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TESTIMONIANZA

Covid, guariti papà, mamma, figlia e nonna

30 luglio 2020, 05:07

Covid, guariti papà, mamma, figlia e nonna

Giovanna Pavesi

«È stato come un film. Uno, anche soltanto a parlarne, non crede che possa succedere qualcosa del genere a se stesso». E invece è accaduto. Massimo Gaetano Internullo ha 48 anni e lo scorso 14 marzo qualche linea di febbre senza altri sintomi, che faceva pensare a un’influenza stagionale, lo ha portato all’ospedale Maggiore, dove gli accertamenti (e una tac) hanno confermato la positività al coronavirus.

«Quando me l’hanno comunicato mi è caduto il mondo addosso, ma pensavo di uscirne in poco tempo. Invece, da lì a qualche giorno, tutto è precipitato e ho perso conoscenza per un lungo periodo» racconta il 48enne, che nella vita fa il falegname a Fidenza e che oggi, a distanza di mesi e di una guarigione quasi miracolosa, non saprebbe dire dove e in che modo possa aver contratto il nuovo virus. Internullo è stato il primo ad ammalarsi in famiglia e a causa della Covid-19 ha passato due mesi in rianimazione. Ricoverato dapprima in un reparto dedicato e con la febbre altissima, le sue condizioni si sono aggravate a qualche giorno dal suo arrivo in ospedale, quando saturava al 50-60%. «Il 19 marzo mi hanno chiamato per comunicarmi che la situazione di mio marito era gravissima. Gli davano due o tre ore di vita, perché era rimasto solo il cuore a funzionare», spiega la moglie Patrizia che, in quel periodo, era incinta di Alessio (nato sano il 1° luglio) ed era stata ricoverata da poche ore al Barbieri, insieme alla madre 74enne, per lo stesso motivo. Per lei (monitorata dalla ginecologia) e per l’anziana madre, la degenza è stata però diversa e più breve.

In rianimazione, Internullo è rimasto a lungo fino a quando, dopo diverse complicazioni, un blocco renale, una tracheotomia, un intervento al polmone destro e un improvviso miglioramento a metà aprile, il suo corpo aveva iniziato a reagire.

La febbre, che era rimasta sopra i 39 per circa 20 giorni, aveva iniziato ad abbassarsi e dopo un periodo di incoscienza l’uomo si era svegliato, quando ancora aveva il supporto meccanico che lo aiutava a respirare. «Riprendere conoscenza con la tracheotomia è terribile: devi sempre chiamare qualcuno che venga a pulire il dispositivo, perché si riempie di catarro e non si riesce a respirare. È una sensazione bruttissima. Da sveglio, con la testa cercavo di dare dei comandi alle braccia e alle gambe, ma non riuscivo a muovermi. In un mese e mezzo avevo il fisico totalmente distrutto», ricorda il 48enne, il quale ha confermato che la sensazione peggiore è stata non sapere nulla della sua famiglia per giorni. A casa, da sola, per un periodo è rimasta Gaia, la figlia di dieci anni che, messa in quarantena, ha passato un periodo nella taverna di alcuni parenti. «Si è gestita da sola e ho capito che è una bambina molto forte. Non piangeva e con l’aiuto della zia, in videochiamata, ha imparato a farsi la biancheria. È stata bravissima», conferma l’uomo.

Dal 19 maggio al 1° giugno, il 48enne è stato trasferito in un altro reparto per la riabilitazione respiratoria, poi, dopo le dimissioni, è stato inviato al don Gnocchi per la riabilitazione motoria. A casa sua è tornato lo scorso 2 luglio, il giorno dopo la nascita del suo secondogenito. «Quando l’ho visto ho pianto. È stata una gioia infinita e non ho nemmeno più pensato a quello che mi era successo, avevo dimenticato tutto», conferma Internullo. «In un certo senso è stato un miracolo, perché mi davano poche ore di vita. Il mio corpo ha reagito improvvisamente e il meccanismo ha ricominciato a funzionare, ma non c’è una spiegazione», spiega il 48enne che oggi ha ripreso a mangiare e a respirare bene, ma che è ancora debilitato. «Vorremmo ringraziare il reparto di rianimazione, il Barbieri, tutti i medici, gli infermieri e gli operatori socio-sanitari: loro hanno dato veramente il massimo. Quando mi sono svegliato, mi sono sentito in famiglia: si sono comportati come dei padri e delle madri con me», conclude Internullo, ringraziando la struttura che l’ha curato. Oggi, in famiglia, stanno tutti bene.