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I «POPOLI» DELLE DUE RUOTE

Motociclisti e ciclisti alle prese con i pericoli della strada

03 agosto 2020, 05:05

Motociclisti e ciclisti alle prese con i pericoli della strada

MOTOCICLISTI

FILIPPO DELMONTE

La strada è tornata a fare notizia dall’inizio della Fase 2 post Covid. Il ritorno alla normalità, al traffico e alle gite ha lasciato una striscia di sangue piuttosto lunga sulle nostre statali e passi di montagna. A pagare maggiormente, stando alle cronache, sono le due ruote. Drammi consumati spesso nei weekend a causa della negligenza degli utenti della strada. Gli automobilisti da parte loro, nella maggior parte dei casi, non hanno rispetto dei veicoli a due ruote, non riescono a calcolarne la velocità e spesso vengono distratti dal telefono e in una frazione di secondo, la risposta al whatsup si può trasformare in tragedia. «Quando vado in scooter per città- racconta Vittoriano Guareschi ex pilota del mondiale SBK - non guido. Sto attento agli altri. Bici che sfrecciano da ogni parte, monopattini, automobilisti al telefono o che non rispettano gli stop. Secondo me non è tanto il mezzo che hai, ma la mancanza di rispetto che si ha verso gli altri utenti della strada. Bisogna recuperare il rispetto altrui e la cultura nel condurre un mezzo in strada». Sulla stessa lunghezza d’onda anche Davide Messori che aggiunge: «In moto ci vado per strada, ma passeggio, perché il pericolo è in agguato. Gli automobilisti non si fanno scrupoli. Poi le strade sono ormai piste da motocross». Le strade, infatti, sono un altro tallone d’Achille per i motociclisti, come ribadisce anche Luigi Battoglia presidente regionale FMI. «Il problema è ampio. La moto non è riparata in un impatto, mentre l’auto si. E gli automobilisti non guardano e non vedono. Ma oltre a loro ci sono anche strade inadeguate, con guardrail non a norma, asfalti dissestati». Su questi punti, l’Associazione motociclisti incolumi onlus si batte da anni. Lorenzo Mendogni, responsabile Ami, è categorico: «Abbiamo fatto convegni, fiere e lotte per farci sentire e finalmente siamo stati ascoltati dal governo. Speriamo si possano migliorare le nostre infrastrutture che sono rimaste indietro con i tempi. Per noi ci sono cause di incidente e cause di lesione. La causa d’incidente è dovuta a errori di guida, strade maltenute, asfalto usurato e vegetazione trascurata. Le cause di lesione sono ostacoli fissi e in eccesso, privi di ergonomia, e disposti ai lati della strada e spesso in esterno curva. Le strade devono essere curate con manto stradale adeguato, segnaletica orizzontale con pali collassabili, eliminare ostacoli fissi, installare guardrail a norma e garantire la visibilità massima in prossimità di curve, attraversamenti pedonali, rotonde, evitando attraversamenti in prossimità di incroci e rotatorie». «Oltre a batterci per avere strade sicure - aggiunge -, abbiamo fondato la Ami riding school. Lo scopo è quello di fornire preparazione e cultura motociclistica. Formiamo ragazzi nelle scuole e poi portiamo in pista gli utenti che vogliono divertirsi in sicurezza, dandogli le nozioni necessarie a guidare bene in pista, ma anche in strada. Il concetto non è solo portare gli smanettoni in pista portandoli via dai passi di montagna, ma anche impegnarsi per quelle persone che vogliono conoscere meglio il proprio mezzo e avere un’esperienza in più da poter sfruttare in ogni frangente».

CICLISTI

ALBERTO DALLATANA

Pedalare in sicurezza, per i ciclisti di ogni genere e categoria, è diventato sempre più difficile. Anche nella nostra provincia, ultimamente, cadute e incidenti che coinvolgono le due ruote a pedali sono aumentati. Ercole Gualazzini, classe ‘44, va in bici da più di sessant’anni, «ma ultimamente – spiega - i pericoli sono cresciuti a dismisura, in primis perché gli automobilisti sembrano andare sempre più di fretta e spesso sono distratti dagli smartphone. Noi ciclisti, fra gli utenti della strada, siamo quelli più deboli e fragili». L’ex professionista di San Secondo (vincitore di tappe al Giro d’Italia e al Tour de France) quattro anni fa è stato urtato da un’auto che poi non si è fermata per soccorrerlo: «Sono caduto, tra Fidenza e Tabiano, rompendomi il femore. Quell’auto fece un sorpasso azzardato e io ne pagai le conseguenze». Per Isotta Barbieri, atleta Elite venticinquenne, il problema dei sorpassi ravvicinati è una questione spesso «di incoscienza o inconsapevolezza da parte di chi guida un’auto. Triste quando una manovra al limite viene fatta per «intimidire» un ciclista: un gesto sciocco che potrebbe avere conseguenze gravissime. Le moto? Difficile generalizzare: c’è chi ti sfreccia accanto mettendoti in pericolo e chi invece rallenta, supera in sicurezza e saluta in segno di «amicizia», come avviene fra ciclisti». Adriano Malori, che nonostante abbia chiuso con il professionismo continua a pedalare per passione, si focalizza su un altro problema, «quello delle strade in condizioni pessime, che spesso causano cadute o bruschi scartamenti da parte dei ciclisti, molto pericolosi se sopraggiunge una macchina». Per Claudio Folli, presidente del Team Filippelli, società con novanta cicloamatori tesserati, «gli automobilisti sono spesso infastiditi dai gruppi numerosi, occorre maggior rispetto». Importante però che questo sia reciproco: «Anche noi dobbiamo essere disciplinati – prosegue Folli -, capire che occorre tenere un certo comportamento». Secondo l’ex professionista Luca Dodi, «servirebbe una sorta di patentino anche per i ciclisti. Ne vedo tanti che non rispettano le norme più basilari». Concetto ricalcato da Angelo Mora, responsabile ciclismo dell’Acsi di Parma: «Vero che c’è sempre meno tolleranza, ma spesso siamo noi ad essere indisciplinati». Pedalare su strade secondarie può essere una soluzione per diminuire i rischi? «Non sempre – spiega Mora -, perché su quelle si trovano auto o moto che corrono il doppio, impunemente». La tecnologia può, al giorno d’oggi, aumentare la sicurezza: «Io ho un dispositivo che, quando si avvicina un’auto, me lo segnala e intensifica la luminosità della luce rossa posteriore». L’utilizzo di luci sulle bici da corsa è sempre più diffuso: «La nostra squadra – dice Thomas Pesenti, Under 23 del Team Beltrami – ci impone di usarle. Catturano l’attenzione degli automobilisti». Malori, la cui bici ha i led integrati nel telaio, suggerisce anche «di indossare capi d’abbigliamento dai colori sgargianti e ben visibili». Secondo Giovanni Dall’Ovo, responsabile ciclismo della Uisp di Parma, «sarebbe utile una vera progettualità da parte delle istituzioni, parlo di piste ciclabili come esistono all’estero, dove il ciclista ha una sua corsia a bordo strada. Demonizzare gli automobilisti non risolve il problema, anche perché va detto che spesso troviamo gente educata e rispettosa».

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