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COVID 19

La tregua è finita: al Padiglione Barbieri tornano i pazienti

di Roberto Longoni -

10 agosto 2020, 05:06

La tregua è finita: al Padiglione Barbieri tornano i pazienti

La tregua è durata solo 72 ore. Tre giorni di calma, di silenzio, di letti vuoti al terzo piano del Barbieri: e ora il ritorno all'attività di medici, infermieri e operatori socio sanitari nel padiglione Covid del Maggiore. La tregua era locale, mentre la guerra al coronavirus non ha mai smesso di imperversare ovunque nel mondo, e il mondo oggi è tutt'uno. Non era necessario saper leggere nella sfera di cristallo per prevedere un ritorno del Covid-19 in corsia anche da noi: bastava seguire i saliscendi dei bollettini quotidiani diramati dalla Regione. In effetti, Tiziana Meschi lo aveva detto chiaro e tondo, dopo il trasferimento dell'ultima paziente dal Barbieri agli Infettivi a fine luglio: «Il reparto non è stato chiuso, ma solo "congelato". Ne usciremo, da questa emergenza sanitaria, ne sono certa: ma non con questa immediatezza. Per ora, restiamo in stand by, pronti ad affrontare ogni evenienza».

È toccato farlo in tempi brevi, anche se non si deve pensare al pieno ritorno di un incubo. Non è come nelle settimane tragiche di marzo e di aprile, quando in questi spazi molti parmigiani combattevano la loro ultima battaglia armati di un respiratore e affiancati da operatori sanitari pronti a tutto per salvare vite. I ricoverati sono sei: due appartengono allo stesso nucleo familiare. «Nessuno di loro è in condizioni preoccupanti - sottolinea il direttore dell'Unità operativa di Medicina interna e Lungodegenza critica del Maggiore -. Nessun paziente è ventilato: solo in un caso si ricorre alla somministrazione di ossigeno con occhialini nasali». La loro età? «Compresa tra i quaranta e gli 85 anni. Il trend comunque conferma uno spostamento del contagio verso le fasce più giovani della popolazione».

Il Covid-19 è tornato ad abitare il terzo piano del Barbieri lunedì scorso. Per alcune ore ha occupato uno solo dei 57 letti del reparto (12 in una delle sue cosiddette «stecche», 18 nell'altra, ai quali vanno aggiunti i 27 del day hospital); poi, via via gli altri cinque. In realtà, in queste ore il numero potrebbe già scendere: uno dei pazienti che ha subito risposto alle terapie potrebbe essere dimesso al più presto. E si tratta proprio di uno dei degenti più in là con gli anni.

A differenza di altre province anche vicine alla nostra (come Reggio), Parma non conta tra i ricoverati di questi giorni propri cittadini tornati da vacanze all'estero, specie in Spagna, Croazia o Grecia. I casi «importati» ci sono, ma si tratta di immigrati rientrati in Italia dopo viaggi nei loro Paesi d'origine. Altri, invece, sono parmigiani che negli ultimi tempi non si sono mai allontanati dal loro luogo di residenza. Qualcuno era a casa, già in isolamento, sapendo di essere positivo: dopo essersi aggravato, si è presentato al Pronto soccorso. Altri, sentendo farsi più faticoso il respiro, si sono presentati al Maggiore, dove è stata diagnosticata la loro positività al virus. I sintomi manifestati dai sei nuovi ricoverati sono quelli ormai noti a tutti: febbre anche alta, tosse, cefalee e gastroenteriti. «I pazienti comunque rispondono alle terapie, terapie che sono state via via affinate nel corso di questa emergenza - prosegue Tiziana Meschi -. Somministriamo loro cortisone, eparina e antibiotici quando necessario».

Senza dimenticare altri aspetti, a loro volta fondamentali per chi si trova a tu per tu con la pandemia. «Le nostre psicologhe non sono mai andate via dal Barbieri - sottolinea il direttore -. I colloqui con i pazienti sono quotidiani. E posso assicurare che il morale dei degenti è buono: sono fiduciosi e tranquilli. Tutti sono svegli e lucidi, e tra loro c'è anche chi si alza dal letto senza difficoltà e cammina». Mentre al Barbieri si è impegnati a curare i pazienti, il servizio di Igiene pubblica cerca di ricostruire la rete dei loro contatti, per isolare eventuali contagiati asintomatici. Le terapie hanno fatto passi importanti, ma la migliore cura rimane la cautela. E la prevenzione. Indossare le mascherine, rispettare il distanziamento sociale e lavarsi spesso le mani restano sempre buone regole. Sempre e dovunque.