luglio 2020, 05:08

Il marito a cena con il figlio e un amico prima del delitto. E quel porto d'armi riavuto

GEORGIA AZZALI

Anastasia che non doveva vivere senza di lui. Che avrebbe dovuto rivelargli i segreti del suo cuore. Franco Dellapina era ossessionato dall’idea di quella donna che aveva scelto. E voleva continuare a camminare senza di lui. Un pensiero martellante che forse lo divorava da giorni, tanto da lasciare il figlio tredicenne con un amico, con il quale era uscito a cena insieme al ragazzino, per precipitarsi a casa di Anastasia. E per farle esplodere il petto e poi premere il grilletto contro di sé. L'ordinarietà di una sera che si trasforma in violenza brutale. Come se qualcosa o qualcuno avesse acceso una miccia. Eppure nulla di inquietante è accaduto in quelle ore, ma i pensieri distruttivi forse affollavano già da qualche tempo la sua testa.

Quel 15 luglio Dellapina, che da alcune settimane vive a casa dei genitori, ha un appuntamento a Borgotaro per andare a mangiare qualcosa con un amico. E con sé porta anche il figlio. Dopo un po', però, Delllapina sembra un po' distaccato, a tratti turbato, e dice all'amico che ha bisogno di andare a fare un giro. Se ne va da solo, mentre il figlio resta con l'uomo. Al ritorno pare più tranquillo, ma poco dopo una nuova decisione bizzarra: sono più o meno le 22,30, quando dice all'amico che deve andare via: «Ci vediamo dopo», si limita a dire. E si allontana lasciando il ragazzino con l'amico. È come se avesse un'urgenza. Come se dovesse ottenere una risposta che non può attendere.

Deve andare da Anastasia. Dalla moglie, 34 anni, che vuole costruirsi un futuro senza la sua ombra assillante al fianco. L'amico prova a chiamarlo più volte e aspetta fino a mezzanotte prima di portare il bambino dai nonni. Poi decide di andare a casa di Anastasia, ma vede l'auto di Dellapina parcheggiata e nota le luci accese nell'appartamento. Pensa ciò che tutti avremmo pensato: stanno ancora parlando. E se ne va.

Ma in quel momento Anastasia è quasi certamente già morta, considerando che un vicino sente dei rumori che potevano sembrare spari tra le 23,15 e le 23,30, mentre sta guardando la partita. Colpita a bruciapelo, Anastasia, da una palla da cinghiale esplosa da uno dei tanti fucili da caccia che Dellapina, 39 anni, teneva in casa. Lei distesa sul letto, dove si è accasciata dopo essere stata colpita mentre probabilmente era seduta sul bordo. Lui sul pavimento della camera, dopo essersi puntato l'arma sotto il mento.

DENUNCIA E PORTO D'ARMI

Un piccolo arsenale in casa: tra fucili e carabine da caccia, i carabinieri hanno sequestrato undici armi, oltre a decine e decine di cartucce. Tutte regolarmente denunciate, eppure ci sono stati anni durante i quali Dellapina, boscaiolo con una grande passione per la caccia, aveva dovuto rinunciare ai suoi fucili. Nel 2012 era infatti stato denunciato per violenza privata e violazione di domicilio: l'accusa era che si fosse precipitato a casa di un conoscente per cercare un suo cane da caccia che quell'uomo - secondo lui - poteva aver rubato. Ma tutto era finito in nulla, perché la procura - dopo aver anche interrogato Dellapina - aveva chiesto e ottenuto l'archiviazione del caso. Nel frattempo, però, a Dellapina era stato revocato il porto d'armi dal questore. Finché nel 2016, dopo aver fatto ricorso al Tar, lo ha riottenuto: i giudici hanno ovviamente dovuto tenere conto dell'archiviazione di quella denuncia, oltre al fatto che non erano emersi comportamenti aggressivi o minacciosi che potessero impedirgli di avere il porto d'armi.

QUEL COLPO A BRUCIAPELO

Ma negli ultimi tempi quella volontà di possesso e controllo, contro cui forse già da anni combatteva, l'aveva fatto diventare una presenza assillante della vita di Anastasia. La controllava, la seguiva, geloso anche del suo nuovo lavoro, da quando a febbraio era entrata in servizio come infermiera all'ospedale di Borgotaro. Inaccettabile quel suo desiderio di separarsi. E soprattutto perché? Chi l'aveva convinta a percorrere una nuova strada? Quell'ultima sera l'avrà tempestata di domande. E forse le avrà fatto mirabolanti promesse per strapparle un sì. I vicini dicono di non aver sentito urlare. Perché quando ha appoggiato il fucile sul petto di Anastasia, lei si è pietrificata nell'angoscia. Non aveva segni di difesa sulle mani e sulle braccia. Forse non ne ha avuto nemmeno il tempo.