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Pronto soccorso

Il nuovo primario Marcello Zinelli: «Una sfida importante e con tanti problemi da risolvere»

18 settembre 2020, 05:02

Il nuovo primario Marcello Zinelli: «Una sfida importante e con tanti problemi da risolvere»

MARA VAROLI

 

«Il miglioramento dell'accesso ai servizi in emergenza urgenza e il funzionamento delle strutture di pronto soccorso sono responsabilità complessiva dell'intero ospedale». Cita il ministero della Salute Marcello Zinelli, che dal primo settembre scorso è il nuovo primario del Pronto soccorso e di Medicina d'urgenza del  Maggiore.

Cinquantuno anni, Zinelli dopo la maturità classica al Romagnosi, si è laureato in Medicina e chirurgia con 110 e lode all'Università di Parma. E si è specializzato sempre nella nostra città con il diploma di medicina interna indirizzo medicina d'urgenza e Anestesia e rianimazione, a pieni voti. Autore di diverse pubblicazioni scientifiche, e  relatore in numerosi convegni internazionali, in particolare sulla gestione del paziente critico e del governo dei flussi di pronto soccorso, Zinelli è stato docente nel corso di laurea in Infermieristica a  Genova, al Master di secondo livello in Clinical competence in Terapia intensiva Cardiologica dell’Università  di Firenze, oltre ad aver tenuto lezioni e docenze in master e corsi di laurea afferenti alle sue specializzazioni. E ha iniziato la sua carriera nell'azienda ospedaliera universitaria della nostra città: prima nel reparto di terapia sub-intensiva a carattere prevalentemente nefrologico e poi al Pronto soccorso e Medicina d'urgenza, in qualità di dirigente medico: dal 2007 al 2015 con l'incarico di case manager esperto. «Poi, per 5 anni sono stato direttore del pronto soccorso e di Medicina d'urgenza dell'ospedale Sant'Andrea di La Spezia - continua Zinelli -. E anche se per certi aspetti sono stati anni difficili, mi è dispiaciuto lasciare l'ospedale di Spezia, dove ho trovato un gruppo di persone invidiabili. Cinque anni fa avevo trovato una situazione complicata e ora ho lasciato un'équipe unita, preparata e umanamente impagabile: è stato un lavoro impegnativo, che ho portato a termine grazie anche agli insegnamenti dei miei maestri dell'ospedale Maggiore: Achille Guariglia e Paolo Zuccoli».

Un ritorno a Parma che è motivo di grande soddisfazione?

«Sono molto contento di questo  importante incarico nell'ospedale della mia città. Anche se non è un ritorno semplice in quanto l'ospedale è cambiato da quando l'ho lasciato: l'intera struttura ma soprattutto il pronto soccorso è rimasto  molto colpito dal grande problema Covid. Per cui sarà una sfida importante in questo  ospedale che è il più completo dell'Emilia Romagna».

Quali i problemi più evidenti?

«I processi dell'intero sistema  devono diventare più elastici e dinamici, là dove il pronto soccorso non deve essere più pensato come il biglietto da visita dell'ospedale ma rappresenta  la cartina di tornasole dell’intero sistema. Proprio come affermano il ministero della Salute e la Regione sul miglioramento dell'accessibilità in emergenza e urgenza, che è responsabilità dell'intera rete dei servizi sanitari».

Un'unità operativa con quante persone?

 «Il nostro Ps e la Medicina d'urgenza contano oltre un centinaio di infermieri  e 27 medici più il direttore, che invece dovrebbero essere 35, ma questo è un problema in tutt'Italia. La preparazione del nostro personale è di alto livello. Le questioni da affrontare e risolvere sono diverse, a cominciare dal fatto che bisogna reinventare una prospettiva diversa con tutto il personale, uscito dall'esperienza covid ferito nel fisico e nell'anima, perché messo a dura prova dopo i turni massacranti di quei mesi».

Anche perché i numeri di accessi sono alti?

«In media sono circa 87 mila accessi all'anno, anche se con il Covid sono scesi del 30%, con tutte le difficoltà di sdoppiare il pronto soccorso in una spazio "pulito" e in uno "sporco" per i casi sospetti. Devo sottolineare che in queste prime settimane mi sono accorto di un ulteriore problema: mi ha colpito una certa maleducazione da parte dell'utenza nei confronti dei nostri professionisti: un'aggressività che non ricordavo a Parma. Sembra che l'utenza confonda la vita reale con un salotto televisivo, purtroppo però anche questo è un problema nazionale non solo di Parma. E dal momento che il  personale sanitario è equiparato a un pubblico ufficiale speriamo che le leggi vengano applicate. A questo proposito, voglio ricordare che c'è un progetto importante con la Questura di Parma per garantire al massimo la sicurezza degli operatori, implementando le unità delle forze dell'ordine presenti».

Quindi, qual è il primo obiettivo?

«Ripensare il servizio di emergenza e urgenza - conclude Marcello Zinelli -, mantenendo in forma elastica i due spazi: covid (attualmente 15 sospetti al giorno) e no covid (circa 180 al giorno). All'interno dei diversi flussi si devono incanalare i pazienti su più traiettorie, cercando di soddisfare le diverse esigenze, facendo sì che tutto l'ospedale collabori alla riorganizzazione per agevolare il lavoro degli specialisti del pronto soccorso».

 

MARA VAROLI «Il miglioramento dell'accesso ai servizi in emergenza urgenza e il funzionamento delle strutture di pronto soccorso sono responsabilità complessiva dell'intero ospedale». Cita il ministero della Salute Marcello Zinelli, che dal primo...

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