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STASERA

Nyente da Dire: è sempre Fortis

23 luglio 2020, 05:02

Nyente da Dire: è sempre Fortis

CLAUDIA OLIMPIA ROSSI

 

Il graffio gentile della musica di Alberto Fortis è come la puntina del giradischi sul vinile: un solco sapiente che genera bellezza. Se il cantautore che declina la provocazione in filosofia afferma di aver «Nyente Da Dire», titolo del nuovo singolo e dello spettacolo di cui sarà protagonista stasera all'arena estiva del cinema D'Azeglio, nell'ambito della rassegna Controtempi, è consigliabile mettersi in ascolto. L'autore di «A voi romani», «La sedia di lillà», «Il Duomo di notte», «Milano e Vincenzo», «Settembre», propone un concerto per pianoforte e voce, con il contrappunto di creazioni video, in dialogo con il giornalista Enzo Gentile.

Girata la boa dei quarant'anni di carriera, Alberto Fortis - pluripremiato, ventuno album all'attivo, un milione e mezzo di dischi venduti, un carnet di collaborazioni artistiche con i miti della musica internazionale – a chi dedica questo singolo, registrato a Milano e masterizzato a New York presso gli studi Sterling Sound?

«A tutte le persone che sanno esistere senza gridare e al filosofo Seneca. Il mondo ha bisogno di sostanza. È il primo capitolo della nuova produzione, da quando sono rientrato a collaborare con la Universal, la mia etichetta storica. Queste tematiche mi accompagnano fin da un singolo precedente, "Venezia", mirato a riassumere quello che provo in questo periodo. Nel genere musicale che la fa da padrone, i testi spesso istigano alla violenza sessuale, all'uso di sostanze. Contenuti diseducativi in cui non trovo nulla della sana ribellione e contestazione caratteristiche della storia dell'arte. Invece c'è un'uniformità, diventata ormai cliché, con un abbassamento del livello del pathos. In un simile contesto, io non ho niente da dire».

 

In questo non omologarsi sta forse il segreto della durata delle sue canzoni, cult dal 1979?

 

«Restano se c'è un intendimento tra chi scrive e una collettività, nella volontà di esplorare, interrogarsi. I miei capitoli provocatori mi hanno procurato anche delle problematiche professionali. Invece oggi il sistema permette di divulgare su grande scala messaggi deleteri, con artisti, giudici nei talent, che diventano un punto di riferimento per i giovanissimi, spesso privi di memorie storiche. Da questo nasce la rabbia e la preoccupazione artistica che io ed altri avvertiamo: l'arte può elevare o essere usata per assoggettare».

Lei ha iniziato a suonare da bambino, alle percussioni, con una batteria ricevuta in dono. Che ruolo hanno, nella sua carriera, il talento, la passione, il lavoro duro?

«Direi che ha scelto proprio le parole chiave: talento, passione e lavoro duro. Vengo da una famiglia di medici, io stesso ne avevo intrapreso gli studi universitari. Sembra assurdo ma mi sento di fare dei parallelismi: la forza terapeutica della musica è fondamentale. I giovani che si avvicinano a questo mestiere devono sapere che è una sorta di missione».

Il valore dell'arte è stato compreso nella sua portata vitale nel periodo del lockdown, che lei ha trascorso nella casa natia a Domodossola, trasformata in una sorta di set.

«Per me è stato un periodo di una pregnanza artistica sorprendente. Galeotta la mia casa di famiglia: ogni angolo mi suggeriva memorie ed emotività adolescenziali. Ho prodotto più di 40 dirette web, diventate mini serie, episodi di teatro surreale, allestendo la mia sala piano con tante piccole luci. Una gioia, ma anche un impegno nel cercare di offrire al pubblico qualcosa di nuovo. Ho interagito con tanti personaggi straordinari, da Ferruccio de Bortoli a Linus».

Le collaborazioni artistiche in Italia e all'estero costellano la sua carriera. Quali le sono rimaste maggiormente nel cuore?

«A partire dal primo album: la Premiata Forneria Marconi e il mio produttore storico Claudio Fabi. Poi nel terzo album, lo sliding door per me, “La grande grotta”, ho collaborato con musicisti come Axel Acuna e Abraham Laboriel, il cui figlio, visto agli esordi da bimbo, oggi è il batterista di Paul McCartney e Sting. A New York lavorai con Carlos Alomar, leaderband e coproduttore di David Bowie, la persona che con Bowie e John Lennon ha scritto "Fame". Dulcis in fundo, la partecipazione di George Martin alla registrazione del mio album "Fragole infinite” agli Abbey Road Studios di Londra. Senza dimenticare il grande Gerry Beckley degli America. Tra gli altisonanti nomi italiani del jazz e del blues, ammiro molto Zucchero per il ruolo internazionale. Nell'arte come nella vita, conoscere fa crescere. Proprio perché soggiornavo negli Usa, negli anni '83-'84 ho fatto il primo pseudo rap italiano con la canzone “Plastic Mexico”».

Parafrasando una sua splendida canzone, direbbe ancora «sono contento di voi»?

«Io oggi apprezzo chi riesce tenere la rotta di coerenza e dignità in qualsiasi tipo di professione. Certo, la lotta è dura, ma mai deporre excalibur: proprio questi sono i momenti in cui bisogna lucidare la spada».

E' contento di essere a Parma?

«Chi non viene volentieri a Parma? Parliamo di una delle principesse d'Italia. Sarò affiancato da Enzo Gentile, grande giornalista e caro amico, una persona con cui è rimasta stima professionale e umana nel tempo. Attendo questa bella serata».

 

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CLAUDIA OLIMPIA ROSSI Il graffio gentile della musica di Alberto Fortis è come la puntina del giradischi sul vinile: un solco sapiente che genera bellezza. Se il cantautore che declina la provocazione in filosofia afferma di aver «Nyente Da Dire»,...

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