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IL VOTO E IL COVID

Tra mascherine e gel: la paura del virus «sterilizza» il referendum

21 settembre 2020, 05:01

Tra mascherine e gel: la paura del virus «sterilizza» il referendum

PIERLUIGI DALLAPINA

 

Più che in un seggio elettorale, ieri sembrava di entrare in un reparto ospedaliero: gel per pulirsi le mani piazzati ovunque, flaconi di disinfettante per sterminare eventuali tracce di virus sulle matite usate dagli elettori, mascherina obbligatoria pena il divieto di ingresso e addetti alle pulizie impegnati a sanificare più volte nell'arco della giornata la cabina elettorale. Il voto nell'era Covid è così, un voto «sterilizzato», regolato da un rigido protocollo studiato a livello ministeriale per ridurre al minimo il rischio contagio. Anche l'apertura delle urne distribuita su due giorni - si è votato ieri dalle 7 alle 23 e si vota oggi dalle 7 alle 15 - è stata decisa per evitare gli assembramenti davanti ai seggi, dando agli elettori più tempo per votare. Negli ultimi anni invece le urne restavano aperte solo la domenica, come è accaduto alle ultime regionali.

Nonostante le mascherine, l'obbligo del distanziamento sociale, gli spray disinfettanti e i gel igienizzanti, i parmigiani sembrano essersi adattati bene al primo voto espresso nell'era Covid. La più grande preoccupazione di ci è andato a votare è stata sulla «salubrità» della matita: in tanti hanno chiesto ai presidenti di seggio se fosse stata sterilizzata dopo essere stata toccata dall'elettore precedente, ma anche in questo caso è bastato mostrare il flacone di spray disinfettante e il rotolo di carta assorbente per tranquillizzare anche i più timorosi.

IL KIT ANTI-CONTAGIO

Ognuno dei 204 seggi ha ricevuto un kit anti-contagio, in arrivo direttamente da Roma (ministero dell'Interno), contenente tutto il necessario per mettere in sicurezza scrutatori, segretari, presidenti di seggio e votanti. Ai componenti di seggio sono state distribuite oltre 18.000 mascherine, a cui vanno aggiunti i guanti, i gel igienizzanti che gli elettori avevano l'obbligo di sfregarsi sulle mani e gli spray per disinfettare le superfici e le matite. Nel kit c'erano mascherine in abbondanza: finita la distribuzione ne sono avanzate altre 10mila.

TIMORI E RINUNCE

La paura del Covid è tanta, ma diversamente da quanto accaduto in altre parti d'Italia, in città non si è verificata quella rinuncia in massa da parte di scrutatori e presidenti di seggio. Fra questi ultimi, a rinunciare all'incarico sono stati in 35, mentre gli scrutatori che hanno preferito evitare di trascorrere due giorni faccia a faccia con decine di persone sono stati una cinquantina, su un totale di 641. A proposito di timori, ieri l'affluenza è stata bassa e chissà quanti, fra i 328.805 mila votanti del Parmense (139.337 solo in città) hanno disertato le urne per paura del Covid o per semplice disinteresse verso un referendum costituzionale senza quorum che promette una sforbiciata al numero dei parlamentari: 400 deputati invece di 630 e 200 senatori invece di 315.

REGOLE RISPETTATE

«In questa sezione tutti gli elettori si sono presentati con la mascherina. Qualcuno anche con i guanti. Sono stati disciplinati. C'è chi avrebbe voluto una matita monouso per votare, ma sarebbe stato uno spreco incredibile. In questa sezione, stando al numero dei nostri iscritti, ne sarebbero servite 544», commenta Sergio Turturro, presidente di seggio alla sezione 128 (scuola Albertelli-Newton). Tra i suoi scrutatori c'è però chi fa notare una pecca. «Avrebbero potuto montare il plexiglas per separare scrutatori ed elettori», dice Irene Schianchi. Qualche stanza più avanti, alla sezione 204, c'è Salvatore Campo: «Tutti hanno rispettato il distanziamento sociale». Anche Pierluigi Magnani, presidente di seggio alla Corridoni, deve ammettere che «nessuno ha fatto polemiche sull'uso della mascherina o del gel, sinceramente mi sarei aspettato qualche protesta». Fuori dai seggi il via vai degli elettori era contenuto e composto. «Non ho avuto paura di venire a votare», assicura Marco Toma all'uscita dalla Don Milani. Forse, più del Covid, a spaventare erano le zanzare tigre che punzecchiavano chiunque.

 

PIERLUIGI DALLAPINA Più che in un seggio elettorale, ieri sembrava di entrare in un reparto ospedaliero: gel per pulirsi le mani piazzati ovunque, flaconi di disinfettante per sterminare eventuali tracce di virus sulle matite usate dagli elettori,...

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