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CORCAGNANO

Lacrime e commozione al funerale di Fabrizio: «Ci mancherai per sempre»

di Giovanna Pavesi -

02 agosto 2020, 05:02

Lacrime e commozione al funerale di Fabrizio: «Ci mancherai per sempre»

Le montagne lo avevano fatto stare bene per tutta la vita, fino a quando, il 29 luglio, è caduto su un sentiero conosciuto, nella zona del monte Casarola, nel Reggiano, precipitando per una cinquantina di metri. Salvatore Fabrizio Baio, escursionista esperto di 54 anni, se n’è andato così. Abitava a Corcagnano, dove ieri mattina la famiglia e gli amici lo hanno salutato per l’ultima volta. «Ogni domenica, noi riceviamo un invito: venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Il pane che Gesù ha donato nella sua Pasqua, nella sera che precede la sua morte e nei giorni dopo la resurrezione, lo ha condiviso, invitando i suoi discepoli a fare altrettanto. Quel pane disceso dal cielo vince la morte. Siamo qui, insieme ai familiari, per cercare questo ristoro, cercare il volto di Dio che sazia le sue creature. Chiediamo questo pane per il nostro fratello Fabrizio, la famiglia e tutti noi, che accompagniamo il cammino di sofferenza per questo distacco così improvviso», ha detto don Raffaele Mazzolini, durante l’omelia.

Baio, che lavorava come progettista alla Fermac di via Spezia, prima dell’incidente, aveva inviato alla moglie Simona la foto che gli aveva scattato un altro gruppo di escursionisti, incontrati per caso sul suo cammino. «Qui è bellissimo, sono felice», le aveva scritto, prima che si perdesse ogni sua traccia.

Il cadavere del 54enne, che era uscito per un’escursione nella zona dell’Alpe di Succiso, nel parco nazionale dell’Appennino tosco-emiliano, è stato trovato dopo una lunga notte di ricerche, grazie all’intervento di un’unità del Soccorso alpino, allertato dai carabinieri, chiamati dalla moglie e dalla figlia dell’uomo, preoccupate non vedendolo tornare a casa. E proprio grazie a quell’ultima foto, fornita dalla donna, i soccorritori sono riusciti a individuare il suo corpo senza vita. «Il pane del Signore ci accompagna, faticando con noi, prendendo le nostre sofferenze e difficoltà. Questo è stato lo stile di Gesù: facendosi carico dei nostri peccati e delle nostre debolezze, ci ha donato la possibilità di vedere uno spiraglio di luce presso di lui e con lui», ha concluso il sacerdote.

Nel silenzio estivo, sul sagrato della chiesa in tanti si sono radunati per salutare l’escursionista. Vicino ai gradini, un quaderno ha accolto i pensieri delle persone che nella vita lo hanno conosciuto. Nella prima pagina, due amici scrivono: «Ciao Fa, abbiamo sperato ogni attimo di quella lunga notte di poterti riabbracciare. Ora sappiamo che tu eri già in quell’infinito in cui, un giorno, ci rincontreremo. Ci manchi ora e ci mancherai per sempre».