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Tragedia in cielo

Stefano «Grisu» Grisenti, addio a un pilota generoso

21 settembre 2020, 05:08

Stefano «Grisu» Grisenti, addio a un pilota generoso

CREMONA Tragedia ieri mattina nei cieli del Cremonese. Un aereo per i lanci dei paracadutisti è caduto in un campo di mais a Livrasco, frazione di Castelverde, a una decina di chilometri dalla città. E hanno perso la vita due persone: il pilota Stefano Grisenti, 54enne originario di San Secondo e residente a Fontevivo, e il paracadutista 41enne Alessandro Tovazzi, nato ad Arco (Trento) e domiciliato a Riva del Garda. In un primo momento si è temuto che il bilancio fosse ancora più pesante ma è stato accertato che gli altri paracadutisti si erano lanciati dal velivolo prima dell’incidente. Sul perché della tragedia ci sono ipotesi da verificare e sono state aperte due inchieste.

L’aereo, un Pilatus PC-6 (marche di identificazione T7-Sky) dedicato ai lanci dei paracadutisti, era decollato attorno alle 9,20 dall’Aero Club del Migliaro, a Cremona. Un luogo molto frequentato da chi si dedica al paracadutismo: ogni weekend si susseguono i voli e i lanci in zona, con appassionati in arrivo da diverse regioni. E così hanno fatto ieri otto paracadutisti che, uno dopo l’altro, hanno effettuato lanci dal velivolo pilotato dal parmense Stefano Grisenti, che proprio ieri ha compiuto 54 anni. L’ultimo a lanciarsi è stato Tovazzi. A un certo punto, attorno alle 9,45, l’aereo ha iniziato ad avvitarsi ed è caduto in picchiata, finendo in un campo di mais. E in seguito allo schianto, il Pilatus ha preso fuoco. Tutto è accaduto rapidamente, in base a quanto riferito dai testimoni.

Subito si sono mobilitati i soccorsi: a Livrasco sono giunti i carabinieri, i vigili del fuoco e il personale del 118. Quando i soccorritori sono arrivati, per Grisenti - pilota esperto con migliaia di ore di volo alle spalle - non c'era più nulla da fare. Il cadavere è stato recuperato ancora al posto di guida dell’aereo. Il corpo di Tovazzi, invece, è stato trovato a un chilometro di distanza. Le ricerche dei militari dell’Arma e degli uomini del 115 sono continuate per capire se altri fossero coinvolti. Ma alla fine è stato chiarito che gli altri 7 membri del gruppo si erano paracadutati prima che avvenisse l’incidente.

Sulla tragedia sono aperte due inchieste: una della magistratura ordinaria, coordinata dal sostituto procuratore Vitina Pinto, l’altra dell’Agenzia nazionale per la sicurezza del volo. L’Ansv ha inviato nella città lombarda un ispettore, per valutare la documentazione e le condizioni del mezzo in uso allo Sky Team Cremona, il gruppo di appassionati delle varie discipline di volo con base al Migliaro.

In base ai primi rilievi delle forze dell’ordine è emersa l’ipotesi che ad innescare la caduta dell’aereo potrebbe essere stato l’impatto tra l’ala destra del velivolo e il paracadutista, che si è lanciato con una tuta alare. Resta da capire - e potrebbe essere tutt’altro che semplice - in che modo paracadutista e aereo sarebbero venuti a contatto fra loro. In ogni caso gli inquirenti ritengono probabile che quello scontro in cielo possa essere effettivamente avvenuto. E suppongono che possa essere stato determinante.

L’ala del Pilatus T7 Sky è stata ritrovata parzialmente staccata e proprio quel danno potrebbe essere in qualche modo coinvolto nella perdita di quota del velivolo. Ma appunto restano tanti i punti da chiarire e gli approfondimenti sono tuttora in corso.

Di sicuro la perdita di quota è stata repentina, secondo quanto raccontato da un testimone, un cacciatore che si trovava con il nipote nei campi di Livrasco: «Ho sentito un rumore, ho alzato gli occhi - ha raccontato il 75enne cremonese - e ho visto l’aereo volteggiare in modo strano e poi cadere, come in picchiata». Sono stati proprio il cacciatore e il nipote a lanciare l’allarme ai soccorritori, allontanandosi dal velivolo che intanto veniva avvolto dalle fiamme.

Incredula e addolorata Vanna Bazzi, presidente dello Sky Team, che conosceva Grisenti da oltre vent'anni. «Era un grande esperto - ha spiegato - come lo era il paracadutista. Abbiamo perso due amici che volavano con noi e che con noi condividevano questa passione. È come se fossimo stati travolti da un uragano. L’aereo? Sono certa fosse in buone condizioni. Deve essere accaduto qualcosa di anomalo, qualcosa di attribuibile al destino». Incredulo anche Angelo Castagna, presidente dell’Aero Club cremonese: «Noi non possiamo far altro che garantire tutta la nostra collaborazione agli inquirenti e attendere l’esito delle indagini. Ora, però, è solo il tempo di pensare a chi questa mattina era con noi e adesso non c'è più».

In seguito alla tragedia consumatasi ieri mattina, tutte le attività dell’Aero Club sono sospese. Tra le altre iniziative in corso in questi giorni c’erano gli allenamenti, da parte di diversi gruppi, in vista dei campionati nazionali della disciplina, previsti fra un paio di settimane.

r. c.