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GHIRARDI & C

Crac Parma, tutti i dettagli della sentenza, i retroscena delle condanne e le reazioni

23 luglio 2020, 05:03

Crac Parma, tutti i dettagli della sentenza, i retroscena delle condanne e le reazioni

Georgia Azzali

Il patron e il super direttore non si sono fatti vedere. Lontani dall’aula nel giorno del giudizio. Quattro anni a Tommaso Ghirardi, numero uno della società dal 2007 alla fine del 2014, e sei a Pietro Leonardi, in sella dal 2009 e fino ai primi di marzo del 2015, a pochi giorni dal crac. Il presidente e l’amministratore del Parma calcio, che aveva cullato sogni europei ed è finito nella polvere. Ma è il potente braccio destro a pagare (per ora) il conto più salato. No alle attenuanti generiche per Leonardi, che invece sono state riconosciute a Ghirardi. La scelta del rito abbreviato ha comunque consentito a tutti e due di poter contare sullo sconto di un terzo della pena. Registi di quell'avventura disastrosa che ha portato il club crociato al capolinea il 19 marzo 2015, quando il tribunale di Parma ha dichiarato il fallimento, certificando (allora) 218 milioni di debito. Il giudice Mattia Fiorentini ha anche stabilito una provvisionale di 2 milioni e mezzo per la curatela fallimentare, oltre a 40mila euro che dovrà versare il solo Leonardi, mentre il risarcimento per il danno complessivo sarà stabilito in sede civile. Bancarotta fraudolenta aggravata, bancarotta documentale e accesso abusivo al credito: questi i reati contestati a vario titolo, in relazione al periodo in cui gli imputati erano in carica e al ruolo svolto.

La procura aveva messo Ghirardi e Leonardi sullo stesso piano: 6 anni per ciascuno aveva chiesto il pm Paola Dal Monte nella sua appassionata requisitoria e no alle attenuanti generiche. Ma l'ex numero del club crociato le ha ottenute, e forse sulla valutazione del giudice (le motivazioni verranno depositate tra 90 giorni) ha inciso anche quel risarcimento da 1 milione e 800mila euro che Ghirardi aveva versato insieme ad altri due imputati. L'ex presidente ha inoltre risarcito la Erreà, l'azienda di abbigliamento sportivo che era stata truffata con un documento falsificato che attestava una cessione di credito di 1.050.000 euro: così il reato (di cui era accusato anche Leonardi) è caduto perché l'azienda ha rimesso la querela e ha ritirato la costituzione di parte civile. Ma sulla condanna più dura per Leonardi può aver pesato anche il fatto che l'ex dg era anche accusato di aver distratto dalle casse della società 113mila per spese personali: soldi presi e mai restituiti.

Già nel luglio del 2012 la società era sull'orlo dell'abisso, ma durante i cda - secondo la procura - si continuava a parlare solo di «tensione finanziaria», mentre i bilanci sarebbero stati taroccati almeno a partire dal 2010. Plusvalenze, ecco la parola magica. Per esempio: se un calciatore del valore di 10 milioni viene ceduto a 12, la società realizza una plusvalenza di 2 milioni. Soldi inquadrati come proventi e iscritti a bilancio tra le entrate dell'esercizio in corso. Nulla di illecito: il problema nasce quando i valori dei calciatori vengono gonfiati. E nel giro di cinque stagioni - dal 2009/2010 al 2013/2014 - il Parma era arrivato a iscrivere complessivamente nei bilanci oltre 90 milioni di plusvalenze. Vendite e acquisti contestuali di giocatori che «avvenivano - secondo l'accusa - senza movimentazioni di cassa significative, al solo scopo di migliorare il risultato economico complessivo dell'esercizio in corso e, per l'effetto, compensare le perdite operative prodotte dalla gestione».

Con l'acqua alla gola, Ghirardi Leonardi, e i consiglieri d'amministrazione che si sono succeduti avrebbero orchestrato una serie di operazioni dolose. E tra quelle più sospette, e riconosciute anche dal giudice, c'è sicuramente la cessione del marchio alla fine della stagione 2012/2013. «Parma Football Club» viene venduto alla società Parma Fc Brand, una srl costituita ad hoc dallo stesso socio di maggioranza del Parma, la Eventi Sportivi spa: 37 milioni e 510mila euro, questo il prezzo della vendita, Iva compresa. Ma gli amministratori sanno perfettamente, secondo l'accusa, che la Fc Brand è «priva di qualsiasi solidità patrimoniale e capacità finanziaria». La Fc Brand viene poi incorporata dalla Eventi Sportivi, ma al Parma Football Club non arriveranno mai i soldi concordati. L'obiettivo? Sempre il medesimo, secondo gli inquirenti: far figurare a bilancio un credito.

Dieci anni in totale per gli ex vertici del Parma calcio, ma anche molti consiglieri e sindaci sono stati condannati. Tre anni per Giovanni Schinelli e 2 (pena sospesa) per Susanna Ghirardi, sorella di Tommaso, tutti e due seduti nel cda fino al dicembre 2014. Condannati a 3 anni gli ex sindaci Mario Bastianon e Francesco Sorlini. Due 2 anni e 6 mesi, invece, per gli ex amministratori Diego Penocchio e Marco Ferrari. Due mesi in meno per Roberto Bonzi e Silvia Serena e 1 anno e 8 mesi (pena sospesa) per l'ex sindaco Osvaldo Francesco Maria Riccobene. Assolti, invece, gli ex membri del cda Ottavio Martini e Andrea Zaglio ed Ermir Kodra, il giovane albanese che all'inizio del 2015 restò sulla poltrona di presidente del Parma una ventina di giorni. Via libera, poi, al patteggiamento dell'ex direttore amministrativo e finanziario Marco Preti: 1 anno e 6 mesi (pena sospesa).

Ventitré imputati e tre assoluzioni per chi aveva scelto il rito abbreviato. A giudizio andranno Arturo Balestrieri, Maurizio Magri, Edoardo Orlandoni, Alberto Rossi e Alberto Volpi: il processo comincerà il 16 dicembre. Non luogo a procedere, invece, per Corrado Di Taranto, Alessandro Giacomini e Antonello Preiti.

La fine del primo atto giudiziario a cinque anni mezzo dal crac. E c'è già chi comincia a meditare l'appello.

 

 

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