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AVEVA 70 ANNI

Addio a Corrado Boni, luminare dell'oncologia

09 agosto 2020, 05:05

Addio a Corrado Boni, luminare dell'oncologia

ISABELLA SPAGNOLI

Amava fare il medico, prendersi cura dei pazienti con dedizione, professionalità e tenerezza, tenersi al passo con la ricerca. Ma adorava anche il mare, cucinare piatti ricercati e dedicarsi alla pesca che gli donava tanta serenità. Portava il camice bianco con autorevolezza e grande umanità, Corrado Boni, che si è spento a settant'anni al Centro oncologico ed ematologico di Reggio Emilia dove era ricoverato.

Nato a Parma il 25 maggio del 1950, dopo aver conseguito la laurea in Medicina e chirurgia nella nostra Università, Boni, si era poi specializzato in Oncologia e, successivamente, aveva conseguito la specializzazione anche in Ematologia clinica. Subito dopo gli studi universitari, aveva iniziato una lunga carriera scientifica che lo aveva portato a frequentare dipartimenti medici a Stoccolma e negli Stati Uniti.

Il suo principale interesse era rivolto alla ricerca clinica e al trattamento dei tumori solidi (con particolare riferimento ai tumori dei polmoni, della mammella, dello stomaco, della testa e collo). A soli 25 anni aveva iniziato la sua attività ospedaliera come medico assistente di Oncologia nel nostro ospedale (diventando poi corresponsabile dello stesso reparto, sempre al Maggiore). Nel 1991 divenne primario della divisione di Oncologia dell’arcispedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia e nel 1998 fu nominato dirigente di tutto il dipartimento di Oncologia e radioterapia.

Oltre alla ricerca, Boni, si dedicò anche all’insegnamento, diventando professore a contratto alla scuola di specializzazione della nostra Università. L’amico di una vita e collega, Carlo Bisagni, responsabile della Rete oncologica provinciale, che aveva conosciuto Corrado una quarantina di anni fa a Parma quando, praticamente insieme, si erano specializzati in Oncologia, ricorda il lavoro di ricerca nato dalle intuizioni dell’ex primario del Santa Maria e le qualità umane dell’amico e del collega straordinario.

«Ultimamente lo avevo visto particolarmente stanco - racconta con tristezza Bisagni -. Le cure lo avevano parecchio indebolito, così gli avevo suggerito di prendersi un po’ di riposo. Tantissime volte nella vita ci eravamo dati consigli a vicenda e anche in questa occasione mi aveva dato ascolto. Così aveva fatto le valigie per raggiungere la sua amata isola d’Elba – prosegue il medico -. Era ricoverato da un paio di settimane, da quando era rientrato da quel suo ultimo viaggio, e purtroppo ora… Non mi sembra vero che abbia chiuso gli occhi per sempre in un letto del Co-Re che lui stesso aveva contribuito a creare e a far crescere. Se oggi Il Centro rappresenta quel punto d’eccellenza a livello nazionale che tutti conosciamo, il merito è anche delle intuizioni di Corrado».

A ricordarlo è anche l’amico Paolo Adravanti, chirurgo ortopedico che, commosso, aggiunge alla testimonianza di Bisagni: «Era un medico dall’altissima professionalità, un grande ricercatore e una persona dalle doti umane straordinarie». Parole che possono essere condivise dai tanti che si sono affidati alle cure di Boni: oltre che dalla sua competenza, erano subito conquistati dalla sua sensibilità. «Corrado - prosegue Adravanti - è stato, non solo un prezioso collega, ma un caro amico che mancherà moltissimo a tutti quelli che hanno avuto la fortuna di conoscerlo».

Gli amici ricordano inoltre che Corrado, quando sfilava il camice bianco, amava indossare il grembiule da cuoco. Cucinare per chi amava far sedere alla propria tavola era il suo principale hobby. E si distingueva davvero ai fornelli. Anni fa, aveva anche partecipato con successo al programma televisivo «La prova del cuoco», sfidando lo chef Cesare Marretti.

«Papà, guida insostituibile, aveva tanti interessi , era un uomo curioso e stimolante. Mi ha insegnato tanto durante la vita e spero di aver insegnato qualcosa anche io a lui», spiega il figlio Andrea Boni, avvocato, che insieme al fratello Pietro, chirurgo, piange l’illustre genitore che lascia distrutte dal dolore anche la moglie Natalia e la sorella Ilaria.