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LUOGHI VERDIANI

Chiesa di Roncole inagibile. Il maestro Muti: «Un vero scandalo»

di Vittorio Testa -

02 agosto 2020, 05:08

Chiesa di Roncole inagibile. Il maestro Muti: «Un vero scandalo»

BUSSETO Il botto, anzi la botta era nell’aria da tempo minacciosa sul futuro delle chiese “verdiane”. San Michele alle Roncole, con l’organo sul quale Verdi iniziò ad apprender musica. Madonna Prati, il santuario mariano chiuso da anni dopo il crollo di parte del tetto. La chiesa francescana di Busseto danneggiata dal terremoto. Un panorama da brividi, una situazione di incuria trascinatasi per anni e che ora si fa drammatica.

Da domani mattina la chiesa di san Michele alle Roncole verrà chiusa per pericolo di crolli. Lo ha comunicato con aria sofferente e voce screziata il nuovo parroco di Busseto, monsignor Luigi Guglielmoni. Da Ravenna il grande direttore verdianissimo Riccardo Muti ha parole durissime: «È un’autentica infamia, una colpa che mostra al mondo intero a che livelli di barbarie sono caduti il senso civico e la cultura italiana».

«Faccio un appello al ministro Franceschini, affinché intervenga con forza e decisione, ma tutti devono fare il possibile, Busseto, il vescovo, gli imprenditori più illuminati. Verdi è uno dei grandissimi italiani, un genio che ha tenuto alta la considerazione per il nostro Paese. E noi lo ricambiamo lasciando decadere la chiesa di Roncole, dichiarata pericolane, e il Santuario di Madonna Prati che è già in parte crollato e quindi chiuso. Per compiere bene l’opera, lasciamo che Villa Verdi rischi di chiudere per le difficoltà in cui si trova la famiglia Carrara Verdi, colpita dalla crisi di visitatori in seguito alle misure dell’emergenza sanitaria».

Al telefono da Ravenna tracima lo sdegno di Riccardo Muti, il grande direttore, bussetano ad honorem, il più attento ed esigente esecutore delle opere verdiane, erede di Toscanini, nel segno di un rispetto totale delle partiture.

Ma i guai “verdiani” non sono finiti, perché anche un’altra chiesa legata all’adolescenza e alla gioventù di Verdi è in cattive condizioni.

Santa Maria degli angeli, un tempo dei francescani, ora gestita dagli “Identes”, ha mezza struttura inagibile per i danni causati dal terremoto di sei anni fa. È il tempo nel quale il giovane Verdi andava ad accompagnare con l’organo le messe nel periodo in cui Maria Luigia aveva proibito che nelle chiese di Busseto, diocesi di Fidenza, allora Borgo San Donnino, si facesse musica. Ogni domenica infatti erano scontri tra i sostenitori di Verdi in corsa per il posto di organista della Collegiata e i seguaci del Parroco che invece sostenevano un certo Ferrari. Ma essendo la chiesa quattrocentesca fuori dalle mura e non soggetta alla Diocesi di Fidenza, ecco aggirate le “gride” della Duchessa.

E quindi oltre all’organo di Roncole – commenta Muti – c’è questo strumento prezioso… No Maestro Riccardo: i Francescani negli anni Trenta lo vendettero a un paese dell’appennino, Trevozzo. Bingo. Bingo di vergogne.

Don Luigi Guglielmoni, il nuovo parroco ha la voce di chi è trafitto dal dolore: «Non posso fare altro, ho la morte nel cuore, ma l’ingegnere mi ha assicurato che è impossibile consentire l’abitabilità di San Michele Arcangelo».

Don Luigi ha il morale sotto i tacchi. E’ arrivato il 19 luglio da Salsomaggiore, monsignore di una parrocchia modello di strutture e funzionalità. Era consapevole dei problemi ai quali sarebbe andato incontro, ma ora si trova davanti a una situazione ben peggiore.

«E’ uno scandalo – tuona Riccardo Muti – che gli amati luoghi giovanili del Maestro, i paesi, le chiese, la campagna, vengano abbandonati a loro stessi. Ma scherziamo? Verdi è l’Italia, è il compositore più eseguito nei teatri di tutto il mondo, ancora prima di Wagner e Mozart. Un patriota, uno dei fondatori della patria, un gigante uno dei miti italiani insieme a Dante, Manzoni, Petrarca. L’Italia, tutti noi dobbiamo moltissimo a Giuseppe Verdi. Invece come lo ripaghiamo? Lasciamo crollare il mondo in cui si è formato, che invece dovrebbe diventare un “santuario” da curare e da offrire con orgoglio a tutto il mondo, perché, sissignori, Verdi reca gioia, felicità e cultura fin nei paesi più sperduti della terra. Ora noi dobbiamo intervenire, mondarci da questo autentico peccato mortale commesso contro un genio che ha tenuto alta la considerazione dell’Italia. Ma immaginiamo cosa accadrebbe se queste splendide testimonianze verdiane appartenessero a Paesi come l’Austria o gli Stati Uniti. Sarebbero custodite con religiosa devozione, cura maniacale e offerte con orgoglio perfettamente conservate al mondo intero. Perché Verdi è patrimonio dell’umanità e la nostra sciatteria è una colpa enorme, un insulto non solo al grande roncolese ma a tutto il mondo».

A sera don Luigi Guglielmoni fa conoscere la dolente lettera recapitata al vescovo di Fidenza. «Ho parlato a lungo con gli ingegneri della parrocchia, Maurizio Ghizzoni e Giovanni Rossi» scrive con dolente prosa il monsignore parroco di Busseto e tutte le frazioni, tra le quali, appunto, Roncole: «Mi hanno detto che non se la sentirebbero di concedere almeno un altro giorno, cioè domenica. Devo prendere atto di questa situazione di pericolo in cui si troverebbero i fedeli. Non ho il danaro necessario per effettuare una nuova perizia», conclude don Guglielmoni.

«Se vorrete una conferma dell’attuale condizione di pericolo non resta che affidarsi ai pompieri, il responso dei quali mi impegno a rispettare fin da adesso».

Alla lettera al vescovo seguirà quella al sindaco e a tutta la cittadinanza bussetana.

 

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