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MALTRATTAMENTI

Quattro anni di violenze alla compagna fino a romperle una costola: condannato

17 settembre 2020, 05:02

Quattro anni di violenze alla compagna fino a romperle una costola: condannato

GEORGIA AZZALI

I primi sguardi quando erano poco più che ragazzini. Poi sempre insieme: a fare progetti. Un lungo cammino vissuto e bruciato in fretta per Katia (la chiameremo così), che a poco più di 30 anni ha dovuto rivederla in controluce la sua vita accanto a quell'uomo. Cresciuto insieme a lei, ma anche diventato sempre più sprezzante. Un abisso di violenza gli ultimi quattro anni: i pugni su un fianco le avevano fratturato una costola e spezzato il respiro. Fino allo scorso gennaio, quando Katia è riuscita a rivelarlo ai carabinieri il suo segreto di dolore, a raccontarle le sue giornate con la paura che ti consuma. E ieri l'uomo - 35 anni, originario di Caltanissetta - è stato condannato a 2 anni e 10 mesi per maltrattamenti e lesioni. La scelta del rito abbreviato gli ha consentito di beneficiare dello sconto di un terzo.

Poco più che un ragazzo, ancora. Come lei. Erano andati a convivere nel 2005, ma si erano messi insieme già tre anni prima. E poi erano arrivati anche i figli: tre, che tuttora sono minorenni. Ma c'era stato un tempo lungo di serenità, per Katia, fatto di sfide che prendevano corpo. Progetti per tentare di costruire un futuro con più certezze anche economiche. E allora l'idea di andarsene dalla Sicilia era sembrata anche a lei un'occasione.

A Parma erano arrivati nel dicembre del 2011: una casa in provincia, ma vicina alla città. Momenti di nostalgia per la propria terra, per parenti e amici lontani, ma anche la voglia di cogliere nuove opportunità, seppure con tutte le difficoltà di inserirsi in una realtà nuova. In famiglia, però, le tensioni venivano stemperate.

Una quotidianità semplice, eppure tranquilla. Finché qualcosa si è rotto. O forse ciò che era stato più o meno controllato per anni ha cominciato a emergere. I silenzi e i musi lunghi sono diventati scatti d'ira. Le parole si sono trasformate sempre più spesso in insulti. «Negli ultimi quattro anni è diventato geloso, poi molto aggressivo e violento», ha raccontato Katia. Per un periodo lui era finito anche in carcere, ma Katia è rimasta in quella casa. Qualche volta aveva provato ad allontanarsi, ma poi si era sempre fatta convincere a tornare. Lì dove spesso si sentiva ripetere: «Ti squarto! Ti ammazzo!».

Gli insulti. Le minacce. Ma poi erano cominciati anche gli schiaffi e i pugni. E lo scorso anno le aggressioni sono diventate sempre più frequenti: pugni in testa e, in un'occasione, anche su un braccio, tanto da provocarle una contusione alla spalla e la distorsione del rachide cervicale. Fino a quella mattina dello scorso gennaio, quando Katia si era sentita intrappolata in auto: lui alla guida che urlava "devi lavorare, stai zitta" e allo stesso tempo le sferrava un cazzotto sulla bocca. Poi, gli schiaffi e le manate sul volto. Quel volto tumefatto che il giorno dopo i carabinieri hanno visto entrare in caserma.

 

GEORGIA AZZALI I primi sguardi quando erano poco più che ragazzini. Poi sempre insieme: a fare progetti. Un lungo cammino vissuto e bruciato in fretta per Katia (la chiameremo così), che a poco più di 30 anni ha dovuto rivederla in controluce...

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