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UNIPR ON AIR

L'Università nel post-covid: dialogo con il ministro

31 luglio 2020, 05:04

L'Università nel post-covid: dialogo con il ministro

GIOVANNA PAVESI

A chiudere il ciclo di incontri «Unipr on air», l’iniziativa con cui l’Ateneo ha ripreso «Facciamo conoscenza» dopo l’emergenza coronavirus, è stata l’intervista al ministro dell’Università e della Ricerca, Gaetano Manfredi, che ha dialogato con il rettore Paolo Andrei sul futuro dell’istituzione italiana nel post-Covid. «Quando ho giurato da ministro, non immaginavo che il virus avesse un impatto così grande sul mondo intero. L’evento inatteso ribaltava i nostri paradigmi, come la mobilità, che non era mai stata messa in discussione. Era come se fosse cambiato il mondo in cui avevamo vissuto fino al giorno prima», ha esordito Manfredi, descrivendo lo sgomento iniziale che ha investito anche il mondo universitario. Ma, soprattutto all’inizio, la prima certezza è stata la necessità di non fermare le attività degli atenei, in presenza fino a quando è stato possibile e poi con la didattica a distanza, che ha garantito esami e lauree. Come quelle di infermieri e medici che, nel momento cruciale, sono diventate subito risorse operative. Più di un milione e mezzo di persone (docenti, personale e studenti) ha voluto proseguire la propria attività, nonostante il mondo fuori stesse cambiando: «È stato un messaggio di impegno civico: vedere migliaia di studenti chiusi in casa continuare a studiare e a seguire le lezioni è stato un segnale importante. L’università italiana ha retto, dando grande dimostrazione di solidità».

E dello stesso avviso è anche il rettore Andrei, il quale ha chiarito che l’Ateneo «ha dato prova di coesione e volontà di proseguire sulla linea che le è propria, cioè quella dell’affrontare i problemi e cercare di risolverli».

E sul dibattito legato all’eventuale prosecuzione della didattica online (senza sostituire quella in presenza), definito dal rettore «effervescente», il ministro ha chiarito: «Questi temi erano già sul tavolo della discussione, anche perché i nostri studenti sono dei nativi digitali. C’era la tendenza a essere un po’ conservatori, individuando nella didattica tradizionale quella buona e in quella tecnologica la cattiva. L’idea è sbagliata e il lockdown è stato uno straordinario acceleratore. La tecnologia, se ben usata, può trasformarsi in uno strumento di inclusione. Anche la didattica in presenza deve svecchiarsi: quella interattiva ha potenzialità straordinarie».

Sul ruolo decisivo della medicina universitaria, il ministero ha dichiarato: «Abbiamo toccato con mano quanto un sistema sanitario competente rappresenti una leva fondamentale per un Paese più sicuro. Ognuno di noi si è sentito minacciato dal virus e ha sperato, in caso di contagio, di poter trovare una risposta efficace nel sistema sanitario. La formazione del personale è un aspetto determinante e noi abbiamo la fortuna di avere un sistema formativo tra i migliori al mondo. Dobbiamo tutelare questo modello: non ha senso investire in sanità se non si investe nel capitale umano che fa sanità».

Infine, a conclusione dell’incontro, il ministro ha aggiunto: «La pandemia è stata una grande prova, che ha richiesto coraggio e abnegazione. Tutti hanno dimostrato capacità di sacrificio nel dare una risposta al bisogno primario dell’educazione. Il difficile viene ora, nell’entrare in un mondo in cui il valore della competenza sarà sempre più importante. L’università ha la responsabilità di accompagnare il Paese nel vincere questa sfida».

 

GIOVANNA PAVESI A chiudere il ciclo di incontri «Unipr on air», l’iniziativa con cui l’Ateneo ha ripreso «Facciamo conoscenza» dopo l’emergenza coronavirus, è stata l’intervista al ministro dell’Università e della Ricerca, Gaetano Manfredi, che...

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