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Appennino

Barone, il collezionista di corna di cervo

27 luglio 2020, 05:02

Barone, il collezionista di corna di cervo

CESARE PASTARINI

 

Chissà quante volte passeggiando per boschi, magari alla ricerca di funghi, non abbiamo badato o addirittura siamo inciampati su quelli che all’apparenza sembrano tronchi.

Può capitare, invece, e non è una possibilità così remota, che si tratti di corna di cervo o di capriolo.

A Parma uno dei maggiori esperti è Andrea Barone, un vero e proprio «cacciatore» di palchi - così si chiamano - , una passione nata da ragazzino, accompagnando un guardiacaccia.

Sul finire dell’inverno, questi ungulati perdono le corna, che in pochi mesi ricrescono, e c’è chi, come Barone, sguardo a terra e vista aguzza, parte per la raccolta.

«Non è facile riconoscerli subito – spiega – perché il loro colore è dato dal tipo di piante, dal colore dei tronchi su cui gli animali si grattano. Il castagno, ad esempio, è scurissimo; la gaggia molto meno. Per cui le corna si mimetizzano con legni e foglie».

A influire su colore, forma e dimensione sono naturalmente anche la genealogia e l’alimentazione.

Tra l’altro il capriolo è stanziale, mentre il cervo percorre chilometri ogni giorno e quindi trovare i segni del loro passaggio si fa più complicato.

Anche perché le dimensioni stesse dei palchi è differente, il peso va dai 3 ai 5 chili per stanga, mentre la lunghezza dai 70 ai 130 centimetri, con forme ovviamente differenti tra loro. Più l’animale è anziano, più le corna sono grandi. Quelle escrescenze che sembrano punte e che ramificano sulla testa dei cervi hanno nomi precisi in base alla posizione in cui si trovano: pugnale, ago, mediano e corona: impiegano circa quattro mesi per formarsi.

Un buon metodo di ricerca, sempre nel rispetto degli animali e della natura, sono le fototrappole, una apparecchiatura fotografica fissa e nemmeno tanto complicata, senza la presenza dell’uomo, che immortala i passaggi di questi prìncipi dei boschi e che permette di registrare in foto e video i loro movimenti e il loro comportamento. Ad esempio nelle arene di combattimento, quando cioè i maschi si affrontano per dimostrare la loro dominanza, soprattutto nella stagione degli amori. Barone, che tra l’altro ha la più importante raccolta italiana di palchi di caprioli, ogni weekend studia la scheda di memoria con le immagini e assieme ai figli produce brevi documentari fatti in casa.

Ogni anno il richiamo degli appassionati di palchi caduchi, soprannominati anche «cornari», è un po’ come un bramito. Anche quest’anno a fine luglio si raduneranno a Sauze d’Oulx, in Val di Susa, ognuno per esporre i propri tesori raccolti in boschi di tutta Italia.

 

CESARE PASTARINI Chissà quante volte passeggiando per boschi, magari alla ricerca di funghi, non abbiamo badato o addirittura siamo inciampati su quelli che all’apparenza sembrano tronchi. Può capitare, invece, e non è una possibilità così...

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