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Emigranti

Da Bore all'Inghilterra, la lunga storia d'amore di Ettore e Norma

19 settembre 2020, 05:05

Da Bore all'Inghilterra, la lunga storia d'amore di Ettore e Norma

MONICA ROSSI

 

BORE Sembra uno scatto rubato sul set di un film del secolo che fu, con due giovani e decisamente fotogenici protagonisti immortalati durante un pausa tra le riprese.

E invece è «semplicemente» una foto dall’album di famiglia di un parmense emigrato in Inghilterra nel 1952 e «scivolata» nelle nostre mani grazie a Maria, la figlia della coppia ritratta: lui è Ettore Ferrari, un inossidabile valcenese che venerdì ha compiuto 90 anni e che nel 1953 ha conquistato la bella e inglesissima Norma (classe 1935) ritratta nella foto.

La loro storia? Già assurta agli onori della cronaca lo scorso 14 febbraio grazie al «Daily Mirror» per uno speciale di San Valentino, è la classica favola a lieto fine che ha saputo superare l’ostacolo delle allora spinose barriere sociali e lo scoglio dell’idioma.

«I couldn’t speak any Italian but we had the language of love», titolava infatti il quotidiano inglese, che tradotto significa «Non parlavo l’italiano ma avevamo il linguaggio dell’amore».

Partito alla volta dell’Inghilterra, e precisamente di Kettering nella contea del Northamptonshire 68 anni fa per lavorare in una fonderia di ghisa, Ettore è riuscito a strappare un appuntamento a Norma, 18enne commessa della locale catena Marks&Spencer.

«Mio papà non parlava l’inglese e mia mamma naturalmente non masticava nemmeno una parola di italiano - racconta la figlia della coppia -. Ma si sono capiti, complice il classico colpo di fulmine. Dopo due anni, nonostante ci fosse chi storcesse il naso, si sono sposati e siamo quindi nati io e mio fratello Robert. Anzi, chi criticava la loro unione pensando che una ragazza inglese non dovesse sposare un immigrato italiano, si è dovuto ricredere: a marzo infatti hanno celebrato il loro 65esimo anniversario e sono più felici che mai».

Perché vi parliamo di Ettore? Perché è un nostro affezionato lettore, cui l’età e ora anche la pandemia non permettono più di tornare in Italia, e precisamente a Bore dove per anni i Ferrari e i Bartoli (il ramo materno del nostro lettore) si sono ritrovati con figli e nipoti nella grande casa che era dei genitori.

E poi perché le storie, quelle davvero belle, meritano sempre una finestra privilegiata. Una storia che ci permette di ripescare, nei cassetti della memoria e tra le pagine ingiallite di certi album di famiglia, racconti di emigrazioni epocali.

Fratelli, sorelle e cugini, se non intere famiglie, cui le condizioni economiche dell’Appennino parmense del dopoguerra hanno proposto un bivio: restare e sbarcare a fatica il lunario o partire in cerca di una vita migliore, verso le città italiane allora più operose oppure oltreconfine, se non oltreoceano alla volta delle lontanissime Americhe.

Partenze che per i Ferrari, un universo prevalentemente al femminile (due fratelli e cinque sorelle), si è tradotto in Inghilterra e Germania, oltre che Parma.

Da dove sono tornati quasi tutti per anni per le ferie di agosto, per ritrovarsi a Bore ma anche a Bardi nell’immutata nostalgia per i luoghi natii e gli infiniti ricordi di una vita fa.

 

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