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Amarcord

Universiadi '70, quell'oro nella pallavolo targato Parma

03 settembre 2020, 05:01

Universiadi '70, quell'oro nella pallavolo targato Parma

ANDREA PONTICELLI

Pietro De Angelis ha giocato come universale nell'A1 di volley dal '61 al '78, sempre nella massima squadra parmigiana. Poi è diventato ed è ancora oggi uno stimato avvocato.

Carlo Devoti è stato schiacciatore nella massima serie dal '68 al '76: il primo anno nella Buscaglione Roma, poi sempre a Parma tranne nel '72-'73 quando lo ha tesserato la Lubiam Bologna. Adesso è un popolare Maestro dello sport, celebre soprattutto per avere fondato la Scuola di sport Barilla.

Anche Luigi Roncoroni ha schiacciato milioni di palloni nelle metà campo avversarie sempre a Parma, dal '63 al '77. Poi con quelle mani possenti da schiacciatore ha compiuto migliaia di delicate operazioni da primario di chirurgia generale al Maggiore.

Cinquant'anni fa, il 6 settembre 1970 a Torino, furono gli unici giocatori di pallavolo parmigiani nella rosa dell'Italia campione mondiale alle Universiadi grazie al successo ottenuto in finale sul Giappone per 3-1. Era guidata dal cecoslovacco Josef Kozak e da Odone Federzoni, tecnico modenese campione d'Italia con la Virtus Bologna nel '66 e nel '67.

Ma era soprattutto una nazionale composta da giocatori poi diventati laureati a pieni voti. Da stimati professionisti hanno fatto carriera anche al di fuori dello sport, come dimostrano i traguardi raggiunti dai tre parmigiani nei rispettivi ambiti professionali.

Erano il simbolo con quella nazionale di una pallavolo ancora pionieristica: allora a Parma si giocava al Palazzo delle Mostre nel Parco Ducale, con la gente a ridosso dei giocatori.

Ma quel trionfo universitario servì per iniettare nel mondo del volley italiano i primi germogli del «Gabbiano d'argento», la nazionale allenata dal catanese Carmelo Pittera seconda ai mondiali del '78 giocati in Italia. Mentre, per inciso, la futura generazione dei fenomeni protagonista negli anni Novanta era ancora sui banchi delle elementari.

Sabato i reduci di quell'Universiade si ritroveranno a Parma e a Berceto per una giornata speciale di festeggiamenti «organizzata - fa notare Carlo Devoti - perché ricordare quel titolo mondiale universitario può essere un'utile eredità per chi giovane si affaccia alla vita e vuole percorrerla animato dalla nostra stessa passione».

Allora la pallavolo era uno sport scolastico. Ricorda ancora Devoti: «Prima di quella Universiade la nazionale aveva ottenuto come massimo risultato solamente un quattordicesimo posto, sia agli Europei sia ai Mondiali. Le squadre dell'Est Europa, soprattutto quelle russe, sembravano inaffondabili. Si piazzavano tutte ai primi otto posti dei mondiali.

Ma a Torino la pallavolo italiana divenne finalmente grande grazie alle lezioni del tecnico cecoslovacco Josef Kozak. Ricorda Devoti: «cambiò tutta la nostra impostazione di gioco. Prima giocavamo a livello di prodezze individuali: con lui diventammo un meccanismo collettivo dal perfetto sincronismo».

A Torino arrivarono così le prime vittorie. Clamorose, contro Cecoslovacchia e Russia.

Ancora Devoti sul filo di una memoria senza passi falsi. Certi trionfi non si cancellano: «battemmo anche il Canada e la Corea. Riempimmo il Palazzetto anche per la finale vinta per 3-1 contro il Giappone».

L'allora presidente federale Giancarlo Giannozzi promise un premio a vincere di 100mila lire. Fece scalpore: oggi varrebbero poco meno di mille euro. Allora erano soldi, in uno sport di puri dilettanti dove di soldi non ne circolavano affatto. Ma erano pur pochi per la prima generazione di fenomeni del volley azzurro.

 

ANDREA PONTICELLI Pietro De Angelis ha giocato come universale nell'A1 di volley dal '61 al '78, sempre nella massima squadra parmigiana. Poi è diventato ed è ancora oggi uno stimato avvocato. Carlo Devoti è stato schiacciatore nella massima serie...

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