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Il personaggio

Verdi chiama? Morgan risponde e va a Busseto

11 agosto 2020, 05:04

Verdi chiama? Morgan risponde e va a Busseto

EMANUELE MARAZZINI

FILIPPO MARAZZINI

Quando Verdi chiama, Morgan risponde. Questa domenica Marco Castoldi, in una giornata libera tra un concerto e l’altro, ha visitato Busseto e dintorni per sostenere la campagna di crowdfunding lanciata da Villa Verdi a Sant’Agata. La dimora dove il compositore visse per 50 anni sorge infatti, come la chiesa di San Michele a Roncole, su un terreno argilloso instabile e preoccupanti crepe sono apparse sui muri dell’edificio. Far fronte agli altissimi costi di gestione e manutenzione sta diventando molto difficile per la famiglia Carrara Verdi.

SALOTTI E SCUDERIE

Inoltre le infiltrazioni d’acqua rischiano di rendere inagibili alcuni tra gli spazi più suggestivi, come il salotto rosso o l’ala delle scuderie.

Dopo il maestro Muti e il ministro Franceschini, la voce di Morgan si unisce al dibattito sulla decadenza dei luoghi verdiani: «Il maestro è stato la popstar della sua epoca. Non è possibile un tale disinteresse nei suoi confronti, bisogna gridare allarme!».

È con questo intento che Morgan ha portato nella storica dimora tutta la sua istrionica energia. Indossati cravattino, redingote e tuba, l’ex giudice di “X Factor” si è tuffato nell’Ottocento. Ha passato in rassegna gli scaffali della biblioteca, si è disteso sul letto di Giuseppina Strepponi, seconda moglie del musicista, per poi cantare, su una carrozza d’epoca e accompagnandosi col suo ukulele, il “Va’ pensiero”.

LINGUA AULICA

«Quest’aria mi affascina moltissimo - ha sottolineato l’artista -, Verdi l’ha scritta in una lingua aulica per confondere i dominatori austriaci. Si parla della schiavitù dell’Italia senza citarla direttamente. In più è un coro, non una voce singola e questo ci dà un’indicazione chiara: insieme si riesce sempre a trarre forza dal dolore. Lo cantavano tutti per le strade di Milano. Al funerale di Verdi sarà spontaneamente intonato dalla folla. Insomma, trascurando questa casa ci dimentichiamo di chi ha fatto in musica l’Unità d’Italia. D’altra parte dire che Verdi sia solo il “Va’ pensiero” sarebbe riduttivo: quel pezzo è solo la punta dell’iceberg di una straordinaria produzione».

I DONI DELLO ZAR

Dagli oggetti osservati e sfiorati da Morgan riemerge una vita densa di aneddoti: la leggendaria sciarpa di seta dei ritratti, i doni dello zar per la prima russa de “La forza del destino”, le stecche nella bellissima sala del biliardo che profuma ancora di tabacco. Il padrone di casa imponeva ad ospiti e famigliari di venire a tavola sempre con abiti puliti. A mezzogiorno in punto la campana della villa suonava e, preceduti dal compositore e dalla moglie, tutti sfilavano verso la sala da pranzo. Una volta un nipote arrivò in ritardo mentre gli altri erano già alla prima portata.

Verdi, glaciale: «Che sia la prima e ultima volta. Sennò d’ora in poi mangerai con la servitù». Passeggiando nel giardino di oltre sei ettari, Morgan ha ribadito: «Verdi è un bene pubblico. Il musicista infatti, ieri come oggi, lavora sempre per tutti. Quindi l’impegno di Verdi, il suo genio, la sua visione del mondo permeano ancora queste pareti: occorre tutelarle in ogni modo. Se la villa chiude, bisogna chiedersi non cosa perde lo Stato, ma cosa perdono le persone. Non siamo in un normale museo: tutto è rimasto al 1901 e il maestro sembra appena uscito, ma in realtà lui è sempre qui. Anche chi non ama la lirica può sperimentare in questo luogo la bellezza di tornare indietro nel tempo».

ABITAZIONE E ISPIRAZIONE

Nel suo ultimo libro “Essere Morgan. La casa gialla”, l’artista ha particolarmente insistito sul legame viscerale tra abitazione ed ispirazione, rievocando in particolare la perdita della sua casa-laboratorio a Monza: «La casa, lo si può immaginare, è da sempre un luogo privilegiato per ogni musicista. Portargli via il posto di lavoro significa portargli via la sua musica».

Spostatosi a Busseto, nella suggestiva Casa Barezzi le provocazioni di Morgan hanno raggiunto l’apice: una mascherina è finita sul volto del compositore «per portarlo nell’oggi. Ho fatto come Duchamp con la Gioconda baffuta: Verdi deve avere importanza non nella Storia, ma nell’attualità», ha ribadito il cantante, suonando poi il “Va’ pensiero” e altri brani su un fortepiano nel salone che vide esibirsi Verdi a diciassette anni.

Nel libro degli ospiti a Villa Verdi la dedica inedita di Morgan copre quasi due facciate. Alcune righe riassumono il senso della sua giornata qui: «Miei cari signori e signore, non può tutto questo finire soltanto perché c’è chi non sa dare il giusto valore. Facciamolo capire con parole del cuore e invettive sonore. Viva Verdi che è adesso è nostro come mai fu».

 

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