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COVID

Aumentano i ricoveri al Barbieri: adesso sono venti

16 settembre 2020, 05:07

Aumentano i ricoveri al Barbieri: adesso sono venti

PIERLUIGI DALLAPINA

 

Si torna a morire di Covid. Il caldo non si è portato via il virus che ha trasformato in un incubo i giorni degli italiani da fine febbraio ai primi di maggio. Negli ultimi giorni nella nostra provincia i contagi sono aumentati (ieri il bollettino della Regione registrava 8 nuovi casi a Parma, e l'altro ieri 21), di pari passo anche i ricoveri. E ieri si è registrato anche un decesso, il primo dopo molte settimane: una donna di 79 anni che era ricoverata al Maggiore ed era affetta da diverse patologia gravi.

Dall’inizio dell’epidemia da Coronavirus, in tutta Emilia-Romagna sono stati registrati 33.756 casi di positività, ieri 125 in più. Sono numeri in crescita, anche se non devono far pensare ad un ritorno della pandemia ai livelli di marzo e aprile.

Gli effetti benefici della serrata totale si sono fatti sentire a inizio estate, quando i contagi sono crollati, ma non appena le persone sono tornate a muoversi sono aumentati anche i nuovi positivi al Covid, come confermano sia i bollettini regionali che l'esperienza di un medico rimasto in prima linea durante tutta l'emergenza.

VACANZE E RICOVERI

«Al padiglione Barbieri sono ora ricoverate una ventina di persone. C'è un lieve incremento rispetto all'ultimo bilancio sull'andamento dell'epidemia, ma questo incremento non desta particolare preoccupazione», puntualizza Tiziana Meschi direttore dell'unità operativa di Medicina interna e lungodegenza critica del Maggiore.

«L'aumento è concentrato nelle ultime due settimane e stiamo parlando di persone tornate dalle vacanze, rientrate dai Paesi d'origine o che hanno dovuto viaggiare per motivi di lavoro», spiega tracciando l'identikit del paziente Covid attualmente ricoverato in uno dei 57 posti letto del Barbieri.

Questo padiglione è stato una speranza per le decine di malati che lo hanno affollato durante i mesi in cui il coronavirus era più aggressivo. A fine luglio era stato dimesso l'ultimo paziente, ma 72 ore dopo il padiglione era già tornato a curare nuovi pazienti. «Il Barbieri non è chiuso, ma solo congelato», aveva infatti commentato Tiziana Meschi a fine luglio, per ricordare a tutti che la tregua sarebbe stata breve, in quanto il virus non è ancora stato sconfitto una volta per tutte.

L'IDENTIKIT DEI PAZIENTI

«I nostri pazienti ora vanno da un minimo di 44 anni ad un massimo di 91. Hanno problemi respiratori, qualcuno ha la polmonite interstiziale, qualcun altro ha la febbre, si sente debole o ha problemi gastrointestinali, ma fortunatamente tutte queste patologie non dimostrano la violenza manifestata a marzo», chiarisce subito, cercando di smorzare gli allarmismi.

«A marzo vedevamo risposte immunitarie al virus talmente cospicue che era l'organismo stesso a farne le spese, così come c'erano molti fenomeni embolici. Ora queste problematiche non vengono più riscontrate».

CURE EFFICACI

Di fronte ad una malattia che ha ancora molti punti oscuri, la medicina ha sicuramente fatto quei passi avanti che hanno permesso di curare i malati in modo più appropriato. «Le terapie sono state affinate. Ad esempio, ricorriamo al cortisone e all'eparina. In generale, abbiamo imparato a seguire ogni paziente in modo molto puntuale».

Quando il paziente arriva al Barbieri con sintomi lievi e le cure hanno subito effetto, la sua dimissione può avvenire nell'arco di due o tre giorni, anche se i casi più complessi possono aver bisogno anche di due settimane.

«Quando una persona con sintomi lievi viene dimessa, è molto importante che una volta arrivata a casa mantenga un isolamento totale», spiega il medico, per ricordare che il virus si muove sulle nostre gambe. «Se si vive insieme ad altre persone, bisogna stare nella propria stanza e avere un bagno personale».

OSPEDALE E TERRITORIO

La gestione dei malati direttamente a casa non è un semplice consiglio, ma un dovere quando si deve contenere un virus estremamente contagioso. La collaborazione fra l'ospedale e i medici di base è quindi il modo migliore per evitare di intasare il pronto soccorso, limitando al massimo la circolazione del virus.

«Il 3 aprile abbiamo iniziato l'attività delle Umm, le Unità mobili multidisciplinari che, partendo dall'ospedale, raggiungono il paziente direttamente a domicilio o, se anziano, in casa protetta. Grazie a queste unità abbiamo visitato 1.139 pazienti, di cui 918 in casa protetta. Abbiamo evitato 160 accessi al pronto soccorso, mentre abbiamo ricoverato 90 pazienti evitando di farli passare dal pronto soccorso».

Tutti si ricorderanno i giorni drammatici di marzo durante i quali a Vaio fu chiuso il pronto soccorso a causa dell'ondata di malati e dell'impossibilità di curarli tutti in sicurezza.

COVID E INFLUENZA

«L'unità mobile multidisciplinare può essere destinata ai pazienti Covid, ma anche alle altre patologie, e questo è un aspetto molto importante in vista dei prossimi mesi, quando inizierà a diffondersi l'influenza», specifica la Meschi, per poi ricordare che le Umm sono sempre attivate dal medico di base o dallo specialista che cura gli anziani delle case protette.

MAI PIÙ SOLI

«Abbiamo imparato a non abbandonare nessuno grazie ad una buona collaborazione fra gli specialisti dell'ospedale e i medici del territorio. Ai pazienti con tosse forte e difficoltà respiratorie non dovrà mai più essere consigliato di andare al pronto soccorso o di prendersi una tachipirina». La solitudine, la paura di essere lasciati soli nel momento in cui si sta più male, è una ferita dell'anima che ancora provoca dolore in molti ex malati di Covid. «Non c'è cosa peggiore che aggravare il dolore della malattia con la paura della solitudine - conclude Tiziana Meschi -. Noi vogliamo essere al fianco dei nostri pazienti». Intanto, si continua a coltivare la speranza che questo virus possa essere molto presto sconfitto dalla scienza. E dal buon senso.

 

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